Speciale sorelle Brontë

Creato il 19 luglio 2011 da Alessandraz @RedazioneDiario


Cari lettori e lettrici,  ancora una volta con noi la bravissima scrittrice e poetessa Francesca Santucci che, dopo la spettacolare introduzione dedicata a Jane Austen, ci diletta con il suo scritto dedicato alle sorelle Bronte, che saranno oggetto appunto del nostro speciale estivo. Buona lettura! 
LEGGENDARIE BRONTË Charlotte (1816-1855), Emily (1818-1848), Anne (1820-1849) e Patrick Branwell Brontë(1) (1817-1848), orfani di madre in tenera età, crebbero isolati dal resto del mondo, in contatto solamente con la natura, educati in casa (dopo la tragica e prematura morte, avvenuta in una scuola pubblica maltenuta, di altre due sorelle, Maria ed Elizabeth), in un’atmosfera da incubo, sotto la ferrea disciplina del padre, il pastore anglicano irlandese, Patrick Brontë, che li costringeva in una sorta di stoicismo, lesinando il cibo, obbligandoli a lunghe ore di studio, non concedendo svaghi, presente in casa anche una zia metodista, Elizabeth Branwell, che impartì loro un’educazione severa ma non inflessibile, ed un’affettuosa serva irlandese, Tabitha Akyroyd (Tabby).
Profondamente influenzati dal romantico e tenebroso paesaggio nel quale vivevano, le brughiere dello Yorkshire (che vibrarono poi, prepotenti, nel romanzo “Wuthering Heights” di Emily), sferzate dal vento che fischiava nei camini, faceva sbattere le imposte e risuonare la casa di gemiti e scricchiolii simili a voci sinistre, sin da bambini furono eccezionalmente dotati dal punto di vista artistico, nutriti anche dei paurosi racconti popolari e delle saghe nordiche narrati da Tabby. 
Charlotte nel 1831 decise di frequentare una scuola vicino a Haworth, e, in seguito, divenne lei stessa insegnante, spendendo i primi guadagni per sostenere il fratello nella carriera artistica. Anche Emily e Anne per un po’ frequentarono la stessa scuola, ma la loro indole malinconica e la salute precaria le spinsero, dopo un po’, a lasciarla. 
Varie furono le vicende personali dei Brontë e diversi gli esiti creativi raggiunti. Le tre sorelle, anche in seguito alla morte della madre e alla mancanza di comprensione paterna, furono sempre molto legate fra loro da grande affetto e tenerezza, accomunate dall’acutissima sensibilità, dalla passione per la lettura e dalla Musa poetica. Chiuse nel cerchio del loro isolamento, studiavano e leggevano (unica concessione del padre - che pure aveva nutrito ambizioni letterarie) moltissimi libri, dai quali traevano materia per le loro fantasie ed i loro sogni, elaborando personali mondi irreali e, nascostamente l’una dall’altra, scrivevano malinconici versi su vecchi quaderni; grande fu, poi, la gioia comune di apprendere che tutt’e tre amavano la Poesia!
Fu così che, quasi per gioco, elaborarono composizioni su modello byroniano, “Le leggende di Angria”, (2) dai toni lugubri e tetri, in seguito riunite in un unico volume stampato nel 1846 col titolo “Poems by Currer, Ellis e Acton” (“Poesie di Currer, Ellis e Acton”) che, però, non riscosse grande successo. Nonostante ciò, usando gli stessi pseudonimi per restare anonime, decisero di pubblicare tre romanzi, uno a testa: “The Professor” (Il professore) di Charlotte, “Wuthering Heights” (“Cime tempestose”) di Emily, “Agnes Grey” di Anne.  
Charlotte ed Emily progredirono notevolmente nella scrittura e pubblicarono opere sia in prosa che in poesia. Anne, oscurata dal talento visionario di Emily e dal genio di Charlotte, pure offrì valide prove letterarie, con “Agnes Grey” e “L’affittuaria di Wildfell”.
Charlotte Brontë Della famiglia Brontë, anche se poi similmente drammatico a quello di suo fratello e delle sue sorelle ebbe l’epilogo della vita, fu Charlotte, la maggiore, la meno sfortunata e quella che riuscì ad avere un’esistenza più serena, evadendo dalla chiusura delle pareti domestiche recandosi con Emily, nel 1842, a perfezionarsi nella lingua francese, prima in Belgio e poi nel pensionato Héger di Bruxelles, attraversando la Manica in un viaggio che per entrambe, figlie di un austero pastore, fu atto di coraggio ed avventura meravigliosa ed esaltante, conseguendo fama con le sue opere e trovando, pur se solo per nove mesi, anche serenità nel matrimonio, con un uomo buono e premuroso. Felice fu pure il periodo che trascorse al pensionato belga, diretto dal professor Héger e da sua moglie, quando vi ritornò da sola, nel 1843-1844, come insegnante d’inglese, concependo un intenso amore per l’uomo, gentile, saggio, buono e religioso al quale, tornata in Inghilterra, scrisse alcune lettere. 


