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Solo la perseveranza dà buoni frutti

Creato il 01 novembre 2017 da Marianna06

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Nei villaggi rurali d’Africa si sa che i bambini trascorrono molto del loro tempo all’aria aperta e s’inventano giochi fantasiosi.

Un giorno,in un villaggio non lontano da Beni, nel Kivu, un gruppo di ragazzini di differente età, dai più piccoli ai più grandicelli ,decise di provarsi nel tiro con l’arco come aveva appreso da un  racconto degli anziani in una delle tante sere trascorse sotto il grande albero  ad ascoltare e fantasticare imprese impossibili.

Qualcuno , infatti,  quella sera aveva citato un certo Guglielmo Tell e la storia di un arco e di una mela. E loro non lo avevano dimenticato.

Bisognava, però, costruire arco e frecce. E in questo s’ingegnarono prima del giorno stabilito per mettersi alla prova.

A capo del gruppo c’era il più grande di età e fu lui  che si offrì  di dare dimostrazione di abilità per primo.

Giunti tutti nel luogo deputato il “maestro”,così pretese di farsi chiamare, mise un fiore di ibiscus rosso sul ramo di un albero a una certa distanza dal gruppo.

Prese poi  la giusta posizione, mirò e scoccò la sua rudimentale freccia nell’intento di centrare il fiore.

Niente da fare.

Provò ancora e riprovò più  volte ma non accadde nulla di quanto desiderato.

Per non darsi per sconfitto, il nostro pretese addirittura d’essere bendato e di provarci così.

Fu peggio che mai e tutto, sulle prime, nell’ilarità dei compagni.

In risposta alla delusione dei presenti il “maestro”  spiegò, allora, ai compagni di gioco delusi che l’impresa non era stata affatto vana in quanto, a ben rifletterci, ciò che conta è la volontà di  essercisi provati.

Peggio sarebbe stato il non fare nulla e che un’altra volta, la prossima, sarebbe andata senz’altro meglio.

I piccoli passi pagano sempre, concluse, importante è essere convinti di raggiungere l’obiettivo e di non lasciarsi distrarre per via.

Così la comitiva fece ritorno al villaggio, neanche troppo demotivata e, nei giorni seguenti, un po’ tutti, appena potevano, privilegiarono il tiro con l’arco.

Se qualcuno degli adulti chiedeva  loro perché tanto impegno in questo gioco,un po’ tutti, concordi, rispondevano :<< Dobbiamo diventare abili nel gioco e anche nella vita  e l’abilità, ci hanno detto, è frutto di pazienza e  di perseveranza.>>

<< Ecco perché abbiamo deciso di darci dentro.>>

Gli adulti non credevano alle loro orecchie, meravigliati di tanta saggezza che venisse da giovanissimi. Ma gli anziani del villaggio se la ridevano soddisfatti perché, tutto sommato, la storia di Guglielmo Tell e della mela era stata effettivamente per questi giovanissimi una lezione importante. Una lezione che, tutto sommato, è bene, potendo, apprendere fino da bambini. 

                                Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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