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Shutter Island (M. Scorsese, 2010)

Creato il 07 settembre 2019 da Salcapolupo @recensionihc
Shutter Island (M. Scorsese, 2010)

1954: un agente federale indaga sulla scomparsa di un assassino da un manicomio criminale. La sua ricerca lo porterà alla scoperta di un passato oscuro...

In breve. Thriller in pompa magna ben realizzato ed interpretato. Twist finale semplicemente magistrale.

Girato in quattro mesi nel 2008, è uscito due anni dopo; è indubbiamente uno dei film più noti di Scorsese, oltre ad essere l'ultimo ad essere stato girato dal regista su pellicola. Basato sul libro omonimo di Dennis Lehane (del 2003), non si basa su una storia veria (anche se tutto lo farebbe pensare), per quanto la suggestione dell'isola con il manicomio criminale sia tratta da un ricordo di Lehane: la visita ad un carcere di Boston Harbor.

La definizione ristretta di un "genere" per Shutter Island è difficoltosa: c'è il noir, c'è il thriller, ci sono in parte anche l'horror e le atmosfere claustrofobiche alla The Experiment. Fino alla fine lo spettatore è assalito dai dubbi: chi è davvero Teddy Daniels? Anche il più razionale tenderà a dargli ragione fino alla fine, sostenendo la sua credibile teoria del complotto: gli infermieri ed il personale del manicomio avrebbero favorito l'evasione di Rachel Solando, una paziente evasa in circostanze misteriose e da allora svanita nel nulla. Eppure l'isola è un ambiente ristretto, in cui è difficile muoversi e non sembra esserci modo di fuggire: come stanno davvero le cose?

Shutter Island sembra pero' fin troppo artefatto nella sua atmosfera, e le allucinazioni del protagonista fanno più volte sospettare quella che è, alla fine, l'unica verità. Probabilmente, visto oggi, è anche facile da intuire nella sua costruzione giallistica, ma questo ovviamente non cambia la sua valutazione complessiva (che rimane senza dubbio positiva). Del resto la figura di Edward oscura fino alla fine qualsiasi dubbio o domanda, tanto è compatta, coinvolgente e nitida: un poliziotto tutto d'un pezzo, in cui è scontato immedesimarsi, ma apparentemente irreprensibile e stereotipico del federale cinematografico americano - con tanto di vizio dell'alcool. Questo film è anche un raro caso in cui non solo il twist finale stravolge l'intero senso della storia, ma anche gli errori di continuità (che poi pescano dai sogni di Edward) sono voluti, funzionali e frequenti, così come prettamente legati alla spiegazione finale.

Nello scorrere di Shutter Island, del resto, si gioca spesso sul filo dell' inintellegibile, del non percepito a prima vista. Vedi ad esempio la questione degli anagrammi dei nomi (e dello stesso titolo: l'anagramma di Shutter Island potrebbe essere "verità e bugie" -"truths and lies" - così come verità-negazioni - "truths/denials"). Più in generale le apparenze non sono quello che sembrano, ed il limite tra follia e realtà è sempre sottile, sfumato, sulla falsariga di thriller ambigui come Seven o Identità. Nella narrazione sono comunque presenti riferimenti a casi storici realmente accaduti (i fatti di sangue nel campo di concentramento di Dachau nel 1945, liberato dall'esercito americano), ed il feeling generale è tanto realistico da lasciare spiazzati, alla fine della visione, e quasi malinconicamente delusi dalla stessa.

La frase più significativa del film, del resto, nella sua lucida follia ( "Cosa sarebbe peggio: vivere da mostro o morire da uomo per bene?") è legata ad un doppio significato: vivere da mostro significherebbe accettare il proprio senso di colpa, mentre morire da uomo buono comporterebbe l'asportazione di parte del cervello mediante lobotomia. Due scelte in cui non c'è scelta, il che dipana il paradosso definitivo della pellicola e ne sancisce ufficialmente la bellezza.

When a man lies he murders

some part of the world
These are the pale deaths

which men miscall their lives
All this I cannot bear to witness any longer
cannot the Kingdom of Salvation

Il dilemma del protagonista, del resto, è riassunto da questa poetica frase, che (a parte evocare il testo di To live is to die dei Metallica, non so quanto volontariamente) definisce il senso di quanto abbiamo visto: un film nel film, un roleplay ultra-realistico - e difficile da vedere con scetticismo, sia per il protagonista che per buona parte degli spettatori. A livello di spiegazione del finale, inoltre, non abbiamo risposte nette, ma il modo in cui l'uomo si consegna agli infermieri farebbe pensare che abbia scelto di farsi lobotomizzare quale unico antidoto al loop di dolore che prova.

Shutter Island è in definitiva un grande thriller, forse uno dei migliori mai girati in quegli anni - come pochi ne sono stati girati, e che vanta tantissimi, più o meno fiacchi, tentativi di imitazione.


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