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Si celebra la 101a Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato

Da Agueci

«Chiesa senza frontiere, madre di tutti»

Com’è usuale ormai da oltre cento anni, la terza Domenica di gennaio la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con un’attenzione particolare. Quest’anno c’invita a riflettere su «Chiesa senza frontiere, madre di tutti». «La Chiesa – come ha scritto Papa Francesco - allarga le sue braccia per accogliere tutti i popoli, senza distinzioni e senza confini e per annunciare a tutti che “Dio è amore”». Essa mette in atto la stessa maternità universale che fece sì che nel giorno di Pentecoste l’annuncio dello Spirito arrivasse a ognuno, senza distinzione di lingua e di etnia. Oggi, più che in altri tempi, alla globalizzazione dei popoli deve corrispondere una globalizzazione che abbracci tutti gli uomini della terra in un afflato universale, smussando tutto ciò che impedisce il dialogo, l’accoglienza, la cooperazione.

Lo impone il massiccio movimento dei popoli sulla terra. In Italia nel 2014 sono approdate circa 160 mila migranti. Nella sola Sicilia sono avvenuti circa 80 sbarchi e la provincia di Trapani ha accolto 2500 persone circa (tra adulti e minori) in 32 strutture di emergenza. Un altro dato ci deve fare riflettere: nel 2013,94.126 italianihanno fatto le valigie per trasferirsi all’estero, conun incremento del 20,7% rispetto al 2012. Le migrazioni interpellano, quindi, tutti.

Ogni territorio è chiamato a fare la sua parte. «La nostra Chiesa – scrive il vescovo Fragnelli in un messaggio inviato alla diocesi – è interpellata in tutte le sue componenti a vivere questa maternità verso il mondo dei migranti anche nel nostro territorio: ci sono già tanti singoli o associazioni e comunità che, o per spirito di carità cristiana o per scelta professionale, s’impegnano in questo campo. Non lasciamoli soli! Ricordiamoci che la maternità della chiesa verso i migranti non esime nessuno di noi – preti, laici, diaconi o religiosi. – Piccoli gesti che sono alla portata di tutti possono diventare il nuovo lessico di una pedagogia dell’incontro e dell’accoglienza che riguarda tutti». Anche se sul territorio - come ha scritto il vescovo – c’è una certa cultura della solidarietà, da far dire allo stesso prefetto Leopoldo Falco che «ha vinto la gente perché la tolleranza è piena», ci si può lasciare prendere in quest’azione da soli interessi economici, tanto deprecabili, o da fattori emotivi, come è avvenuto in questo periodo, ma dobbiamo saper governare gli uni e gli altri, con uno spirito di profonda umanità, memori che l’emigrazione è un fatto strutturale a ogni popolo che abbia abitato la terra. «La paura – continua ancora il presule, rivolgendosi ai cristiani – non prenda il sopravvento nel cuore dei cristiani. Il coraggio della fede, della speranza e della carità permette ancora oggi, nonostante le nostre debolezze, di ridurre le distanze che tentiamo di mantenere per “separarci” da drammi umani».

L’invito inderogabile è allora “lavorare assieme”: accogliere le sfide che provengono dalle innumerevoli risorse di cui sono portatori i migranti e mettere a disposizioni le nostre, poiché «nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare». In tutto questo mai perdere la fiducia e la speranza, anzi bisogna avere la certezza di raggiungere la fase ottimale che è della condivisione.

SALVATORE AGUECI


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