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Smetto quando voglio Masterclass e Ad hononem – Sidney Sybilia, 2017

Creato il 18 novembre 2019 da Paolo_ottomano @cinemastino
Smetto quando voglio Masterclass e Ad hononem – Sidney Sybilia, 2017

Non è vero che smettono quando vogliono, perché quando si inizia a produrre e spacciare droga, un po' come quando si inizia a giocare in borsa, non è possibile fermarsi a comando. Prima perché non glielo permettono l'entusiasmo, l'ingordigia del guadagno facile e il boss che sta loro alle calcagna, poi perché braccati da quella stessa polizia che gli apostoli delle smart drug erano riusciti a eludere, col sacrificio del capofila: non a caso, Pietro.

La trilogia di Smetto quando voglio, senza esagerare, è tra le storie più divertenti del cinema italiano contemporaneo. Perché riesce a parlare a tutti senza essere banale, perché sceneggiatori e attori riescono a far ridere con poco: caratterizzando i personaggi quel tanto sopra le righe che si richiede a una commedia, ma non a una farsa; distillando qua e là, direttamente e indirettamente, un po' di cultura popolare e qualche citazione, che a non coglierla non ci si perde comunque nulla - a partire dai due archetipi cui si ispira la narrazione, e dei quali avevamo già parlato: la commedia all'italiana e Breaking Bad.

La storia, in breve, si può riassumere così: la banda di ricercatori ricercati, dopo essere sfuggita al carcere - grazie al sacrificio di Pietro - è costretta a ritrovarsi. Questa volta, devono sintetizzare droga direttamente per la polizia. L'unico modo che le forze dell'ordine hanno per bloccare la diffusione di sostanze non ancora illegali, ma pericolose, è farle assaggiare alla banda, in modo che venga scoperta, replicata la formula e inserita nel registro delle sostanze illegali.

Né la banda né la polizia, però, sanno che dovranno fronteggiare un nemico che ha armi tanto affilate quanto le loro, rese ancor più pericolose dalla completa mancanza di scrupoli. Ed è proprio dallo scontro tra le mentalità dei " criminali veri", freddi, ben organizzati, e i tentativi di restare in equilibrio tra il rispetto della legge e l'uso di metodi poco ortodossi, impacciati, involontariamente comici della banda, che nascono le sequenze più divertenti: le retate nei laboratori improvvisati degli spacciatori, l'assalto al treno merci, ad esempio, riuscita fusione tra un assalto alla diligenza e una seduta da uno psicologo da due lire.

Sarebbero da prendere a schiaffi uno ad uno ed è proprio per questo che non è possibile non amarli. Pietro, in particolare, costretto a negare e ritrattare, prima che il gallo cant prima che la sua ragazza, con la quale ha fatto un figlio, possa decidere se continuare a vivere con lui, odiandolo da vicino, oppure amarlo da lontano, cullando ricordi e nostalgie.


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