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"Sotto il cielo di Lampedusa": una raccolta poetica di versi migranti, tra memoria e denuncia

Creato il 12 marzo 2014 da Michelam

forse ti ha chiamato berhan, mia luce.

forse ti ha chiamato haben, mio eroe. forse quisanet, riposo.

oppure il tuo nome è hawet? Vittoria.

dimmi piccolo ti ha forse chiamato col nome della sua speranza, la sua aspirazione o il suo sogno?

o forse col nome del fratello che ha perduto o del padre da tempo andato.

forse ti ha chiamato col nome del deserto attraversato o della terra lasciata indietro.

Forse ti ha chiamato col nome della terra in cui eri diretto. dimmi piccolo qual è il nome che tua

madre ti ha dato... perché io non posso sopportare che tu venga chiamato numero 92.

Dopo la prima nazionale a Bologna, la raccolta poetica . Per essere aggiornati sugli appuntamenti che sono sicura seguiranno, non perdetevi questo . La mia (e non solo) speranza è che molte siano le presentazioni del volume. Sono certa che tanti vogliono ascoltare le voci dei sopravvissuti al 3 ottobre 2013 , naufragio che tutti ricordiamo e all'azione militare-umanitaria dello Stato italiano al .

BREVE E CURIOSA STORIA DI UN'INIZIATIVA CIVILE ED EDITORIALE

Mi sento di esprimere un ringraziamento sincero a chi si è impegnato nella raccolta dei , chiamati a raccolta grazie a versi dei migranti e dei poeti italiani che hanno voluto esprimere la loro solidarietà e indignazione di fronte all'ennesimo caso di violazione dei diritti umani . i ma anche Poeti italian Pina Piccolo . poeti internazionali 100 Thousand Poets for Change e alla loro rappresentante bolognese

Per chi non sapesse di cosa sto parlando , una minima ma doverosa nota. 100 Thousand Poets for Change è di origine americana nato nel 2011 grazie a Michael Rothenberg e Terri Carrion. Convinti che la possa avere un valore politico (nel senso più proprio e puro del termine), i due scrittori hanno lanciato un appello: perché non creare una rete di artisti uniti dalla volontà di testimoniare, denunciare o urlare l'urgenza di cambiamenti sociali, economici, culturali, ambientali, politici? L'invito è stato accolto: l'associazione coinvolge oggi circa 600 poeti attivi in 115 paesi, organizzatori intraprendenti di eventi aperti alle più varie forme d'arte . Anzi, se voleste farne parte, ecco pronto il .

Ma torniamo a Bologna dove, grazie a
Pina Piccolo , arrivano componimenti da tutto il mondo - anche sulla realtà della migrazione e, in particolare, sulla durezza dei viaggi migratori - in vista di una "tre giorni" di letture poetiche (che, tra l'altro, porterà alla pubblicazione di un'antologia). Solo una settimana dopo, la tragedia di Lampedusa. Parte un'email collettiva che chiama di nuovo a raccolta i poeti del movimento . Lo scopo è consegnare i loro testi alle organizzazioni eritree e somale. Senonché nasce l'idea di una lettura pubblica, a cui partecipano eritrei anche con testi propri .

La presentazione del volume è stata, infatti, ricca e movimentata. Non solo letture, ma anche testimonianze toccanti si sono succedute nella sala di un luogo "speciale", l' ex -scuola Merlani , edificio marcescente e abbandonato prima che un gruppo di migranti riuscisse, col supporto di associazioni locali, a ottenere dal Comune di risiedervi, realizzando così il primo caso di autogestione in Italia .

Straordinaria (e magari da ripetersi?) l'esperienza. Un gruppo di nigeriani in fuga dalla Libia in guerra approda in Italia nel 2011. Dopo due anni, lo Stato decide che per loro l'"emergenza" è terminata. I ragazzi finiscono per strada. Per fortuna ci sono associazioni "creative", che "ci credono" e si muovono. Risultato? Viene fondata Freedom and Justice e l'edificio demaniale è ora il luogo in cui risiedono i nigeriani. Certo, hanno dovuto rimettere in sesto con le loro mani l'immobile. Ma hanno camere abitabili, una cucina, e la sala in cui si è svolta la presentazione. Ci sono anche gas, luce e acqua, che pagano di tasca propria. Esempio di quello che si può fare se una società davvero civile si attiva.

Diversa è la storia di Abraham (a destra nella foto) , rappresentante di EYSNS ( Eritrean Youth Solidarity for Salvation ). Lui è fuggito dal suo Paese per non vivere da prigioniero sotto una dittatura che, nella sostanza, impone un servizio militare a vita inculcandoti l'idea che "devi essere spaventato" . Una vicenda dura, la sua, come quella di tanti giovani migranti. Una vicenda che ha raccontato non solo ai presenti, ma anche agli studenti attentissimi di alcune scuole bolognesi. 

Non posso non spendere infine qualche parola per . Il nome della sua piccola casa editrice corrisponde al gioco infantile che in Italia chiamiamo "campana" o "settimana". Più precisamente, è ricavato dal titolo di un capolavoro di
Milton Fernandez Julio Cortázar , Il gioco del mondo (Einaudi, 2005, traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini).

Fernandez ci ha raccontato di amare l'idea che persone vaghino senza cercarsi, ma per trovarsi "la poesia sia un'arma carica di futuro" il suo interesse è rivolto a quelli che egli ha definito "poeti senza ombelico" poeti con gli aperti sul mondo, non concentrati ossessivamente sul loro privatissimo mondo interiore; poeti che agiscono attraverso le loro parole. Come stupirsi che abbia dato alle stampe Sotto il cielo di Lampedusa

Per favore, per favore, venite a prenderci prima che faccia buio

(Antar Mohamed Marincola)


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