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Spacciarsela alla grande sul web (ovvero di come proclamo di essere un #massimoesperto, anche se non lo sono)

Creato il 02 febbraio 2017 da Sommobuta @sommobuta
Spacciarsela alla grande sul web (ovvero di come proclamo di essere un #massimoesperto, anche se non lo sono)Credo che questa moda dello spacciarsi in tutte le occasioni per #massimiesperti “di qualcosa” sia sfuggita decisamente di mano. Il famigerato “self branding”, ovvero l’arte di fare di sé stessi un marchio vendibile (e/o spendibile) in qualsiasi occasione, rendendo sé stessi “persone di successo”, “esperti del campo X”, “maestri” o “guru” (anche se, di fatto, non è così) è una delle peggiori evoluzioni (o, a seconda del punto di vista, “involuzioni”) del pensiero dei nostri giorni.
“Spacciarsela” (senza averne titoli, o meriti effettivi sul campo) “is the way”.
Autoproclamarsi #massimiesperti del #settore è diventato il requisito “base” (nonché il viatico più veloce) per rendersi credibili agli occhi del pubblico.
Tanto nessuno andrà a controllare se il #massimoesperto è davvero un #massimoesperto, oppure no.
E allora cosa succede?
Spacciarsela alla grande sul web (ovvero di come proclamo di essere un #massimoesperto, anche se non lo sono)
Che gente che non legge, scrive e pubblica libri (perché magari ha un seguito enorme).
Che gente che non scrive, tiene corsi di scrittura creativa (perché magari riesce a mettere in fila 3 parole di senso compiuto – e nella terra dei ciechi, l’orbo è un re*).
Che gente che #nonselainculanessuno, si (auto)proclama #massimoesperto #diSuccesso (perché…boh).
Che gente senza reali capacità venga innalzata al rango di divinità (perché…sì).
E così via.
Inquietante, vero?
Spacciarsela alla grande sul web (ovvero di come proclamo di essere un #massimoesperto, anche se non lo sono)
Ancor più inquietante però, a mio modo di vedere, è proprio l’autoelezione di un determinato titolo.
Intendiamoci: ho i miei #massimiesperti e #guru preferiti, tanto sulla blogosfera, quanto su YouTube, quanto sui vari social network.
E credo che li abbiate anche voi.
Gente che mette capacità, conoscenze e competenze al servizio degli altri.
Al servizio nostro.
Veri e propri specialisti, che impiegano buona parte del loro tempo a studiare e ampliare il proprio bagaglio culturale, così da saperne sempre di più nei relativi ambiti di competenza.
Lo riconosci subito, un vero #massimoesperto da un #autodichiaratosi #massimoesperto.
Il primo, infatti, non si sognerebbe mai di scrivere (o dire) cose del genere:
“Il mio blog sulle chiavi a Brugola fa 36 visite e 2,2 commenti all’anno! È un blog di successo! Sono il punto di riferimento della ferramenta su internet!”
Oppure:
“Ho 45 iscritti al mio canale YouTube di fumetti! Io faccio divulgazione, non faccio recensioni! Sono il #massimoesperto fumettistico d’Italia!”
Spacciarsela alla grande sul web (ovvero di come proclamo di essere un #massimoesperto, anche se non lo sono)
Intendiamoci: le views, i “numeri”, contano poco – o relativamente poco.
Sono solo un indicatore parziale di come vanno le cose; tuttavia, il creatore di contenuti dovrebbe badare principalmente a ciò che offre al pubblico, per tornare alla famigerata faccenda del “contenuto di qualità”.
Da un punto di vista “logico”, se un contenuto è buono (o eccellente), dovrebbe essere premiato dal pubblico, il quale (sempre a rigor di logica) dovrebbe essere in grado di riconoscere un contenuto di qualità da uno “fatto per”.
Spacciarsela alla grande sul web (ovvero di come proclamo di essere un #massimoesperto, anche se non lo sono)
Ma se le cose non fossero così?
Se il pubblico fosse attratto maggiormente dalla fascetta che dichiara che “Libro X ha venduto 6 miliardi di copie”, che “la social star ha 300.000 followers su Instagram”, che “l’influencer accumula almeno 1000 commenti sotto ogni post”?
Cosa succederebbe, in questo caso?
Che il numero diventerebbe l’indicatore principale.
Che il follower penserebbe di potersi trasformare, con un semplice click, nell’influencer che tanto adora.
E che, per darsi un tono (almeno all’inizio), il follower “aspirante influencer” avrebbe quantomeno bisogno di auto-affibbiarsi titoli che non gli competono, in modo da crearsi una credibilità (che, al momento, non ha).
Ed ecco allora che saltano fuori i #massimiesperti dell’autoelezione.
Pallide imitazioni di un “prodotto originale”, che non hanno nulla dell’originale.
Ma che puntano a fare le stesse cose e gli stessi numeri, spacciandosi per quello che non sono.
Spacciarsela alla grande sul web (ovvero di come proclamo di essere un #massimoesperto, anche se non lo sono)
In tutti e 4 i Vangeli canonici, Gesù non dice mai, nemmeno una volta, di essere il Figlio di Dio.
MAI.
Sono gli altri che lo appellano e lo indicano, di tanto in tanto, come tale.
E quando Ponzio Pilato chiede a Gesù: “Sei tu il Re dei Giudei?”, Gesù gli risponde: “Tu lo dici”.
I #massimiesperti dell’autoelezione, al posto di Gesù, avrebbero risposto: “Uà! Sono il #massimoesperto dei #massimiesperti dei Re dei Giudei. Sono proprio il Re dei Re. Sono il figlio di Dio. L’unto del Signore. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in una Giudea illiberale, governata da Erodi immaturi, e da farisei legati a un doppio filo coi romani, la cui gestione è economicamente e politicamente fallimentare”.
A differenza di molti sedicenti profeti e predicatori itineranti del suo tempo, Gesù era davvero un #massimoesperto. E se, da ateo, posso riservarmi il beneficio del dubbio sul fatto che fosse il figlio di Dio, il suo messaggio, sempre attuale e universale, lo rende un vero #massimoesperto, proiettandolo nell’empireo dei guru del Pensiero Filosofico di tutti i tempi.
Gesù, però, non si è mai autoproclamato #massimoesperto.
Non ne aveva bisogno.
A differenza di molti, molti altri.

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*E poi perché nessuno legge, ma tutti vogliono scrivere. Quindi anche se non ho le competenze, posso sentirmi in diritto di tenere un corso del genere per infinocchiare persone random (che non scriveranno mai, ovviamente).
**Metto le mani avanti: non è un attacco agli amyketty uanpisosi che si proclamano #massimiesperti (d’altronde l’hashtag ci ricordiamo tutti com’è nato – ovvero per scherzo. Almeno, all’inizio era così).
Spacciarsela alla grande sul web (ovvero di come proclamo di essere un #massimoesperto, anche se non lo sono)

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