Fu proprio la romantica passione nutrita per il suo maestro di francese che le ispirò il racconto autobiografico “Il professore (pubblicato postumo, nel 1857, perché non trovò editori), una delicata vicenda sentimentale rivelatrice delle sue doti di scorrevole narratrice che aveva già avuto modo di estrinsecare in una copiosa produzione giovanile, il “ciclo di Angria” (scritto in parziale collaborazione col fratello Branwell), in cui aveva elaborato melodrammatiche fantasie.
Ma il primo romanzo pubblicato da Charlotte fu Jane Eyre”, del 1847, edito con lo pseudonimo di Currer Bell, pseudonimo che poteva nascondere sia un uomo che una donna (volutamente Charlotte, Emily ed Anne Brontë avevano scelto di chiamarsi Currer, Ellis e Acton Bell; nelle sua lettere(3) riferisce la stessa Charlotte: non volevamo dichiararci donne, perché avevamo la vaga impressione che le scrittrici siano soggette a esser guardate con pregiudizio), ma che, però, non ingannò il critico G. H. Leves del “Fraser’s Magazine”, che riconobbe subito la mano femminile e lo recensì favorevolmente: "A scrivere è chiaramente una donna; e, se non prendiamo un abbaglio, una nuova stella della letteratura…La storia non ha soltanto un interesse singolare, sviluppato con naturalezza fino all’ultima pagina, ma concentra la nostra attenzione e non ci abbandona. L’incantesimo continua anche dopo aver chiuso il libro. (4)"
Jane Eyre” (la storia di una giovane orfana che, dopo una squallida infanzia trascorsa in un collegio orribile, dove vige una severissima disciplina, rafforzata nel carattere dalle dure prove che subisce, anche la perdita della cara amica, dapprima resta nel collegio come insegnante e poi diviene istitutrice della figlia del signor Rochester, gentiluomo di ricca famiglia) diede a Charlotte immediata popolarità e grandi soddisfazioni, ma nel giro di pochi anni la sua vita fu attraversata da tre gravi lutti: tra il ’48 e il '49 mancarono il fratello Branwell, poi le sorelle Emily ed Anne. Restò, così, in solitudine a custodire i ricordi, e, ormai famosa, a far conoscere ai visitatori, che arrivavano nel villaggio per visitare i luoghi in cui era ambientato “Jane Eyre”, anche l’opera delle sorelle. Scrisse ancora due romanzi, “Shirley”, nel 1849, e “Villette”, nel 1853 e, divenuta una piccola celebrità, numerose cominciarono ad arrivarle le proposte di matrimonio, tutte rifiutate per non lasciare il suo paese.


