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Sogno di una notte di mezza estate - William Shakespeare

Creato il 09 settembre 2016 da Luz1971
Sogno di una notte di mezza estate - William ShakespeareTeseo: Oh, bella Ippolita, l'ora delle nostre nozze s'avvicina con passo veloce. Quattro giorni lieti ancora e sorgerà la luna nuova. Ma con quanta lentezza cala questa vecchia luna! Essa ritarda l'appagamento dei miei desideri, come matrigna, o ricca vedova, che, indugiando a morire, il retaggio assottiglia dell'erede. 
Non si può amare Shakespeare senza riconoscere l'unicità di questa commedia, la più rappresentata al mondo, la più adattata, trasposta, reinventata. Cos'è che rende speciale il Sogno di Shakespeare? Praticamente tutto, ma andiamo per gradi.Il suo autore la scrive probabilmente negli anni 1593-95. Ancora una volta la certezza a riguardo non esiste, gli studiosi desumono quelle date per attinenza con altre opere dello stesso periodo. Per i suoi contenuti, si può tranquillamente ipotizzare che sia un'opera richiesta e poi scritta per le nozze di qualche dignitario di corte o addirittura per qualche sovrano in visita a Londra, o forse soltanto per divertire, come è d'uso in tanto teatro dell'epoca. Vi si parla di nozze importanti, quelle del duca di Atene, Teseo, con la regina delle Amazzoni, Ippolita, ma queste nozze finiscono con l'essere la cornice entro cui si svolge l'azione centrale, un'azione a più livelli, brulicante di personaggi e situazioni da lasciare senza fiato. 

Sogno di una notte di mezza estate - William Shakespeare

La locandina dello spettacolo

(Digressione "teatrale". Va bene, è tempo di svelarlo, è l'opera che meglio conosco del Bardo, perché ho avuto l'ardire di portarla in scena proprio quest'anno, nel 400enario dalla sua morte, in aprile. Ho ardito farlo perché volevo entrare in uno di questi meccanismi folli della drammaturgia, per poi accorgermi che il Sogno è una sorta di "bestia" molto difficile da affrontare e da rendere. Questo spettacolo, andato in scena per tre volte e poi chiuso per disaccordi fra alcuni componenti, è stata un'esperienza massacrante ed esaltante al tempo stesso. Una sfida vinta solo in parte, finora, e per certi aspetti un flop. Quando affronti Shakespeare, devi avere ben presente l'aspetto della complessità dei livelli nella sua drammaturgia, averne rispetto e perfino timore, disporsi dinanzi a ciò con umiltà e darti più tempo per tutto. Affronti Shakespeare se hai un gruppo folto di partecipanti, tutti affidabilissimi e onesti, pur consapevole di dover tagliare alcune parti molto marginali, e già così si va in scena almeno in dodici.
Il progetto è stato bruscamente interrotto, la mia leggerezza è stata tutta nello scegliermi alcuni attori del tutto fuori dal contesto ideale del mio fare teatro, errore ingenuo dell'affidare una creatura così potente e allo stesso tempo delicata in mani sbagliate. E quando capita questo, non basta che la maggior parte del cast sia tutto da un'altra parte.
Il teatro è un fragilissimo ambiente in cui tutto deve combinarsi perfettamente, e bastano due o tre elementi per incrinare e poi affondare la corazzata. Si aggiunge quindi un altro aspetto alla mole di difficoltà del produrre uno spettacolo: ci vogliono attori "giusti" per quella parte, ma questi attori devono essere anche tuoi "complici", devono sentire il progetto come proprio, amarlo come lo ami tu, essere umili e avere senso di sacrificio di sé come lo hai tu e il resto della Compagnia. Tutti diversi, ma anche tutti molto simili, altrimenti la nave affonda. Avrei potuto inveire contro gli elementi disgreganti di questo progetto, ma poi semplicemente mi sono detta che l'errore era stato mio nel selezionarli mesi prima. Scelte sbagliate portano a esiti incerti e alla chiusura di un percorso. Esperienza che mi ha comunque insegnato qualcosa di importante).

Sogno di una notte di mezza estate - William Shakespeare

Johann Heinrich Fussli, Titania e Bottom

Torniamo al nerbo di questo post. La bellezza del Sogno è nella sua ricchezza tematica, perché i suoi contenuti sono tanti e tutti diversi fra loro, in una combinazione ancora una volta geniale. Shakespeare attinge al patrimonio tradizionale di racconti anglosassoni, spingendosi più indietro fino alla mitologia greca, combina il tutto con il suo mondo contemporaneo e con le strategie della "macchina teatrale" e il prodotto è straordinario. In lettura quest'opera può fornire un'idea di questa straordinarietà solo se da lettori ci si dispone a immaginarne i passaggi in scena, l'amalgamarsi di due mondi in antitesi fra loro, la realtà e il sogno, mai realmente separati ma come ambienti che si nutrono di reciproche contaminazioni.
C'è la legge degli uomini, incarnata da Teseo, che impone l'obbedienza all'infelice Ermia, innamorata corrisposta di Lisandro ma obbligata a sposare il vanesio Demetrio per volere del padre.
C'è la legge imperscrutabile dell'amore, che dona a Ermia il coraggio di fuggire con Lisandro e sfidare le convenzioni, inoltre costringe Elena all'infelice posizione di chi ama non riamato, perché l'oggetto del suo desiderio è Demetrio che la ignora e disprezza. Due coppie di amanti in cui l'ordine cede il passo al caos dei sentimenti.
C'è il grottesco mondo degli artigiani che si improvvisano attori di una scalcinata Compagnia, in cui si vuole mettere in scena addirittura il racconto di Piramo e Tisbe, pretendendo di esserne all'altezza.

Sogno di una notte di mezza estate - William Shakespeare

Edwin Landseer, Titania e Bottom

Potrebbe già essere questo una commedia finita e rifinita, se non fosse che manca l'elemento più importante: il mondo soprannaturale di fate ed elfi che abitano nelle latebre del bosco a pochi passi dalla città. Un mondo anch'esso brulicante, con un proprio ordine, se vogliamo, con una gerarchia e delle leggi, pur se queste cedono spesso alla voluttà di canti, danze e bevute. E' il mondo del Sogno, quello che non può realizzarsi se non in quel bosco notturno, perché la notte è già di per sé intrisa di mistero e solo nelle brume notturne possiamo immaginare che quel sogno stia avendo atto o sia una realtà possibile esclusivamente in quel "mondo". Ne sono sovrani assoluti Oberon e Titania, imponenti, capricciosi, regalmente intolleranti. Oberon è astuto e superbo al punto di volersi divertire alle spalle di lei, che non gli cede un amabile paggetto, un motivo futile che scatena il nucleo dell'azione. Ma non basta, perché lo straordinario intreccio non esisterebbe senza Puck, il fedele servo di Oberon, l'allegro vagabondo notturno che in realtà è il "fool" di quest'opera, il detentore della Verità, il nucleo all'interno dell'intreccio, colui che sfugge a una definizione completa e soddisfacente di se stesso, perché Puck può essere noto solo a se stesso.
Il Sogno è un imponente spettacolo sui sentimenti umani, ricco di sfumature di senso, un caravanserraglio di umori e azioni. La fama del Sogno shakespeareano travalica non solo i secoli ma diventa per ogni generazione una riscrittura, una proposta diversa, una drammaturgia che ne ricalca i temi e si ripropone camaleontica.

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