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Shelob e Moby Dick: c’è qualcosa che li lega?

Da Marcofre

Shelob e Moby Dick: c’è qualcosa che li lega?

di Marco Freccero. Pubblicato il 09 dicembre 2019.

Cominciamo dall’inizio (e da dove vuoi cominciare, altrimenti?).

Shelob è uno dei personaggi che troviamo dentro “Il signore degli Anelli”, nel secondo libro intitolato “Le due torri”. Inutile specificare che il suo autore è Tolkien, ma è sempre meglio spendere due parole in più che in meno (solo in certi casi però).

Giustamente tu penserai: e che cosa diavolo c’entra un essere mostruoso con una balena bianca del romanzo di Meville?

Domanda molto sensata, direi…

Shelob

Come detto, Shelob è un mostruoso ragno che vive e si compiace del male che sparge attorno a sé.

Sauron, l’oscuro signore, sa della sua esistenza ma non fa mai nulla contro di essa, si compiace anzi di avere un alleato così utile che vive nelle grotte vicino a Mordor.

Ma leggendo questa parte del libro del tutto misteriosamente ho pensato a un altro romanzo celebre, pubblicato nell’Ottocento però, che all’uscita non riscosse alcun successo, per poi diventare un classico della letteratura.

Statunitense però.

Naturalmente dopo la morte del suo autore Hermann Melville, che per buona parte della sua vita dovette lavorare come impiegato all’agenzie delle dogane di New York (o forse dello Stato di New York? Non ricordo).

Parlo quindi del Moby Dick di Hermann Melville. Ci sono dei punti in comune tra questi due romanzi? Se sì, quali?

Secondo me sì, anche se sono storie profondamente diverse.

Shelob vive nell’oscurità della terra e vive di agguati, colpendo e divorando gli esseri che scioccamente si avventurano nelle sue grotte. Solo Gollum è riuscito a diventare il suo servitore, e infatti promette a essa cibo, nuove vittime insomma, come Frodo lo Hobbit.

È facile individuare in questa figura tutto quello che è tenebroso, cupo, inspiegabile e nascosto nel cuore del mondo, e che a volte l’uomo incontra sulla sua strada.

Sono i folli, gli avventati che entrano nel regno di Shelob; oppure i prigionieri di Sauron che egli spedisce nelle grotte di Shelob per offrirle in questa maniera un piccolo riconoscimento del suo dominio (e ucciderli con un sistema un poco differente dal solito).

O ancora gli Hobbit che non sono affatto in cerca di avventure, anzi. Essi preferirebbero restarsene tranquilli e pacifici nella Contea; ma è davvero possibile restare fuori dal mondo, quando tutto il mondo sta per precipitare nelle tenebre?

Gli Hobbit in questa parte del romanzo che si avvia alla conclusione devono passare per forza di lì, dice Gollum, per arrivare a destinazione. E la destinazione è completare la missione di Frodo: gettare l’anello nel Monte Fato.

Qui Tolkien ancora una volta ribadisce un’idea a lui cara: gli esseri più improbabili, meno attrezzati, possono caricarsi delle responsabilità più grandi. Per tentare di sopravvivere, per raggiungere lo scopo, è necessario essere forti e determinati, passare attraverso infiniti pericoli e sofferenze.

A ciascuno, anche a Sam che si riteneva solo un servitore di Frodo, sarà chiesto tutto. Non solo quello che può dare; ma anche quello che lui credeva di NON essere in grado di dare.

Il gregario può diventare l’ago della bilancia perché senza di lui la missione fallirebbe.

Moby Dick

E che cosa c’entra il Moby Dick di Melville? Si può intuire: la balena bianca, come Shelob, racchiude e personifica tutto quello che c’è di incomprensibile, cupo e folle nella vita che scorre accanto agli esseri umani. È un male di cui non si conosce l’origine, che vive acquattato e colpisce; a volte mentre solchi gli oceani, a volte perché percorri una caverna (sì, magari dovresti evitarlo. Però può anche essere interessante esplorare una buia caverna, non è vero?).

Achab, comandante del Pequod che caccia Moby Dick, crede che solo uccidendo la balena domerà la follia del mondo. Una follia che gli ha strappato una gamba, ma quello è solo un aspetto, il più evidente. Achab in quello che considera come un affronto non solo a lui, ma all’umanità intera, vuole uccidere la balena bianca per ribadire che l’essere umano è il signore del mondo e nulla gli sfugge.

Anche il caos, il disordine, il male che colpisce a caso, si deve inginocchiare di fronte all’uomo, e riconoscerlo come vero signore di tutte le cose. Solo se piegherà anche questo dettaglio informe, questa mina vagante che è l’oscurità, la follia, il male, solo a questo punto l’uomo sarà davvero tale. Finché non ci riuscirà, non sarà molto diverso da un insetto, una canna che si piega al vento.

Per Achab non può esistere che l’uomo debba riconoscere che esiste un limite chiaro e invalicabile, tracciato dal mistero del male, della follia che d’un tratto piomba sulla vita delle persone, e la devasta. Cacciando la balena bianca caccia una logica che l’essere umano non può (non deve?) accettare, né comprendere.


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