Siena, il Campo, il Pallium

Creato il 16 agosto 2013 da Athenae Noctua @AthenaeNoctua
Ogni anno la giornata del 16 agosto vede la disputa di una delle due gare note come Palio di Siena, un evento che raggiunge quest'anno il 386° e 387° appuntamento. Il tradizionale torneo, infatti, si disputa nella stagione estiva in due giornate, il 2 luglio e il 16 agosto, in onore, rispettivamente, della Madonna di Provenzano e dell'Assunta.

La corsa a cavallo era un intrattenimento caro già ai Greci, che competevano in gare sui carri (protagonisti delle pericolosissime corse erano gli aurighi) e ai Romani, i quali costruirono addirittura delle apposite strutture per accogliere questo tipo di competizioni: i circhi, così chiamati perché si correva circolarmente attorno alla spina centrale.
A Siena si ritrova, dunque, la continuazione di un uso antico, che, nel Medioevo era diventato un simbolo della cavalleria e dei suoi valori e che, nel particolarissimo contesto dell'Italia centro-settentrionale, costituiva una importante manifestazione dell'identità comunale.
Le origini del Palio[1] risalgono all'età d'oro della Repubblica senese, fra la seconda metà del Duecento e il secolo successivo. Allora la gara aveva per protagonisti i soli cavalli, che correvano da una porta cittadina all'antica cattedrale alla lunga, attraversando la città. Il premio della contrada vincitrice era un pallium, ossia un drappo di lana lavorata che veniva posto nella chiesa del rione fino al torneo successivo.

Nel Seicento si stabilì che il palio si svolgesse alla tonda, nello spazio chiuso di Piazza del Campo e, nel 1656, l'evento assunse la forma attuale, con dedica alla Madonna. In quell'anno, secondo la tradizione, un soldato spagnolo ubriaco entrò nella chiesa della Madonna di Provenzano, facendo fuoco contro la statua della vergine, ma restando ucciso nell'esplosione dell'arma. Il miracoloso salvataggio dell'immagine sacra e la punizione esemplare dell'uomo sacrilego sono all'origine del palio della Madonna di Provenzano che si disputa il 2 luglio di ogni anno, mentre la corsa del 16 agosto si svolge in onore dell'Assunta, celebrata il giorno precedente[2].
Negli anni seguenti si definirono la procedura di selezione dei cavalli, che avviene a tutt'oggi alla tratta, cioè attraverso un'associazione casuale fra cavallo e fantino, la regola della cavalcata alla bisdossa (senza sella) e l'attribuzione della vittoria non al fantino ma al cavallo, dovuta forse alle numerose contestazioni fra i concorrenti. L'attuale regolamentazione risale al 1774.

Le competizioni e le ostilità fra le contrade, tuttavia, non cessarono, se è vero che ancora all'inizio dell'Ottocento vennero varate nuove norme per impedire le risse fra i fantini. Alla corsa dei cavalli, infatti, si legano fin dall'antichità specifici valori identitari: l'importanza delle dediche ai nobili vincitori apposte sulle statue votive e in testa a molte poesie greche d'età arcaica per commemorare le imprese sportive dei committenti dimostrano l'importanza di legare un trionfo di questo genere ad un'immagine pubblica; non a caso i personaggi menzionati erano spesso Greci di area coloniale, che, competendo in continente, lasciavano una traccia della loro presenza e del loro valore ai 'connazionali' più lontani. A Roma e a Costantinopoli esistevano delle squadre identificate dai colori (i verdi, i rossi, i blu e i bianchi), che rappresentavano interessi politico-economici differenti, e l'esito della gara poteva far scoppiare violente sommosse, tanto che, nel gennaio del 532, il pubblico dell'ippodromo della capitale orientale diede vita ad una rivolta contro Giustiniano (la cosiddetta Nika, dal grido con cui si incitavano i fantini) che distrusse edifici importantissimi della città.

Nonostante la scomparsa di episodi tanto violenti e il ridimensionamento della portata politica del torneo, lo spirito identitario esiste ancora, e l'appartenenza a una contrada è un valore che si acquisisce per ius solii o ius sanguinis, secondo un meccanismo fortemente corporativo, e tutti noi vediamo, anche solo seguendolo in tv, quanto entusiasmo il Palio generi ancora nelle tifoserie di questo o quel fantino.
A Siena, in una delle piazze più celebri del nostro Paese, si rinnova ogni anno un rito antico, ricco di storia, di valori e di forti emozioni.
«Il Palio è la visione di un poema ariostesco fatto realtà! Oh, Marchesa, pare di svegliarsi da un sogno e di aver vissuto un giorno in un'altra era!»[3]
C.M.
NOTE:
[1] Informazioni paticolareggiate sulla storia e il regolamento del Palio sono disponibili sul sito del Comune di Siena.
[2] Il Palio dell'Assunta si svolgeva inizialmente il 15 agosto, ed era una corsa alla lunga.
[3] Margherita di Savoia alla sua dama d'onore (1887).

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