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Siete autori estroversi o introversi?

Da Anima Di Carta


La settimana scorsa ho letto una riflessione sul blog di Daniele Imperi,Scrittori o markettari?, che evidenzia quanto per essere scrittori oggi sia necessario andare ben oltre la scrittura, in poche parole come sia obbligatorio ormai diventare oltre che autori anche abili venditori di se stessi e dei propri libri. Per quanto questo possa dare fastidio o lo si possa trovare ingiusto, è una verità con cui bisogna fare i conti. E poca differenza fa se siamo autori supportati da un editore, perché la realtà è che oggigiorno tutte le case editrici richiedono il supporto promozionale dell'autore, anzi lo danno così tanto per scontato che spesso i libri da pubblicare vengono scelti sulla base della capacità di auto promuoversi o del bacino potenziale di lettori che lo scrittore è in grado di procurarsi.

Come sottolineava il post di Daniele, la promozione parte già da quando si contatta l'editore: tutto comincia dalla lettera di presentazione e dalla sinossi, che sono il biglietto da visita dell'autore stesso.
Confesso che tutto questo mi deprime parecchio, soprattutto quando do uno sguardo alle classifiche di Amazon e salta subito all'occhio che, escludendo gli autori famosi e gli editori di prestigio, gli autori best seller solo quelli che sanno come muoversi nella pubblicità. Proprio qualche settimana fa mi soffermavo nella mia sezione (thriller e gialli) e notavo alcuni libri di qualità davvero scarsa in vetta. Come mai? Fanno pubblicità a pagamento? Si sono affidati a qualche sito di marketing? Macché. Semplicemente starnazzano a destra e a manca sui social, parola di chi se li ritrova tutti i santi giorni sulla bacheca di Facebook.

Al di là di queste personali deprimenti constatazioni, però, la realtà oggettiva è che non siamo tutti uguali. E ciò nulla ha a che fare con l'apprendimento delle tecniche di marketing o con la qualità del libro. La verità è che gli scrittori sono per natura più o meno portati per vendersi e vendere, ovvero tutto dipende dall'approccio che si ha con il prossimo, in sostanza si può parlare di estroversione o introversione.

Il tratto di introversione-estroversione è una dimensione centrale della personalità umana. Gli estroversi tendono ad essere socievoli e assertivi mentre gli introversi tendono ad essere più riservati, riflessivi e meno socievoli. Questi ultimi non sono necessariamente solitari, ma tendono comunque ad avere circoli di amici di dimensioni piuttosto ristrette e hanno meno probabilità di riuscire ad avere relazioni sociali con nuove persone. Essi in genere non hanno bisogno di cercare negli altri l'emozione perché di per sé sono propensi a fantasticare e riflettere.
I termini introversione ed estroversione furono diffusi per la prima volta daCarl Gustav Jung. Praticamente tutti i tipi di personalità comprendono questi due concetti.

L'autore estroverso

Lo scrittore estroverso si muove a proprio agio nella promozione, ha facilità nella comunicazione, riesce a scatenare simpatia nelle persone e risulta tanto convincente e ammaliante che non si può fare a meno di acquistare i suoi libri. Per lui la scrittura è soprattutto comunicazione, a prescindere da quello che scrive. Ama i social, cura pagine molto popolari e di solito ha così tanti contatti che quando pubblica un libro, ha già un pubblico pronto a fidarsi, al punto da acquistare a scatola chiusa la sua opera.

Con gli editori risulta subito interessante, anzi è il classico tipo che prende iniziative audaci, come per esempio intercettare gli addetti ai lavori durante le fiere. Spesso se ne va in giro con una copia del libro in tasca e ne parla a chiunque incontra. Non ha difficoltà a organizzare e fare presentazioni dei suoi libri e magari riesce anche ad accaparrarsi qualche altro autore più famoso per fargli da supporto.

Se oltre che autore è anche un blogger, ha di certo un blog molto frequentato e commentato, dove espande il suo fascino qualsiasi cosa scriva, fosse pure sui suoi problemi con la caldaia rotta.
Nei rapporti sociali ci sa decisamente fare, ama commentare, esprimere la sua opinione.

Non potrebbe mai concepire di scrivere senza pubblicare e spesso è molto ambizioso, ovvero punta a diventare molto famoso.

Nel peggiore del casi, è l'autore che che scrive roba modaiola, molto commerciale o che spamma dappertutto; nel migliore è l'autore simpaticone che tutti conoscono e ambiscono a leggere.

L'autore introverso

Riservato, timido e schivo per natura, non ama mettersi in mostra, quasi si vergogna quando si tratta di pubblicizzare i suoi libri, temendo sempre di essere un importuno, un seccatore. Prova una certa allergia per il marketing, che per quanti sforzi possa fare proprio non capisce.

Se fosse per lui scriverebbe e basta, magari nella classica soffitta, solo e isolato. E infatti aspira a trovare un editore che faccia tutto al posto suo, che lo porti in cima alle classifiche senza che lui debba neppure farsi vedere a un firma-copie. Sono i tipici orsi o lupi solitari, che possono anche avere il loro fascino misterioso, ma che in ambito libri non hanno esattamente l'approccio vincente.

Lo scrittore introverso si ripete spesso che è il libro che dovrebbe parlare per lui e trova assurdo il concetto di essere lui stesso un brand da far emergere.

Non solo non ci sa fare quando si tratta di promuovere se stesso o convincere ad acquistare la sua opera, ma prova difficoltà persino a parlarne. L'idea di esporre a un pubblico ciò che ha creato lo terrorizza. A volte si sente un pesce fuor d'acqua sui social e deve fare sforzi titanici per adeguarsi alle esigenze dei tempi di Internet.

Purtroppo io rientro in questa triste categoria. Basti pensare che questo blog è nato in modalità anonima, all'inizio ero semplicemente animadicarta, poi pian piano mi sono aperta un pochino, e quando mi hanno suggerito di mettere dei dati personali e una foto mi sono dovuta forzare a farlo, riconoscendo che aveva un suo perché.

La gente non ama gli introversi, li considera pure un po' antipatici, perché appaiono scostanti, poco inclini alle confidenze e a volte sembrano porsi su un piedistallo, pure se non è cosa intenzionale, anzi sono quasi sempre molto insicuri.

Nel peggiore dei casi scrivono roba impegnata, un po' cervellotica e vengono presi per boriosi e superbi, nel migliore appaiono come degli amabili imbranati.


Molto ci sarebbe da dire anche dal punto di vista della scrittura, degli argomenti preferiti o dello stile, ma qui mi sono focalizzata solo sulla questione promozione. Tutto questo è infatti visibile anche in altri ambiti, così che l'attività della promozione è solo lo specchio di come ci rapportiamo normalmente con il prossimo.

Naturalmente molti scrittori si collocano a metà strada, con tendenze da una parte o dall'altra.
Di certo potrei fare persino dei nomi tra gli autori che conosco, ma penso che ognuno di noi sappia dentro di sé a quale categoria appartiene. Questa consapevolezza purtroppo però non basta a risolvere il problema che si pone agli scrittori introversi, ovvero la sostanziale incapacità a promuovere. Forse l'unica soluzione sarebbe scrivere libri a quattro mani, accoppiando le due categorie... O trovare qualcuno che faccia tutto per noi, che si tratti di un valido editore o di un esperto di marketing (estroverso, ovviamente).

Non posso fare a meno di aggiungere che forse in un mondo giusto (e ideale), il successo di un libro non dipenderebbe dalla capacità o meno di interagire con i possibili lettori, ma dal valore intrinseco del libro stesso. Così che autore e opera sarebbero totalmente scissi. Ma purtroppo (o per fortuna) il mondo in cui viviamo funziona così.

E voi che tipi siete? E come vivete questa condizione?


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