Sita, eroina del Ramayana.

Creato il 20 aprile 2012 da Fabiofabbri

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Sita significa solco e il nome della dea e' associato con l'aratura dei campi nella letteratura vedica. Nel Ramayana Sita, che si ritrova anche col nome di Seeta o Seetha, e' la consorte di Rama. E' il primo e principale modello di moglie fedele e signora della vegetazione e delle foreste. La nascita di Sita e' soprannaturale e le sue abilita' e la sua bellezza sono esaltate attraverso i tempi. Janak la trovo' mentre arava un campo, dentro una cesta, lui e sua moglie Sunayana l'adottarono. Dato che fu trovata sottoterra ne fu attribuita la nascita direttamente a Madre Terra, Bhumi Devi. Lei aveva molti degli attributi della madre: poteva dare la vita, era la madre fertile e fragrante della terra e anche i pericoli inerenti a chi e' capace di creare e nutrire si possono per lei suggerire. Sita, la dea della fertilita' emerge dalla terra dopo le dure prove e tribolazioni passate nella sua vita terrena. poi torna in essa a rappresentare la necessita' di morire per rigenerare vita nell'ecosistema. Sita e' la moglie ideale, che rappresenta il concetto di patrivata che letteramente rappresenta una donna virtuosa che e' fedele a suo marito. Queste qualita' in lei sono elevate al massimo grado. Sebbene altre dee come Parvati e Lakshmi esprimano molte di queste qualita' Sita e' la piu' popolare e amata rappresentazione di devozione in una moglie, di pazienza e castita'. Tuttavia considerata come dea Sita e' raramente venerata per conto proprio. Non ci sono templi dedicati a lei soltanto, ella e' sempre in compagnia del marito Rama e del fratello di lui Laksmana.Janak era re di Mithila e quando giunse il momento organizzo, secondo il costume dell'epoca, una gara per trovare il marito ideale per lei. Rama, principe di Ayodhya, un avatar di Vishnu, vinse la gara e la sposo'.Qualche tempo dopo il matrimonio, le circostanze costrinsero Rama a lasciare Ayodhya e trascorrere un periodo di esilio nelle foreste di Dandaka e poi in Panchavati. Sita volentieri rinuncio' alle comodità del palazzo e si uni' al marito in esilio. Sita fu cosi' rapita da Ravana, il re di Lanka, nella foresta Panchavati, il demone si travesti' da mendicante bramino e, mentre il marito era lontano, le mando' un cervo d'oro in modo che lei lo seguisse e lui potesse rapirla. Jatayu, l'avvoltoio-re, che era un amico di Dasratha, padre di Rama, cerco' di proteggere Sita, ma Ravana gli taglio' le ali. Jatayu sopravvisse abbastanza a lungo per informare Rama di quanto era accaduto.Ravana portò Sita nel suo regno in Lanka, e la tenne prigioniera in uno dei suoi palazzi. Durante la sua prigionia, di un anno, in Lanka, Ravana espresse il suo desiderio per lei, tuttavia, Sita rifiuto' le sue avances e lotto' per mantenere la sua castità. Hanuman fu inviato da Rama a cercare Sita e alla fine riuscì a scoprire dove si trovava. Sita diede ad Hanuman i suoi gioielli e gli chiese di darli al marito come prova che l'aveva trovata. Tuttavia Hanuman fu catturato dalle forze di Lanka. Hanuman stava per essere giustiziato e bruciato su una pira, quando riuscì a fuggire e bruciare la citta' capitale di Lanka.Sita fu infine salvata da Rama, che guido' i suoi eserciti in una famosa battaglia dove sconfisse Ravana. La coppia tornò a Ayodhya, dove Rama fu incoronato re con Sita al suo fianco, come regina. Mentre Rama mai fece mancare la sua fiducia e il suo affetto a Sita, divenne presto evidente che alcune importanti persone in Ayodhya non potevano accettare lunga prigionia di Sita sotto il potere di Ravana.Sita lascio' quindi Ayodhya per la seconda volta e questa volta era in stato interessante. Fu salvata dal saggio Valmiki e nel suo eremo Sita diede vita a due figli, Kusha e Lava. Sita allevo' i suoi figli da sola, li crebbe valorosi e intelligenti, e a un certo punto si riunirono al padre, una volta che vide che Rama aveva accettato i suoi figli Sita cerco' l'ultimo rifugio tra le braccia di sua madre Bhumi. Sentendo il suo appello per la liberazione da un mondo ingiusto e da una vita che era stata raramente felice, la terra drammaticamente si spacco', Bhumi apparve e porto' Sita in un mondo migliore.Questa storia di Sita e Rama, il Ramayana, si espanse dall'India in tutto il sudest asiatico, ogni paese ne ricavo' la propria storia che influenzo' la letteratura, il teatro, la danza, le canzoni, la pittura e la scultura arrivando ad toccarne la societa', in Thailandia quest'opera prese il nome di Ramakien. Ci sono altre storie nella mitologia induista che parlano di Sita alcune stanno in differenti versione del Ramayan in cui Sita e' una reincarnazione di Vedavati, che ugualmente fu rapita da Ravana. Vedavati era figlia di Brahmarishi, che era figlio del Signore guru degli dei ed aveva speso tutta la sua vita studiando i Veda che conosceva a perfezione, il suo nome significa infatti "Personificazione dei veda". Il padre voleva che lei diventasse moglie di Vishnu cosi' Vedavati entro' in un ashram e si dedico' alla meditazione, all'ascetismo e alla purificazione. La donna era bellissima e molti re la desideravano, tutti venivano rifiutati. Uno di questi re, Sambhu, che governava sui Daitya ne uccise i genitori in una notte senza luna.Ravana, il re di Lanka, che governava sui Rakshasa, la vide mentre era in meditazione e si innamoro' di lei. Dato che Vedavati lo rifiutava decise di rapirla. Lo fece, tirandola per i capelli, lei li taglio' e disse che sarebbe entrata nel fuoco li davanti ai suoi occhi e aggunse: "Io sono stata insultata da te che sei malvagio di cuore, io rinascero' e provochero' la tua distruzione". Cosi' entro' in un fuoco ardente mentre fiori celesti cadevano all'intorno. Vedanti rinacque poi come Sita che tramite Rama provoco' la distruzione di Ravana.Altre storie del Sud India parlano ancora in modo diverso di Sita e ne fanno la figlia di Ravana. Indovini pero' dissero a Ravana che il suo primogenito non sarebbe stato di buon augurio per lui cosi' Ravana mando' una persona fidata a uccidere la nuova nata. Sita non poteva venire uccisa e quindi fu seppellita, viva in una cesta, nel campo che fu poi arato da Janak.
< La Thailandia.

 

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