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Sono una cattiva femminista?

Da Suddegenere

Qui di seguito un articolo interessante,  Am I Bad Feminist? di Margaret Atwood, tradotto da Andrea Morgione. Sebbene riguardi una situazione specifica molto lontana da noi, questo articolo si inserisce in un dibattito a cui hanno preso parte anche femministe di rilievo in Italia. Solo una piccola nota personale a commento: non ho mai condiviso, e non comprendo, la dicotomia tra buone e cattive femministe o tra vere e false femministe. D’altra parte la sua cautela non credo sia identificabile con quella moderazione che  Atwood stessa si attribuisce. Forse, ciò ha a che vedere con la estrema lontananza tra la parte di mondo in cui vivo ed il mondo in cui vive lei, che immagino certamente più civile da tanti punti di vista, tanti quanti sono i km che separano il Canada dall’Italia. Penso, ad esempio, ad alcune situazioni particolari, una  di cui non si vede ancora al fine (quello per lo stupro delle due ragazze americane) ed una di cui una fine dal punto di vista legale si è vista (lo stupro della suora per cui era stato accusato Fedele Bisceglia). Gli spunti per riflettere  leggendo questo articolo, che parte dunque da una situazione particolare a noi per lo più ignota, sono tanti e rispetto alla sua chiusa, non potrei essere più d’accordo.

Sono una cattiva femminista?

“Sono una cattiva femminista?

 Margaret Atwood è autrice di oltre 40 libri di poesia, narrativa e saggistica, tra cui Il Racconto dell’Ancella.

Sembra che io sia una “cattiva femminista”. Posso aggiungere questa alle altre cose di cui sono stata accusata dal 1972, tra cui di aver raggiunto la fama scalando una piramide di teste mozzate di uomini (un giornale sinistroide), di essere una dominatrice votata a soggiogare gli uomini (uno di destra, completo di una illustrazione di me in stivali di pelle con una frusta) e di essere una persona orribile che, con i suoi magici poteri di Strega Bianca, può annichilire chiunque sia critico nei suoi confronti durante le cene a Toronto. Quanto sono spaventosa! E ora, sembra, sto conducendo una Guerra contro le Donne, come la Cattiva Femminista misogina e a favore dello stupro che sono.

Che aspetto avrebbe una Buona Femminista agli occhi dei miei accusatori?

La mia posizione fondamentale è che le donne sono esseri umani, con l’intero arco di comportamenti sacri e profani che questo comporta, inclusi quelli criminosi. Non sono angeli, incapaci di fare del male. Se lo fossero, non avremmo bisogno di un sistema legale.

Né credo che le donne siano infanti, incapaci di agire o di prendere decisioni morali. Se lo fossero, saremmo tornati al XIX secolo, e le donne non dovrebbero avere possedimenti, carte di credito, accesso all’ educazione di secondo grado e oltre, il controllo sulla loro riproduzione e il diritto al voto. Ci sono potenti gruppi in Nord America che spingono quest’idea, ma generalmente non sono considerati femministi.

Inoltre, credo che per avere diritti umani e civili per le donne ci debbano essere diritti umani e civili, punto, incluso il diritto alla giustizia fondamentale, così come perché le donne abbiano diritto di voto, ci debba essere la possibilità di esprimere tale voto. Forse le Buone Femministe pensano che solo le donne dovrebbero avere simili diritti? Certamente no. Ciò sarebbe solo l’altra faccia della medaglia del vecchio status quo in cui solo gli uomini avevano tali diritti.

Quindi supponiamo che le Buone Femministe mie accusatrici e la Cattiva Femminista che io sono siano d’accordo sui punti succitati. Dove divergiamo? E come ho fatto ad entrare sulla lista nera delle Buone Femministe?

