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“Smith & Wesson” di Alessandro Baricco: un’opera teatrale avente le cascate del Niagara come sfondo

Creato il 06 dicembre 2014 da Alessiamocci

“Le avrei dovuto dire che tanti saltano nello stesso modo via dalla loro vita, oltre se stessi, rischiando tutto per sentirsi davvero vivi. Avrei dovuto dirle che tutti lo fanno chiusi nelle loro paure, chiusi dentro la botte mefitica delle loro paure”.

A vent’anni dalla pubblicazione del monologo teatrale “Novecento”, festeggiato da Feltrinelli con una nuova ristampa e portato sul grande schermo da Giuseppe Tornatore, Alessandro Baricco torna con un nuovo testo scritto per il teatro. “Smith & Wesson” (Feltrinelli, 2014) è ambientato nel 1902 sullo sfondo delle cascate del Niagara, uno scenario suggestivo che prima di diventare meta di un turismo di massa, ha alimentato le fantasie di un ristretto gruppo di scrittori e personaggi dediti all’avventura.

L’opera si compone di due atti, e come si confà al genere teatrale, sono tutti dialoghi. Per questo, le 109 pagine si leggono in un baleno. I personaggi principali, ovvero Tom Smith e Jerry Wesson, nonostante la peculiare coincidenza, non sono né i “padri” della pistola statunitense più conosciuta, né un cartone animato, se pensiamo ai loro nomi di battesimo. Anche se, a modo loro, sono destinati a compiere un’altra grande impresa. Wesson trascorre buona parte del suo tempo steso a letto nella sua baracca, ed è soprannominato “Pescatore”, poiché recupera i corpi nel fiume.

Le cascate del Niagara sono notoriamente famose per essere la “patria dei suicidi”, con quei 50 metri di volo in caduta libera, che serve ai disgraziati per sentirsi ancora vivi, prima di non esserlo più per davvero. Smith si definisce un metereologo, anche se in realtà è stato un inventore.

Sono una coppia sgangherata di truffatori, uomini falliti che vivono giorno per giorno senza più fare progetti. Fino a quando, alle porte di quella baracca, arriva Rachel Green, una giovane giornalista poco più che ventenne che scrive per il “San Fernando Chronicle”. Rachel desidera una storia memorabile da raccontare e, prima ancora di scriverla, è pronta a poterla vivere in prima persona. Nessuno è mai sceso dalle cascate del Niagara per riscattarsi dalla “nullità” del suo essere e passare alla storia.

Nessuno si è mai buttato per iniziare ad esistere. Ma, con l’aiuto di Smith e Wesson, forse lei ce la può fare. Occorre una botte di birra, sapientemente modificate dall’inventore che c’è in Smith, e poi, assecondare la corrente secondo la grande esperienza di Wesson. È il 21 giugno 1902 e tutto è pronto per la grande impresa. Riuscirà Rachel a compiere questa prodezza indimenticabile e, allo stesso tempo, uscirne viva? Certo, l’incoscienza dei suoi pochi anni le gioca un brutto scherzo. E soprattutto, sarà proprio lei a raccontarla ai posteri?

Personalmente, amo le storie strutturate sui dialoghi, quindi quest’avventura mi è piaciuta molto. È veramente interessante come Baricco, senza alcuna descrizione a sua disposizione, sappia portare il lettore direttamente in quell’epoca e su quel precipizio, a diretto strapiombo sul salto d’acqua. Sembra addirittura di udire il forte rumore provocato dalla cascata; di odorare il retrogusto fresco e salmastro che si sprigiona dai vortici. Eppure io non sono mai stata laggiù, e credo nemmeno la maggior parte dei lettori.

La baracca, la conferenza stampa, le notti sulla panchina illuminata  dalla luna, lo spettacolo che si materializza davanti ai nostri occhi, è tutto lì: possiamo vederlo chiaramente. Esilaranti le battute dei due protagonisti, quasi fosse uno spettacolo di cabaret. E poi, la figura di Rachel, eroina d’altri tempi, che rifiuta di servire caffè al giornale per cui lavora, e vuole ritagliarsi uno spazio tutto suo.

A quanto pare se sei una donna di ventitré anni, quello che il giornalismo americano ha da parte per te è portare sandwich in redazione e la sera tardi fare pompini al tuo capo. Uno schifo”.

In un certo senso, la storia abbatte le barriere del tempo e diventa contemporanea, narrando di tre “disgraziati”, ciascuno a modo proprio, lasciati soli ad arrabattarsi per sopravvivere. Quello stesso ingegno che deve trovare ogni giorno, ognuno di noi, in questo tempo di crisi. A volte basta essere trascinati da qualcuno, seguire il suo entusiasmo, per ritrovare una collocazione nella vita. Basta crederci, e non importa come andrà a finire. Potremmo dire così di avere trovato la nostra personale missione nel mondo.

 

Written by Cristina Biolcati

 


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