E ancora una volta mi trovo a dover dire "peccato". Ultimamente mi capita spesso di trovare film che avrebbero tutte le carte in regola per esser più che buoni ma soffrono del tremendo problema della coperta corta, quello per cui spesso abbiamo una buona trama e una pessima realizzazione, una grande idea e un terribile svolgimento di essa, un ottimo comparto tecnico e terribili interpretazioni. Non si riesce mai a metter insieme tutti i pezzi, vero problema del genere. Shuttle ha il suo punto di forza nell'originalità (uno slasher on the road ambientato in una navetta dell'aereoporto) e nell'idea alla base della struttura di fondo (che scopriremo soltanto alla fine), ma pecca alla grande in tutto quello che sta in mezzo e in una scelta del cast non certo ispiratissima. Troppe volte infatti gli accadimenti ci sembrano assolutamente forzati quando non assurdi o inconcepibili (l'assassino immortale, gente che non scappa o non sa scappare con un'intera città a disposizione, sequenza inutili come quella del supermercato o del bancomat atte solo a metter carne al fuoco, elementi kitsch come le scarpette bianche). Il regista riesce a portare a casa 1 ora e 40 di film con uno script quasi da cortometraggio, il che è al contempo pregio e limite del film. Pregio perchè più di una volta lo spettatore si chiede cosa potrà succedere nella scena successiva, limite perchè le scene ripetute non mancano e la noia a volte viene fuori. Il primo colpo di scena (quello di metà film) era facilmente prevedibile, quello finale un pò meno, personalmente l'ho molto apprezzato. I dialoghi sono veramente scadenti, lo scavo psicologico è intrapreso cul cucchiaino, la recitazione e il doppiaggio italiano sotto la sufficienza. Però, ripeto, l'architettura esterna, le travi portanti dello script non erano niente male e a fine visione si può provar soddisfazione ed esser pienamente convinti di non aver visto la solita cavolata o quantomeno, anche a voler esser cattivi, una cavolata servita però in un modo diverso dal solito.
E ancora una volta mi trovo a dover dire "peccato". Ultimamente mi capita spesso di trovare film che avrebbero tutte le carte in regola per esser più che buoni ma soffrono del tremendo problema della coperta corta, quello per cui spesso abbiamo una buona trama e una pessima realizzazione, una grande idea e un terribile svolgimento di essa, un ottimo comparto tecnico e terribili interpretazioni. Non si riesce mai a metter insieme tutti i pezzi, vero problema del genere. Shuttle ha il suo punto di forza nell'originalità (uno slasher on the road ambientato in una navetta dell'aereoporto) e nell'idea alla base della struttura di fondo (che scopriremo soltanto alla fine), ma pecca alla grande in tutto quello che sta in mezzo e in una scelta del cast non certo ispiratissima. Troppe volte infatti gli accadimenti ci sembrano assolutamente forzati quando non assurdi o inconcepibili (l'assassino immortale, gente che non scappa o non sa scappare con un'intera città a disposizione, sequenza inutili come quella del supermercato o del bancomat atte solo a metter carne al fuoco, elementi kitsch come le scarpette bianche). Il regista riesce a portare a casa 1 ora e 40 di film con uno script quasi da cortometraggio, il che è al contempo pregio e limite del film. Pregio perchè più di una volta lo spettatore si chiede cosa potrà succedere nella scena successiva, limite perchè le scene ripetute non mancano e la noia a volte viene fuori. Il primo colpo di scena (quello di metà film) era facilmente prevedibile, quello finale un pò meno, personalmente l'ho molto apprezzato. I dialoghi sono veramente scadenti, lo scavo psicologico è intrapreso cul cucchiaino, la recitazione e il doppiaggio italiano sotto la sufficienza. Però, ripeto, l'architettura esterna, le travi portanti dello script non erano niente male e a fine visione si può provar soddisfazione ed esser pienamente convinti di non aver visto la solita cavolata o quantomeno, anche a voler esser cattivi, una cavolata servita però in un modo diverso dal solito.
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