Nel Novembre del 2016 ho firmato una Lettera Aperta chiamata UBC Accountable – per una questione di principio, ho firmato molte petizioni – che chiede di ritenere la University of British Columbia responsabile per il suo processo fallito nel trattamento di uno dei suoi precedenti impiegati, Steven Galloway, precedentemente capo del dipartimento di scrittura creativa, così come nel suo trattamento di coloro che sono diventati contestatori aggiuntivi nel caso. Nello specifico, diversi anni fa, l’università accusò pubblicamente Galloway sui media nazionali, prima che ci fosse un’inchiesta e prima ancora che all’accusato fosse concesso di conoscere i dettagli dell’accusa. Prima che essi saltassero fuori, Galloway dovette firmare un accordo di riservatezza. L’opinione pubblica – me compresa – era rimasta con l’impressione che quest’uomo fosse un violento stupratore seriale, e che tutti avessero il diritto di attaccarlo pubblicamente, poiché secondo l’accordo che aveva firmato non poteva dichiarare nulla per difendersi. Seguì uno sbarramento di invettive.

Ma poi, dopo un’inchiesta di un giudice (donna) che andò avanti per mesi, con numerosi testimoni e interrogatori, il giudice dichiarò che non c’era stato alcun abuso sessuale, in accordo a una dichiarazione rilasciata da mr. Galloway attraverso il suo avvocato. Fu licenziato comunque. Tutti rimasero sorpresi, me compresa. L’associazione della sua facoltà presentò un reclamo, tuttora valido, che, finché non finirà, renderà impossibile al pubblico accedere al verbale del giudice o ai ragionamenti da lei effettuati sulla base delle prove presentate. Il verdetto di non colpevolezza lasciò scontente alcune persone, che continuarono ad attaccare. Fu a questo punto che i dettagli del processo difettoso dell’UBC cominciarono a circolare, e che la lettera UBC Accountable fu realtà.

Una persona dotata di buonsenso a questo punto tratterrebbe il giudizio sulla colpevolezza o meno finché il verbale e le prove non saranno di pubblico dominio. Siamo adulti: possiamo farci una nostra opinione, in un modo o nell’altro. I firmatari della lettera UBC Accountable hanno sempre preso questa posizione. I miei critici non altrettanto, perché in cuor loro hanno già deciso. Quindi queste Buone Femministe sarebbero dotate di buonsenso? Se non è così, stanno solo alimentando la fiamma del vecchio adagio che vuole le donne incapaci di equità o di un giudizio considerato, e stanno dando a chi è contro le donne un’altra ragione ancora di negar loro posizioni decisionali nel mondo.

Una digressione: la faccenda delle Streghe. Un altro punto contro di me è che ho paragonato le azioni dell’UBC ai processi per stregoneria di Salem, dove una persona era colpevole in quanto accusata, poiché le regole alla base delle prove erano tali che non potevi provarti innocente. Le Buone Femministe mie accusatrici non gradiscono questo paragone. Pensano che le abbia paragonate i ragazzini cacciatori di streghe di Salem dando loro delle piccole ragazzine isteriche. Stavo invece alludendo alla messa in atto dei processi in sé per sé.

Ci sono, correntemente, tre tipi di uso di “strega” sensibili al contesto. 1) Chiamare qualcuno una strega, come abbondantemente messo in atto da Hillary Clinton durante la sua recente campagna elettorale. 2) “Caccia alle streghe”, usato per implicare che qualcuno sta cercando qualcosa che non esiste. 3) La struttura dei processi per stregoneria di Salem, in cui eri colpevole in quanto accusato. Parlavo di questo terzo uso.

Cose come questa sono sempre fatte nel nome di un mondo migliore. A volte effettivamente portano questo risultato, almeno per un po’. A volte sono usate come scusa per nuove forme di oppressione. Per quanto riguarda la giustizia applicata tramite i vigilantes – condanna senza processo – essa ha inizio in risposta a una mancanza di giustizia – o l’intero sistema è corrotto, come nella Francia prerivoluzionaria, o non ve n’è alcuno, come nel Selvaggio West – e le persone prendono quindi la situazione in mano. Ma una comprensibile e temporanea giustizia tramite vigilantes può trasformarsi in un’abitudine al linciaggio in massa radicata culturalmente, in cui il sistema giudiziario esistente è gettato dalla finestra e strutture di poteri extralegali vengono messe in gioco e mantenute tali. Cosa Nostra, per esempio, cominciò come resistenza alla tirannia politica.

