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sitopia parola nuova, ma in fondo, non così tanto

Da Barbara Falcone

Pubblico questo articolo che tratta di argomenti di cui parlavo già nel 2007, anno della discussione di tesi del mio dottorato. Questo per ricordare a me stessa e anche a qualche mio lettore accademico, che gli argomenti trattati dal mio dottorato, non erano poi così visionari.

Scusate il piccolo sfogo personale.

(Sintesi) per chi vuole leggere l'articolo completo :

https://www.domusweb.it/it/speciali/guest-editor/winy-maas/gallery/2019/11/06/cos-e-la-sitopia-il-futuro-del-cibo.html

Abitando in città, è difficile capire il ruolo centrale del cibo nel plasmare il nostro mondo. L'industrializzazione ha nascosto i collegamenti vitali senza cui la città stessa subirebbe una rapida battuta d'arresto: la complessa filiera che porta il cibo dalle campagne, dove è coltivato, ai supermercati, ai caffè e alle nostre cucine. Il cibo che troviamo nel piatto non è solo nutrimento: è l'emissario di un mondo diverso, un luogo che ancora definiamo campagna, ma che raramente assomiglia al bucolico paradiso della nostra fantasia.

[...]

Per molti aspetti, il settore agroalimentare riassume la fatale combinazione di eccellenza tecnica e sconsideratezza che minaccia noi e il pianeta. Il nostro stile di vita si fonda sull'illusione del cibo a buon mercato. Tuttavia, se si considera che si tratta di una materia viva, allevata e uccisa da noi per permettere a noi stessi di vivere, è chiaro che la situazione non regge. Anzi, se i tanti fattori esterni - cambiamento climatico, deforestazione, estinzione di massa, inquinamento, depauperamento idrico, degrado del suolo, obesità e malattie causate dalla dieta - entrassero nel conto, questo diventerebbe subito insostenibile. Questo ci porta a una domanda: che cosa succederebbe se lo facessimo davvero? Si può rispondere che si verificherebbe una rivoluzione non solo nel modo di nutrirsi, ma anche nel modo di vivere.

sitopia parola nuova, ma in fondo, non così tanto

Tuttavia, questa azione è presumibilmente il gesto singolo, più forte possibile in direzione di una transizione dalla nostra società malsana, non sostenibile, disuguale, verso una società di gran lunga migliore. Che si riesca o meno a realizzarla, il nostro corpo, la nostra casa, la nostra città e il nostro paesaggio sono tutti configurati dal cibo.

*(Da questo pensiero, formulato nel 2004, è nato il tema del mio dottorato e poi il mio blog)

Viviamo perciò in quella che definisco una sitopia (dalla crasi delle parole greche sitos, 'cibo', e topos, 'luogo'). Una sitopia non è un'utopia, ma, imparando a dar valore al cibo e controllandone il potere, è possibile avvicinarsi al sogno utopico della creazione di una società equa, sana e capace di adattamento.

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Oggi, sul nostro pianeta che si sta facendo stretto, questi modelli ritornano a essere rilevanti, nel loro individuare concetti necessari alla creazione di economie adattabili, locali e di tipo stazionario che ci serviranno in futuro. Questi modelli suggeriscono inoltre come il mondo possa cambiare, se si riesce a reintrodurre l' oikonomia nell'economia. A lungo confinato nella periferia della nostra vita e della nostra mente, il cibo ritornerebbe al centro del discorso. Architetti e urbanisti non progetterebbero più appartamenti senza cucina, abitazioni senza orto urbano e città non produttive. Al contrario, si farebbe a gara per attrezzare abitazioni e spazi esistenti. Gli agricoltori non lavorerebbero più contro la natura, ma insieme con essa: con fattorie agro-ecologiche di piccole dimensioni e terreni restituiti alla natura al posto di coltivazioni intensive e grandi industrie agricole.

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Nel mondo industrializzato progetti come giardini condivisi, spazi di CSA (Community Supported Agriculture), sistemi di fornitura senza intermediari e mercati dei produttori hanno già dimostrato come valorizzare il cibo trasformi vita, economia e spazi.

I moderni tentativi di riconciliare città e campagna comprendono il piano regolatore di Almere Oosterwold, di MVRDV, con fattorie, fabbriche e abitazioni in un progetto fluido, e l'idea dei CPUL (Continuous Productive Urban Landscapes) degli architetti Viljoen e Bohn, che collegano spazi urbani non sfruttati, come parcheggi e cigli erbosi, a creare corridoi verdi fino alla campagna, in un'eco della visione stellare di Geddes.

In qualunque modo ci si arrivi, la chiave del nostro futuro si fonda sulla rivalutazione del cibo, sull'agricoltura in armonia con la natura e sulla riconnessione tra città e campagna. Riportando l' oikonomia nell'economia potremo ricostruire le comunità vivibili e reattive di cui abbiamo bisogno per crescere nel XXI secolo. Facendo dell'alimentazione la nostra guida e rispettando chi ci nutre con amore, potremo cambiare la nostra idea di qualità della vita e guardare a un florido futuro sitopico.

Carolyn Steel, architetto e docente, è una delle principali teoriche sul tema del cibo in relazione alle cità. Il suo libro Hungry City: How Food Shapes Our Lives (Vintage Publishing, 2008) ha ottenuto un ampio riconoscimento. Il suo nuovo libro, Sitopia: How Food Can Save the World, uscirà per Chatto & Windus nel 2020.

sitopia parola nuova, ma in fondo, non così tanto


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