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Sintonia Distorta-“A piedi nudi sull'Arcobaleno”

Creato il 02 aprile 2020 da Athos Enrile @AthosEnrile1

Sintonia Distorta-“A piedi nudi sull'Arcobaleno”

I Sintonia Distorta ritornano all'impegno discografico dopo un lungo periodo di elaborazione di idee musicali e, a quattro anni da " Frammenti d'Incanto", propongono il nuovissimo "A piedi nudi sull'Arcobaleno ".

Nel mio metodo standard esiste, quando possibile, l'intervento diretto di chi crea, e anche in questo caso l'intervista a seguire risulterà utile alla comprensione che passa, anche, dalla conoscenza dei dettagli.

Parto dall'oggettività, evidenziando che il nuovo lavoro consta di sei brani che si dipanano su quaranticinque minuti di musica, con l'ultima traccia - " Madre Luna" - che è una rivisitazione di " Mother Moon", scritta da Paolo Viani dei Black Jester per l'album " Diary of a Blind Angel" - testo di Loris Furlan -, rilasciato nel 1993. Viani è presente come guest ma, come vedremo, in altro brano.

Dal punto di vista "gestionale", accanto ai punti fermi - la Lizard e il suo patron Loris Furlan - troviamo una novità importante, quella che vede Fabio Zuffanti in qualità di produttore artistico, e la sua mano/esperienza appaiono fondamentali nella realizzazione di questo contenitore di qualità assoluta.

E poi qualche ospite di alto lignaggio che si aggiunge al già citato Viani e che evidenzierò a mano a mano che il commento scorre.

Devo dire che " A piedi nudi sull'Arcobaleno", rilasciato in piena crisi legata al corona virus, mi appare come un perfetto aiuto e stimolo alla riflessione, tra fatti concreti e metafore, una sorta di disco predestinato che riesce, in questo momento particolare, a fotografare esigenze primarie mortificate dalla routine e dalla cronica incapacità umana di afferrare i veri valori della vita. E se liriche importanti vengono inserite in "ambientazione prog", beh, godiamoci il risultato!

Si parte con "Solo un sogno (... dimmi che ti basta)": la continua ricerca dell'effimero, di ciò che apparentemente colma i vuoti, un materialismo che supera ciò di cui si ha realmente necessità, suggerisce relazioni corrette e bisogno di circondarsi di positività, rincorrendo i sogni e i progetti che non sono caratteristici di una sola età e, se coltivati, sapranno indicarci la via maestra.

È questo il contenuto della prima traccia, quella che vede il primo ospite, Roberto Tiranti, che duetta alla voce con Simone Pesatori.

Dieci minuti molto tirati, con un crescendo che culmina in sonorità che riportano al seventies più marcato (la new entry Marco Miceli, fiatista, fa sentire da subito il suo peso), con riferimenti musicali ai "padri" del prog e l'utilizzo dell'elemento melodico, e quando l'importanza del messaggio incrocia una certa durezza sonora, il risultato può essere sorprendente. Di tutto ciò Tiranti è vero maestro.

A seguire la title track, "A piedi nudi sull'Arcobaleno" che, come ci viene raccontato, assume doppio significato se si far riferimento al brano o al disco in toto.

Quasi otto minuti per raccontare un dramma infinito, quello della violenza sulle donne: atteggiamenti che nascondono chissà quale dramma e chissà quale sofferenza, il tutto contenuto e soffocato, sino all'esplosione che reca in sé il tragico epilogo.

E mentre i giudizi di chi tutto sa inondano il momento doloroso, emerge l'immagine di un uomo ed una donna, a piedi nudi su un tappeto pieno di colori, mano nella mano, carichi di amore vero.

Secondo ospite, il chitarrista Luca Colombo, che realizza passaggi strazianti che procurano "ferite" figurate che sottolineano la gravità del tema affrontato.

Grande lavoro tastieristico di Gianpiero Manenti che produce un importante tappeto sonoro su cui si svolge la trama del racconto musicale.

Il terzo episodio è "Alibi": l'alibi è una delle armi che l'uomo utilizza più frequentemente per trovare giustificazioni alle proprie mancanze, e attraverso i pretesti più o meno forzati diventa facile mezzo per riportare tutto sulla via dell'ortodossia, mostrando a seconda della necessità uno dei volti possibili, quelli che abbiamo imparato a modulare, o che emergono in modo istintivo/inconscio all'occorrenza.

Sette minuti di suoni in alternanza, tra pacatezza e rock duro, con la sezione ritmica ( Fabio Tavazzi al basso e Giovanni Zeffiro alla batteria) sugli scudi, quasi a dettare le variazioni di personalità di cui si tratta nel brano.

Segue "Sabri", il pezzo più corto dell'album, il più vicino alla forma canzone, una ballad toccante: "lei" è strappata troppo presto alla sua vita, un tempo però sufficiente a lasciare una forte immagine di positività, di "pulizia" estetica e interiore, un esempio per sempre, e la sua mancanza fisica viene colmata dal ricordo, che non è solo memoria, ma regala la possibilità di essere guida per il futuro... il suo sorriso è ancora presente e lo sarà per sempre.

La voce di Simone Pesatori appare estremamente incisiva, mentre Claudio Marchiori, con il suo arpeggio, apre la strada al "suo" vocalist.

