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Spazio Riflessione (Gn 2,20-24)

Creato il 19 luglio 2017 da Marianna06

20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.

21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto.

22Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.

23Allora l'uomo disse:
«Questa volta
è osso dalle mie ossa,
carne dalla mia carne.
La si chiamerà donna,
perché dall'uomo è stata tolta».
24Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne.

                                                                                                                               (Genesi 2, 20-24)

Nel libro della Genesi, al secondo capitolo, viene proposto un nuovo racconto della creazione rispetto a quello del cap I (impostato, per intenderci, sui 6 giorni+1) e viene sviluppato, particolarmente, il progetto di Dio sulla umanità e quindi sulla coppia e sul matrimonio.
- Dio vuole offrire all'uomo (maschio) amicizia e collaborazione, facendolo uscire dalla solitudine (18). Ma trovare la gioia per l'uomo è difficile e sembra che Dio stesso vada per tentativi.
- Gli animali splendidi e variopinti sono un dono all'uomo: simili a lui nel corpo perché tratti dal fango, assolutamente diversi nella loro esistenza poiché l'umanità ha ricevuto vita dallo Spirito di Dio (2,7). L'uomo può dare ad ogni animale un nome, dimostrando di esserne il padrone. Così, con una tale presa di possesso, l'uomo li riconosce, coordina, mette ordine nella creazione. Egli inizia una comunicazione nel mondo.
- Ma non c'è un "aiuto simile" (v.20) all'uomo. Così Dio riprende il suo lavoro con fantasia: Egli vuole rendere felice l'uomo, poiché questo è il suo progetto. Il secondo racconto della creazione (Gen 2,18-24) è fondamentalmente centrato sulla ricerca di un mondo gioioso. Questo è possibile quando viene superata la solitudine, e quindi esiste un rapporto di reciprocità e di parità. E' bello leggere nella Bibbia che Dio stesso è alla ricerca di soluzioni perché fuori di sé ci sia contentezza. E la soluzione, che è attesa, progetto, sogno, si concretizza quando il Signore crea la donna. "Gli voglio fare un aiuto che gli sia simile", ma il testo ebraico dice: "Qualcuno che sia come il suo di fronte". La donna non è tanto aiuto materiale, né semplice compagna ma comunicazione alla pari, rapporto tra persone, reciprocità. Un racconto rabbinico dice che Dio non ha tratto la donna dai piedi perché fosse sottomessa, né dalla testa perché diventasse padrona ma dal fianco dell'uomo perché potessero insieme costruire un mondo sempre nuovo, in collaborazione. La parola "aiuto", in ebraico, è particolarmente usata per Dio ("Tu sei il mio aiuto: Sal 70,6). Perciò la donna è presente come Dio è aiuto per portare alla piena realizzazione la coppia. Il nome della donna non viene pronunciato direttamente dall'uomo: esprimerebbe una padronanza dell'uomo sulla donna, come per gli animali. Viene pronunciato da Dio: "La si chiamerà Ishshà (donna) perché tratta dall'Ish (uomo)". La donna non è perciò sottomessa a nessuno. Sarà sottomessa a Dio. Essa sarà "uoma", da "uomo" richiamo della sua provenienza e della sua parità.
- Perciò il racconto pone le radici e le motivazioni per i richiami della vita adulta della coppia: l'attrazione (la scoperta dell'amore del tempo della giovane maturità), l'unione della coppia (superamento della legge del sangue per l'abbandono del padre e della madre, perciò abbandono della dipendenza per una realtà nuova), la procreazione ("i due saranno una carne sola" nella carne del figlio) (v.24). [Fonte Qmran. net]

 a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

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