Magazine Tecnologia

Skelattack, la recensione su PlayStation 4 - Recensione - PS4

Creato il 03 giugno 2020 da Intrattenimento

Un action platform 2D originale, ma non privo di difetti. Ecco la nostra recensione di Skelattack

La recensione di Skelattack per PlayStation 4 ci ricorda che, una volta ogni tanto, gli scheletri smettono di essere i nemici del protagonista per richiamare su di loro l'attenzione del pubblico. Della produzione del team Ukuza in realtà si erano perse le tracce, ma l'annuncio risale almeno al lontano 2016: inizialmente doveva arrivare su PC nel gennaio 2018, poi si decise per uno slittamento di qualche mese finalizzato a preparare le versioni console; alla fine cadde nel dimenticatoio. Ma ad attenderlo rimasero sia i fan, che lo tenevano d'occhio sin da quando mostrava i suoi primi passi nelle varie demo su PC, sia un publisher di rilievo: Konami. Ed è proprio Konami che nel momento in cui scriviamo lo pubblica un po' ovunque, su console e PC. Noi abbiamo provato la versione PlayStation 4 e siamo finalmente pronti a condividere con voi la nostra personalissima esperienza nel dungeon.

Trama (senza spoiler)

Di recente l'ottimo Yooka-Laylee di PlayTonic Games ha ricordato al mondo dei videogames che c'è solo una cosa più divertente di un personaggio improbabile: due personaggi improbabili. Ecco allora che i protagonisti di Skelattack, in un'operazione di citazionismo che è impossibile ignorare, sono uno scheletro molto simpatico e un pipistrello altrettanto sarcastico e burlone. Certo, magari vi aspettavate il classico eroe armato di tutto punto, o disarmato ma comunque pronto a raccogliere in giro armi e magie per annientare i mostri del dungeon: che peccato.

La trama di Skelattack vuole invece raccontare una storia inedita, la parodia di qualsiasi roguelike e dungeon crawler che si rispetti: perché, a parte il dungeon stesso e le meccaniche di gioco, il contesto narrativo e i personaggi cambiano drasticamente. Questa volta il giocatore impersona lo scheletro e il suo buffo compagno; i nemici invece sono gli esseri umani invasori, che proprio contro il dungeon si sono accaniti per i loro loschi piani e varie ambizioni esplorative. Skully allora dovrà capire in prima battuta cosa stiano cercando, in secondo luogo trovare un modo per fermarli prima che mettano in pericolo il mondo degli scheletri.

Oltre all'originalità del comparto narrativo, in Skelattack è importante anche concedere la giusta attenzione alla personalità del protagonista, che sebbene sia uno scheletro mostra in tutto e per tutto ansie, paure e ambizioni tipiche degli esseri umani. In un'altra vita, infatti, Skully era un guerriero: ma come tutti i non-morti ha perso i suoi ricordi, una volta giunto nel dungeon. La sua avventura inizia nel Giorno della Rimembranza: da un lato dovrà fermare gli invasori, dall'altro recuperare il suo passato.

Gameplay: un po' platform, un po' roguelite

A prima vista Skelattack può sembrare un platform 2D spensierato e dalla grafica cartoonesca, molto accattivante. Ma il cartello posizionato poco prima della prima area di gioco, le fogne, dovrebbe subito sollevare qualche dubbio: "sei morto 0 volte", recita nei momenti iniziali della partita; e subito dopo aggiunge, con una nota divertita da parte degli sviluppatori: "o sei incredibilmente bravo, oppure stai giocando da poco tempo".
La traduzione è nostra, va difatti notato come Skelattack sia completamente in lingua inglese nei testi a schermo, anche nei menù. È sufficiente masticare le basi della lingua per capire cosa sta accadendo nella trama, ma una padronanza almeno media è necessaria per godersi fino in fondo le battute e i siparietti divertenti.

Quella platform è sicuramente una delle anime del gameplay di Skelattack: si salta da una piattaforma più o meno cedevole all'altra, cercando di raggiungere tesori, evitando nemici, a volte rischiando di cadere e di sbattere ad oggetti che causano la morte istantanea del protagonista. Morte istantanea, appunto: non di solo platform vive la produzione pubblicata da Konami, che in fondo in fondo resta pur sempre un roguelite, cioè uno di quei titoli discretamente cattivi in cui si muore moltissime volte prima di capire come diamine portare a termine una determinata area, un livello o lo scontro con un boss.

