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Sono un bravo fijo, mangio frutta Bio.

Creato il 27 ottobre 2017 da Ilbocconianoliberale @ilbocclib

Nel 2010 i 28 paesi membri dell’Unione Europea hanno firmato un accordo che fissava dei limiti alla quantità di emissioni di sostanze nell’aria per ogni paese (NECD). Inoltre, furono stabiliti dei target da raggiungere entro il 2020, garantendo così lo sforzo comune per migliorare la qualità dell’aria nella regione. Le misure prese riguardano cinque elementi presenti nell’aria (NOx, NMVOCs, SO2, NH3, PM2.5) e, come mostrano i report annui prodotti dall’European Environment Agency, l’Italia ha raggiunto in anticipo ogni obiettivo e si è tenuta al di sotto di tutti i tetti fissati. Questo successo è in gran parte dovuto al trend positivo che va avanti dai primi anni ’90, spinto dal progresso tecnologico e dalla early adoption di nuove pratiche nel settore agricolo.

Negli ultimi giorni una delle notizie che ha occupato più spazio nei media nazionali è “l’emergenza inquinamento”[1]. Come ormai tutti sappiamo, la settimana scorsa la quantità di particelle (PM2.5 e PM10) presenti nell’aria dei diversi capoluoghi del nord Italia (Milano, Torino, Padova) ha raggiunto livelli critici, nuocendo sensibilmente alla qualità della vita dei residenti. Ad aumentare i disagi si aggiunge la soluzione a breve trovata dai diversi sindaci: un blocco del traffico, che ha messo una toppa alla situazione (forse) nell’attesa della pioggia purificante.

Sono un bravo fijo, mangio frutta Bio.

Le performance nazionali quindi, nonostante siano positive, sembrano essere insufficienti, un indicatore sul quale frequentemente vengono puntati i riflettori è quello dei livelli di particolato nell’aria. In Italia le emissioni come possiamo vedere in fig.1 sono prevalentemente causate dalla produzione energetica (66%), e al secondo posto, con un’importanza decisamente minore, troviamo i trasporti. Grazie alle statistiche messe a disposizione dall’EEA[2], possiamo verificare che tra il 2000 e il 2015 le emissioni generate dai trasporti (di passeggeri, merci leggere e pesanti, motorini e altri compressi) son passate da 38.7 migliaia di tonnellate a 13.4 (una riduzione di circa il 60%), mentre quelle generate da impianti residenziali stazionari son cresciute dalle 68,000 tonnellate nel 2000 alle 108,000 tonnellate stimate nel 2015. Il trend positivo nel settore dei trasporti va attribuito ad una maggior efficienza dei veicoli, sulla carta un’auto diesel EURO I nel 1992 poteva emettere 140mg di polveri per ogni km; 17 anni dopo, con l’EURO V, il limite è a 5mg, 28 volte di meno. Il preoccupante dato nel settore residenziale può essere vincolato al crescente uso del biomass (pellet) per i riscaldamenti, a scapito di altre fonti. Il biomass, secondo i dati dello stesso ISPAR, genera per ogni GJ di energia prodotto 400g di PM2.5, il carbone invece 219g/GJ, meno inquinanti in questo senso rimangono gasolio e GPL, che emettono tra 2 e 3,6g per ogni GJ, e infine il metano con soli 0,2g/GJ. In altre parole, legna e pellet emettono 100 volte di più PM2,5 rispetto a Gasolio e GPL, e 2000 volte rispetto al metano.

Incrociando questi dati con quelli del consumo di pellet (fig.2) in Italia possiamo capire come mai i passi da gigante fatti dal settore dei trasporti non siano bastati a migliorare sensibilmente la situazione sopracitata.

Sono un bravo fijo, mangio frutta Bio.

Fig.2 Per l’Italia, storico delle emissioni di energia nel settore residenziale, ripartito per tipologia di combustibile. Nel 2013 c’è una discontinuità nei dati dovuta ad una nuova stima ISTAT del consumo di biomasse.

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Fig.2 Per l’Italia, storico delle emissioni di energia nel settore residenziale, ripartito per tipologia di combustibile. Nel 2013 c’è una discontinuità nei dati dovuta ad una nuova stima ISTAT del consumo di biomasse.

La situazione è aggravata dal fatto che tutto questo sia avvenuto anche grazie ai soldi dei contribuenti: da un lato venivano applicate nuove tasse e restrizioni sull’utilizzo dell’automobile (in modo da accelerare la rottamazione dei modelli più inquinanti), dall’altro erano concessi sussidi per l’installazione e il consumo del pellet!

Sì, da una parte pagavamo per avere meno particelle inquinanti e dall’altra per averne di più.

Insomma, “cornuti e mazziati”, direbbe mia nonna.

Giovanni Salvador Di Frisco

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[1] http://www.lastampa.it/2017/10/17/italia/cronache/emergenza-pm-milano-anticipa-il-piano-anti-smog-xgUyHyZMbMTuWnxft2H5tL/pagina.html

Fig.1 Source: European Environment Agency, “Air Pollution Fact Sheet Italy 2014”

 [2] http://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/data-viewers/air-emissions-viewer-lrtap

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