Infine sposò, nel 1854, non più giovanissima, un coadiutore del padre, residente nella canonica, il reverendo Nicholls, ma, fragile di costituzione, debilitata come le sue sorelle dalla malattia polmonare, morì dopo nove mesi di matrimonio, prima di riuscire a dare alla luce il figlio che attendeva, ad Haworth, in quella brughiera tanto amata dai Brontë, che per tutti loro fu insieme vita e morte: era il 31 marzo del 1855. 
Emily Brontë Emily (1818-1848), la seconda delle tre figlie del reverendo Patrick Brontë, tenace e indipendente fino alla morte, fu l’autrice più ispirata delle tre sorelle (musa di brughiera la definisce Silvio Raffo (5) ) ed il suo genio fu subito compreso da Charlotte. Pubblicò un solo grande romanzo “Wuthering Heights” (“Cime tempestose”), che, però, la rese una delle autrici più singolari ed inquietanti della letteratura inglese.


Contrariamente al romanzo di Charlotte, “Jane Eyre”, che, pur se criticata la protagonista, fu bene accolto, quello di Emily, di grande forza, come “Jane Eyre” ricco di motivi gotici, quali le tempeste, gli incubi, le maledizioni, con un personaggio come Heathcliff diabolico, pur se reso affascinante dall’ autrice, ottenne successo ma fece anche scandalo, condannato dalla critica perché ritenuta immorale l’accesa passione dei due protagonisti e l’implicita denuncia della falsità della società civile.
Emily compose anche circa 200 poesie liriche di straordinaria potenza visionaria, ma ne pubblicò solo alcune, vibranti, intense, appassionate, d’acceso romanticismo, tutte rivelatrici dell’animo di grande poetessa che avrebbe sicuramente spiccato il volo verso più alte mete se il destino non avesse troncato la sua esistenza così precocemente. Nel giorno del funerale del fratello Branwell, il 28 settembre del 1848, Emily si espose volontariamente al freddo di quel giorno, si ammalò di consunzione e, nonostante gli atroci dolori, rifiutò le cure. Solo l’ultimo giorno accettò di vedere un dottore, ma ormai era tardi: Charlotte aveva già compreso che l’inevitabile si avvicinava per l’amatissima sorella che si stava congedando dalla vita. Anche di fronte ad un rametto del suo fiore preferito, l’erica, che Charlotte le aveva porto, Emily non aveva dato alcun cenno. 

Ricordo il brivido di Miss Brontë quando rammentò, narrandomela, la stretta al cuore provata quando, dopo aver cercato un ramoscello di erica -appena uno e tutto intristito- e lo aveva portato a Emily e si era resa conto che il fiore tanto amato non veniva riconosciuto dai suoi occhi appannati e indifferenti.(6) 

Emily morì il 19 dicembre dello stesso anno. Seguì il suo funerale e l’officio funebre anche il suo cane Keeper, che tanto profondamente l’aveva amata.

[…] fu fra i primi nel corteo che seguì il suo funerale tempo dopo, giacque gemendo una notte dopo l’altra dietro la porta della sua camera vuota, mai più diede segno di gioia canina. […](7)

Anne Brontë La voce più tenue delle tre Brontë, ma non per questa meno valida, appartiene ad Anne (1820-1849), la minore; nata nel 1820, si spense di tubercolosi a soli ventinove anni.Insieme alle sue sorelle e al fratello Branwell, partecipò alla stesura dei racconti giovanili, dando vita, con Emily, usando lo pseudonimo di Acton, all’immaginario mondo di Gondal (8) (mentre Charlotte e Branwell elaborarono il leggendario ciclo di Angria); e fu proprio da una sua creatura immaginaria dell’infanzia, Ross, che derivò, poi, il personaggio di Arthur Huntington nel suo romanzo “L'inquilina di Wildfell Hall”.