Vi capiterà dunque, in virtù di questa seconda anima roguelite, di rimanere per un bel pezzo nelle fogne, un po' in cerca della via di uscita e un po' perché bloccati nei pressi di un passaggio particolarmente ostico. Non sempre Skelattack appare ben bilanciato o dà il meglio di sé dal punto di vista del level design: si alternano spesso, anzi, sequenze davvero facili ed intuitive, ed altre in cui si muore in modo eccessivo. Passaggi frustranti gettati a caso, pare, in un contesto fino a quel momento meno punitivo; in altre situazioni, invece, il giocatore si ritrova alle prese con delle boccate d'aria che spezzano un ritmo fino a quel punto estremamente concitato. Questo mix mostra a volta stonature evidenti: avrebbe dovuto essere calibrato diversamente. La mancanza di bilanciamento tra una zona e l'altra, tra una meccanica e un'altra, tra una situazione e un'altra, apparirà subito palese.

Trofei PlayStation 4

Come era facile indovinare, Skelattack presenta anche un Trofeo di Platino, ma i suoi obiettivi sono legati all'anima sadica della produzione. Preparatevi dunque a sterminare nemici su nemici, a morire pochissime volte, a battere i boss secondo ben precise condizioni... e ad aggiungere alla vostra collezione dei trofei davvero preziosi.

Progressione e difficoltà

I roguelite normalmente vengono considerati videogiochi difficili, anche se non come gli antenati roguelike. Skelattack fatica non poco a trovare la sua vera natura: il più delle volte sembra indeciso, incapace di scegliere tra l'action platform adatto a tutti (al più un tantino stimolante), e il roguelite vero e proprio. La progressione comunque è decisamente lineare, e in verità non poggia neppure sui livelli generati in modo procedurale: si esplora una determinata area di gioco, si raccolgono tutti gli oggetti utili, si risolve qualche enigma (una chiave utile per sbloccare una porta è il più frequente), infine si affronta il boss di turno.

La raccolta della moneta di gioco, i cristalli blu, è però degna dei roguelite più infami: ogni volta che si finisce eliminati (e lo si finisce spesso) Skully lascia a terra buona parte del suo inventario. Se muore nuovamente prima di averlo recuperato, quest'ultimo è perduto per sempre. Anche qui il bilanciamento non è dei migliori: il giocatore mette da parte una buona quantità di cristalli, supera varie difficoltà, e proprio prima di incontrare un negozio dove spenderli trova un passaggio difficilissimo, perdendoli tutti. Chi ha voglia di ricominciare l'area da capo, per sbloccare potenziamenti dopotutto neppure così utili?

Difatti in Skelattack è possibile trovare un checkpoint (lanterne azzurre) ogni due per tre: non permettono di salvare i cristalli, ma per portare a termine l'avventura bastano e avanzano. Su questa struttura di gioco, che richiedeva considerazioni approfondite, poggiano poi un combat system molto alla buona (Skully attacca e salta, più avanti apprende mosse più raffinate, ma comunque non indispensabili), un sistema di incantesimi e magie all'acqua di rose, infine i soliti potenziamenti e power-up disponibili dal fabbro. Abbiamo gradito la presenza di missioni secondarie opzionali, sbloccabili in determinati punti delle varie aree di gioco, tutte legate a personaggi altrettanto secondari ma comunque simpatici.

La direzione artistica e l'accompagnamento sonoro di Skelattack infine non brillano, ma rappresentano sicuramente alcuni degli aspetti più riusciti della produzione: lo stile è piacevole, e le linee spigolose di ambienti e personaggi ben si adattano all'esplorazione dei dungeon. Neppure il character design purtroppo brilla, né le illustrazioni dei nemici e della maggior parte dei comprimari mostrano chissà quale inventiva o cura per i particolari, allo stesso modo dei vari livelli del resto.

PRO

  • Storia originale, personaggi divertenti
  • Direzione artistica e comparto sonoro apprezzabili
  • Mondo di gioco sufficientemente ampio

CONTRO

  • Combat system legnoso
  • Di tanto in tanto qualche problema di responsività
  • Buone idee, ma realizzate in modo superficiale

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog