Ski-Kleid, 3: la fermatura della cinghia dell'anima

Da Vuessegaudio

Dopo La-funzione-segno-dello-ski-kleid   e  lo spasmo sportivo ecco:
La fermatura della cinghia dell’anima
Se traslando dal tedesco al sanscrito, in questa ellissi evocativa, si possa fare del D., il Bor., il podice D.***, la cinghia dell’anima se non la cintura-corpo, non si può escludere che questa virtù semantica divenga realtà, cioè traslato usuale. Se al genere della fermatura, in cui Barthes mette ganci, fibbie, borchie, cerniere, stringhe, lacci, nodi e perle, abbiniamo questa virtù semantica della cintura del corpo, che è anche cinghia dell’anima, per come, tra peso, morbidezza, rilievo e trasparenza, essendo la tuta da sci nel grado nullo della visibilità totale, si fa capolavoro di assolutezza anonima, questo capolavoro di puntualità, la fermatura, appunto, il genere 23 di Barthes , che ha lo stesso numero del pettorale di M.D. appena tolto prima di raccogliersi in questo stare seduta, ha ancora la variante di movimento, un tratto di agonismo da cui lei monta, cade, affonda, quello stesso schema verbale che è virtù del paradigma di “sad”, che, come vedremo, è il “sedersi” e l’”assediare” ma è anche il “cadere” e l’”affondare”. La patagonistica è così, allora, che si ferma? E’ quel tratto sanguigno che, fattosi altrove o segreto esponenziale in questo sedersi dopo l’agone, rende inesorabile l’oggetto irrompendo nella libido del poeta? C’è dunque questa “fermatura” nel quadro-finestra del poeta, questa “cintura del corpo”, che, essendo “cinghia dell’anima”, si fa traslato usuale, ovvero capolavoro di assolutezza anonima, della fermatura? Mekhalā-Mukula-M.*** ?


Mekhalā-Mukula-M.*** ?