Single per scelta e terrori notturni.

Da Dottmurray
Qualche sera fa chiudevo le ferie estive con una cena tra amici.
Ecco, che non sorga nella testa dei lettori che e proprio vero che noi psicologi, "analizziamo le persone".
In realtà io mi limitavo a prendere un po' di fresco e mangiare serenamente, quando uno dei commensali inizia a lanciarsi frecciatine con la fidanzata sul tema del matrimonio come "tomba dell'amore" , minaccia del mondo maschile e di coloro che ritengono di voler essere liberi e che un legame con il "contratto" e solo un limite alla propria serenità, eccetera, eccetera.
Ma arginati questi luoghi comuni e forse un po' privi di senso ( in un mondo dove il concetto di legame e sempre piú mero sogno cinematografico, almeno a quanto dicono i dati ISTAT sui divorzi in Italia ) il fidanzato esordisce con un racconto sul sogno fatto la
notte scorsa:" ho sognato che lei mi voleva sposare ma siccome io non volevo, ci lasciavamo. Che angoscia ho provato, mamma mia!!"
I commensali ridevano, commentando che, certo, proprio non c'è bisogno di tante interpretazioni!
Ma sì, si capisce che proprio sei spaventato all'idea del matrimonio!
E tutti ad affrettarsi a dare conferme al fidanzato su come le sue paure siano così coerenti, da riproporsi anche in sogno, mentre io rimuginavo tra me e me.
In realtà lui aveva raccontato due cose: che la fidanzata si voleva sposare e che si lasciavano.
Ma l'angoscia finale per cosa nasceva?
Ecco, questo è uno spunto.
Non so bene se il fidanzato in questione temesse davvero di essere lasciato.
In un mondo dove tutti ci si affretta ad affermare indipendenza, autonomia e bastare a se stessi, c'è il rischio di dare un valore assoluto a certi atteggiamenti alla vita, perdendo di fatto il senso di noi e delle nostre emozioni e delle nostre reali paure più profonde.
Capita spesso che molti/e single affermino con orgoglio di non aver "bisogno" di nessuno.
Beh, lo spero bene! I bisogni li lasciamo ai bambini, gli adulti semmai dovrebbero avere dei desideri.
Magari di starsene per i fatti propri oppure, al contrario, di condivisione.
C'è insomma un certo travisamento tra lo stare bene con se stessi (da soli o in compagnia) e la paura di sentirsi imbrigliato nella relazione con un'altra persona.
Le paure di solito non rendono liberi di scegliere, ma segnano solo percorsi obbligati, da cui non si può uscire per sperimentare altro.
La situazione che più frequentemente giovani, o meno giovani, single mi riportano hanno proprio a che fare con questo conflitto interno, singolare dubbio amletico.
"Vorrei tanto una relazione , ma che paura che ho di una relazione!!"
E poi ad uno sguardo più attento emergono desideri violenti di intimità affettiva e vicinanza emotiva con l'altro ed il terrore di non sapere gestire questo fiume in piena di sentimenti.
Come se si nuotasse in un mare tempestoso e si fosse incapaci di stare a galla.
Certo che, vista così, la situazione può condurre solo alla fuga, all'allontanamento.
Ma spesso, il terrore più profondo, più antico, perchè legato a primissime esperienze, è un altro: "ma sarò capace di farmi amare e di essere amabile o quando l'altro lo farò entrare nel mio spazio più intimo si accorgerà dei miei limiti e mi abbandonerà?".
E certo che, se il fidanzato in questione, dà al matrimonio un senso di maggiore unione e condivisione, il rischio è che la fidanzata, visti gli ipotetici limiti che lui crede di avere, una volta che si avvicina potrebbe restare delusa e lasciarlo.
Ma anche no.
Chi non risica.....

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