Il momento #MeToo è un sintomo di un sistema legale che non funziona. Fin troppo frequentemente, le donne e altri soggetti che denunciano un abuso sessuale non hanno potuto avere accesso a un’udienza equa attraverso le istituzioni – incluse le strutture corporative – e hanno quindi usato un nuovo strumento: internet. Diverse stelle sono piombate giù dal firmamento. Tutto questo è stato molto efficace, ed è stato visto come un’enorme campanello d’allarme. Ma poi? Il sistema legale può essere sistemato, o la nostra società potrebbe disfarsene. Le istituzioni, le corporazioni e i posti di lavoro possono fare un po’ di pulizia, o aspettarsi che cadano altre stelle, e anche un bel mucchio di asteroidi.

Se il sistema legale è bypassato perché visto come inefficiente, cosa prenderà il suo posto? Chi saranno i nuovi broker del potere? Non le Cattive Femministe come me. Non siamo accettabili né per la Sinistra né per la Destra. In tempi estremi, gli estremisti vincono. La loro ideologia diventa una religione, chiunque non sia il fantoccio della loro visione è visto come un apostata, un eretico o un traditore, e i moderati nel mezzo sono annientati. Gli scrittori di narrativa sono particolarmente sospetti in quanto scrivono storie su esseri umani, e le persone sono moralmente ambigue. L’obiettivo dell’ideologia è eliminare l’ambiguità.

La lettera UBC Accountable è anche un sintomo – un sintomo del fallimento della University of British Columbia e del suo processo pieno di difetti. Questa faccenda avrebbe dovuto essere stata gestita dalle Libertà Civili Canadesi o dalle Libertà Civili della British Columbia. Forse ora queste organizzazioni metteranno le mani avanti. Poiché adesso la lettera è diventata un problema di censura – con chiamate effettuate per cancellare il sito e le molte sentite parole dei suoi scrittori – forse anche PEN Canada, PEN International, CJFE e l’Indice sulla Censura potrebbero avere un’opinione.

La lettera ha detto fin dall’inizio che la UBC ha deluso tanto l’accusato quanto gli accusatori. Io aggiungerei che ha deluso la popolazione tassata, che fornisce all’UBC fondi per qualcosa come 600 milioni di dollari all’anno. Saremmo lieti di sapere come i nostri soldi sono stati spesi in questa circostanza. I donatori privati all’UBC – che riceve miliardi di dollari in donazioni private – hanno anch’essi diritto di sapere.

In tutta questa tresca, le scrittrici sono state poste l’una contro l’altra, specialmente dopo che la lettera è stata distorta dai suoi oppositori e vilipesa come una Guerra contro le Donne. Ma in questo momento, io chiedo a tutti – tanto le Buone Femministe quanto le Cattive Femministe come me – di piantarla con il loro bisticciare improduttivo, unire le forze e puntare il riflettore dove sarebbe dovuto essere fin dall’inizio – sull’UBC. Due degli accusatori aggiuntivi hanno espresso dichiarazioni contro il processo dell’UBC in questo affaraccio, e di questo dovrebbero essere ringraziati.

Una volta che l’UBC avrà dato inizio a un’indagine indipendente sulle sue stesse azioni – come quella condotta recentemente alla Wilfrid Laurier University – e avrà promesso di rendere tale inchiesta pubblica, il sito di UBC Accountable avrà svolto il suo compito. Tale compito non è mai stato schiacciare le donne. Perché responsabilità e trasparenza sono state inquadrate come antitetiche ai diritti delle donne?

Una guerra tra donne, anziché una guerra contro le donne, è sempre gradevole per quelli che non augurano loro il meglio. Questo è un momento molto importante. Spero che non andrà sprecato.”

(ho montato questo video in occasione di un incontro a proposito di #metoo che abbiamo organizzato,  UDI Catanzaro e Mondo Rosa, con Ida Dominijanni e Romina Ranieri a fine dicembre scorso)

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