"La rivincita di Orfeo" vede alla chitarra un altro guest, il già citato Paolo Viani, e nell'arco di quasi dieci minuti va in scena il mito di Orfeo e Euridice: l'amore inossidabile, l'inganno, la morte, la caduta verso il punto più basso... ma capita che chi tira le fila delle esistenze conceda una seconda possibilità, e se si ha memoria degli errori commessi, sarà facile modificare i comportamenti, e l'amore, quello vero, riuscirà a diventare la fermatura del cerchio.

Pezzo tosto, dove la contrapposizione dell'elemento chitarristico al flauto molto "tullico" di Miceli, diventa tratto godibile e caratteristico.

La chiusura è affidata "Madre Luna" a cui ho già accennato: una assenza inaspettata, un affetto che viene a mancare in modo prematuro e che non sarà mai più presente fisicamente, ma chi ha lasciato traccia nei cuori resta tra noi e spesso diventa linea guida del nostro percorso, in attesa di un probabile ricongiungimento.

Brano da brividi, con una parte centrale in cui il sax di Miceli pennella note laceranti e un intervento corale de I Musici Cantori di Milano - diretti da Mauro Penacca - che produce pelle d'oca a iosa.

Un album davvero centrato, che musicalmente propone qualcosa che non andrebbe etichettato, in bilico tra generi differenti, con il tocco tipico di chi sa gestire l'elemento melodico inserendolo in contesti rockeggianti.

Gli argomenti sono davvero tosti, e i Sintonia Distorta diventano menestrelli, cantori, portatori di messaggi, raccontando storie che, prese ad una ad una, presentano una drammaticità spinta, ma i S.D. riescono disegnare un messaggio di ottimismo, senza il quale sarebbe difficile portare avanti un percorso con un minimo di obiettivo.

All'interno del bellissimo booklet sono presenti immagini incredibili, ne scelgo due che unisco, e che ci raccontano, in un caso, di un viaggio fatto di speranze e certezze verso la purezza che risiede nelle cose semplici; nell'altro caso un bimbo guarda negli occhi Madre Luna, uno sguardo che garantisce vicinanza continua e prolungamento degli affetti.

Sintonia Distorta-“A piedi nudi sull'Arcobaleno”

Fabio Zuffanti ci ha visto bene... molto bene!

Sintonia Distorta-“A piedi nudi sull'Arcobaleno”

Proponete ora il nuovo "A piedi nudi sull'Arcobaleno": di cosa si tratta e cosa si nasconde dietro al titolo, abbastanza criptico?

L'album prende il nome da un brano in esso contenuto anche se assume, nei due casi, un differente significato. Il brano tratta, purtroppo, di un evento tragico, oltre che di una tematica, ahinoi, sempre molto attuale, come quella inerente alla violenza sulle donne.

Di cosa si tratta? Di un altro piccolo-grande "contenitore", in cui confluiscono storie e riflessionipersonali, un po' come è nel nostro stile... dalla denuncia agli attuali, effimeri, ideali all'invito a cercare di affrontare sempre, guardandoli dritti negli occhi, i propri fantasmi, passando per le considerazioni sul proprio modo di essere e di comportarsi, che molto spesso è, inconsciamente, una reazione alla maniera con cui il prossimo si approccia a noi stessi, e per arrivare al tributo verso persone care che ci hanno purtroppo lasciato...

Nasce in maniera molto semplice e naturale, direi. A Fabio, che conoscevamo e apprezzavamo da un punto di vista artistico ma non personalmente, mandai nel 2015 una copia di "Frammenti d'Incanto". Lo feci più che altro perché curioso di un suo parere e per potergli eventualmente "rubare" qualche consiglio o suggerimento. L'LP gli piacque molto e ne fummo contenti! Immaginavo però che i contatti si limitassero a quello scambio. Quando ci mettemmo all'opera per la preparazione dei brani da inserire in "Arcobaleno" Loris mi disse: "Beh, visto che gli siete piaciuti, perché non contatti Zuffanti e gli proponi un suo coinvolgimento nella produzione del nuovo disco?" Lo feci (in realtà senza aspettarmi granché) e la risposta fu: "Ne sarei felice!" E noi - credimi! - molto di più!

Nel caso di Paolo Viani fu invece leggermente diverso. Nel disco è contenuta una "rivisitazione" della bellissima "Mother Moon", dei Black Jester, scritta dallo stesso Paolo e dal nostro discografico Furlan. L'idea iniziale perciò, condivisa con Loris, era quella di coinvolgere lo stesso "Paolone" in quel pezzo! Fu lui - persona molto garbata, gentile ed umile (prerogative direi valide per tutti i nostri guest) - che ci disse: "Ragazzi, sono ben lieto di partecipare al vostro progetto, ma preferirei lasciare a voi la libera interpretazione di quel pezzo, senza alcuna mia "interferenza", perché non mi affidate la feat. su qualche altro brano del disco?". E come dire "no" ad una persona e ad un talento del genere?

Come vedi, il tutto avviene un po' in modo automatico... c'è un'idea? Un progetto? "Ciao Loris, che si fa? Che ne dici?" E così è avvenuto per "A piedi nudi...". Perché a Loris ci lega, (soprattutto per il sottoscritto) molto di più di un semplice contratto discografico. Loris è una persona cara. Un amico. E con gli amici le cose avvengono un po' in maniera naturale... no?


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