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Si costituisce la rete dei genitori degli Hikikomori

Creato il 29 maggio 2018 da Pedagogika2

Non ci sono dati certi della diffusione del fenomeno dei ragazzi Hikikomori in Italia, ma si suppone che siano circa 100 mila, tra i 13 e i 20 anni. Con un picco intorno ai 15 e 17. Più maschi che femmine, ma il problema è che il fenomeno continua ad aumentare, diffondendosi rapidamente in tutta Europa.
Come è noto gli Hikikomori (dalla parola giapponese che vuol dire letteralmente ‘stare in disparte’) sono ragazzi che un certo punto decidono di chiudere con il mondo esterno e di rinchiudersi dentro le loro camerette, di vivere lì la loro vita senza più andare a scuola, vedere gli amici, fare sport, senza uscire, mantenendo un contatto con il mondo solo attraverso la rete.
In Italia tuttavia esiste da qualche tempo una rete di genitori che si aiutano a vicenda, con consigli, racconto di esperienze, che cercano di farsi forza gli uni con gli altri.
L’Associazione “Hikikomori Italia Genitori”, è nata nel giugno 2017, come estensione del gruppo Facebook, con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni per ottenere maggiori diritti e servizi, a cominciare dalla scuola che ha un ruolo fondamentale.
Il malessere si manifesta spesso nel passaggio dalle medie alle superiori. E’ il momento in cui ancora professori e compagni possono avere una funzione preziosa, in accordo e collaborazione con la famiglia, che altrimenti si sente persa, abbandonata, incapace di affrontare il dolore, la situazione che mina nel profondo la vita famigliare, la vergogna per un malessere di cui ci si sente responsabili.
Quasi sempre il ritiro si abbina a un uso quasi ossessivo della rete, che diventa l’unico luogo per loro frequentabile. Si rifugiano lì, in un mondo virtuale, senza rischi. E’ una risorsa il web, senza dubbio, perché evita l’isolamento assoluto, ma è anche un rifugio in un mondo irreale che li intrappola.
La sfida è riportarli fuori pian piano, alle relazioni umane, studiando percorsi protetti che vedano la collaborazione delle strutture sanitarie, degli istituti scolastici e delle famiglie.


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