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Shadow of the Colossus Provato: il gioco di Fumito Ueda rivive su PlayStation 4

Creato il 01 novembre 2017 da Lightman

Gameplay e Q&A in diretta da Lucca Comics!

Alla Paris Games Week abbiamo potuto provare il remake di Shadow of the Colossus, affrontando ben tre giganti: ecco le nostre impressioni

Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d'avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Shadow of the Colossus possiede un tipo di poetica che non invecchia mai: quella fatta di lunghi silenzi, di paesaggi sconfinati, di sussurri d'amore appena bisbigliati, e di una sensibilità unica, soffusa, incantevole. Il capolavoro di Fumito Ueda era e resta un'opera fuori dal tempo, che si nutre di una meraviglia capace di andar ben oltre il semplice computo poligonale: questo remake, presentato allo scorso E3 di Los Angeles, non è dunque un'operazione di restauro assolutamente necessaria, ma resta comunque un lavoro indubbiamente apprezzabile, in grado di ammodernare, dal punto di vista squisitamente tecnico, un gioco di ben dodici anni fa. Alla Paris Game Week abbiamo avuto il privilegio di poterlo toccare con mano, osservandone nel dettaglio tutti i perfezionamenti grafici, acuiti dalla bellezza del 4K e dell'HDR: osando persino ritoccare la "colossale" art design del titolo, il team Bluepoint Games ristruttura il comparto visivo come si fa con gli affreschi dei grandi artisti.

Dinanzi agli occhi, pertanto, si susseguono orizzonti lontani, dune sabbiose, lussureggianti foreste ed arcane architetture diroccate, che conservano lo stesso potere avvolgente ed ipnotico della versione originale, benché presentino comunque qualche piccola aggiunta volta a ridefinire alcune superfici, come manti erbosi e colonne portanti. Su questo fronte, l'opera di restyling è rispettosa ed ardita al contempo: anzitutto, Wonder e Mono assumono un aspetto chiaramente meno spigoloso e più definito, pur mantenendo le loro tipiche e riconoscibili fisionomie.
È stato invece Agro ad aver subito un cambiamento più marcato, non tanto nella forma, quanto nelle animazioni, adesso maggiormente fluide, eleganti e regali. Cavalcare in groppa al destriero lungo le vaste praterie desolate garantisce ancora un senso di stupore indescrivibile: cullati solo dal vento che sconquassa l'erbetta, e guidati unicamente dal riflesso della nostra spada, ci avventuriamo quindi di nuovo all'interno di un mondo pacifico e sognante, un piccolo angolo di paradiso selvaggio dove noi introdurremo calamità e morte. La build di prova ci ha permesso inoltre di affrontare tre giganti, rispettivamente il primo, il terzo ed il tredicesimo.

Muovendoci alla ricerca di Valus, il colosso con le sembianze di un Minotauro, abbiamo anche (ri)preso confidenza con i controlli, rimasti pressoché invariati in confronto all'opera di partenza: mentre il miglioramento grafico si è fatto invasivo, in sostanza, il gameplay non è mutato di una virgola. Il feeling nel controllo di Agro resta quindi ancora un po' farraginoso, così come la gestione della telecamera, che non sempre riesce a trasmetterci il giusto senso di maestosità delle creature durante i combattimenti ravvicinati. Le arrampicate di Wonder, i suoi fendenti con la sciabola e le scoccate con l'arco sono caratterizzati da un retrogusto un po' datato, che sicuramente renderà felici i più irriducibili estimatori dell'opera di Ueda. Allo stesso modo, però, i movimenti del protagonista, a differenza di quelli del cavallo, necessiterebbero di alcune rifiniture, specialmente nelle importantissime fasi di scalata, soggette a qualche compenetrazione di troppo. Ma se si escludono simili dettagli, il remake di Shadow of the Colossus dà lustro ad una ricostruzione scenica mozzafiato: le texture dell'ambiente circostante beneficiano dell'altissima risoluzione, mettendo esplicitamente in mostra le venature delle rocce e gli antichi santuari consumati dagli anni. Il tutto è reso ancora più spettacolare dall'apparizione dei colossi, stupefacenti creature che dovremo abbattere, tristemente, pur di salvare la nostra Mono. L'incontro con Valus genera il medesimo senso di scalpore, sorpresa ed emozione provato all'uscita del gioco: enorme ed incredibilmente espressivo, il primo gigante ha conosciuto un processo di "ridefinizione" al limite del maniacale.
A colpire occhi e cuore non è soltanto il suo sguardo glaciale, reso ancora più vivace dal 4K, ma anche la rinnovata fisica del pellame, simile a quella ammirata in The Last Guardian. Similmente, il duello con Gaius, il terzo colosso, riesce a riproporre un forte afflato di epicità, merito di upgrade tecnico da applausi, che nella texturizzazione delle parti del corpo, negli intarsi in pietra e nella morbidezza della pelliccia dà certamente il meglio di sé. Con il viso rincuorato da tale splendore, ci siamo involati in sella ad Agro verso Phalanx, la tredicesima creatura: mastodontica e spiazzante, la bestia volante rappresenta uno degli scontri più entusiasmanti del gioco base, e non a caso è stato scelto proprio per mostrare la piena qualità visiva di questo remake.

Meticoloso, in aggiunta, l'arricchimento concreto e tangibile nella composizione del fogliame, delle boscaglie, delle paludi e dei deserti sormontati da rovine antiche. Tutto sembra preservare la grandiosità del passato, ed invece l'appariscenza estetica è figlia di un aggiornamento tecnico totalmente moderno. Il più grande pregio di Bluepoint Games risiede nella capacità di aver donato a Shadow of the Colossus una patina "rétro" sul fronte ludico ed atmosferico, incorniciandola però con uno stile grafico interamente riscritto, che potrà essere gustato, su PS4 PRO, con due modalità: una a 1080p e 60fps, mentre l'altra in 4K e 30fps. Questo remake, in sostanza, oscilla costantemente tra vecchio e nuovo: con grandissima fedeltà per il materiale di partenza, il team rielabora il comparto tecnico e non intacca minimamente il gameplay della produzione: Shadow of the Colossus è quindi ancora un po' legnoso e lento, parto di un'idea di game design concepita nel passato, eppure ancora oggi così vibrante e stimolante.

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