Nel 1834, sempre insieme ad Emily, cominciò a scrivere un diario, in cui venivano annotati pensieri, riflessioni, episodi della vita quotidiana, che continuò a redigere ogni quattro anni, in occasione del compleanno della sorella, fino alla fine della sua vita.
Desiderosa di crearsi una vita indipendente, Anne s’impiegò come istitutrice, assentandosi spesso da casa (come Charlotte, del resto) e dovette subire amare esperienze; la più triste fu quella di vedere scacciato per indegnità suo fratello Branwell dalla stessa famiglia dove lei insegnava. Insieme a Charlotte e ad Emily, nel 1845 Anne pubblicò la raccolta collettiva di liriche, che costò loro cinquanta sterline, “Poesie di Currer, Ellis ed Acton” (gli pseudonimi scelti, volutamente ambigui, né maschili né femminili, lasciano riconoscere ciascuna delle tre donne dall’iniziale) che, però, non ebbe il successo sperato (furono vendute solo due copie), sconfortando Emily, ma non la determinata Charlotte che propose a vari editori, insieme al suo romanzo “Il professore”, anche “Cime tempestose” di Emily e “Agnes Grey” di Anne.
Il professore” venne rifiutato dall’editore, ma la tenace Charlotte scrisse di getto “Jane Eyre”, che fu subito pubblicato con successo, e con i primi guadagni poté finanziare la pubblicazione dei due romanzi delle sorelle, e così anche Agnes Grey” vide la luce, firmato con lo pseudonimo di Acton.


Nel 1848 morirono Branwell ed Emily; Anne pubblicò “L'inquilina di Wildfell Hall". Due anni dopo, di salute delicata fin dalla nascita, si ammalò gravemente di tubercolosi e si spense a Scarborough, nello Yorkshire, il 28 maggio 1849. 
Qualche giorno dopo la morte di Anne, Charlotte annotava: 

La sua serena morte cristiana non mi ha spezzato il cuore come la fine assurda di Emily…Della morte di Emily non riuscivo a darmi una ragione. Volevo tenerla con me, e la voglio ancora adesso. Ma Anne sembrava che fin dall’infanzia si preparasse ad una morte prematura.

Donna amabile e gentile, poetessa dolcissima (scrisse con serena nobiltà fino a poco prima di morire), Anne Brontë diede ottime prove come scrittrice. Le sue esperienze di istitutrice confluirono nel romanzo “Agnes Grey”, del 1847, di non grande valore, invece nel libro "L'inquilina di Wildfell Hall", del 1848, s’ispirò alla tragedia del fratello Branwell, morto per abuso di alcool e droghe appunto nel 1848, raccontando il dramma di un uomo che tradisce la moglie; quando la donna scopre il tradimento del coniuge, per sottrarre se stessa ed il figlio alla degradazione, scappa via con lui e si rifugia in un villaggio, sotto un altro nome. 
Anne non ebbe il tormentato talento visionario di Emily né la ricchezza d’immaginazione di Charlotte, ma fu un’abile romanziera, brava nel raccontare in semplicità, e le sue narrazioni furono sempre sostenuta da una forte esigenza morale, come dimostra, la scelta di Helen, la protagonista del romanzo “L'inquilina di Wildfell Hall", allorché scoperto il tradimento del marito: venuto meno, insieme al rispetto, l’amore per lui, consapevole e responsabile decide di cercare la salvezza morale allontanandosi col figlio. 
Patrick Branwell Brontë Branwell, di vivido ingegno, orgoglio del padre, ammirato, elogiato e viziato dalle sorelle, che amavano che si unisse ai loro svaghi letterari ed apportasse qualche tocco “virile” nelle composizioni, fu di carattere taciturno e duro, d’indole irosa e violenta, e già adolescente cominciò a soffrire di disturbi psicologici. Nel gennaio del 1845 approdò a Thorp Green, in casa del reverendo Robinson (dove Anne era istitutrice), come precettore del figlio maschio.
Gradevole d’aspetto, galante, abile conversatore, scrittore, pittore, con tutte queste lodi attirò a sé l’attenzione di Mrs. Lydia Robinson, maggiore di lui quasi vent’anni; i due si innamorarono ed intrecciarono una relazione. Quando il marito della donna li scoprì, Branwell venne licenziato per indegnità, ed anche Anne dovette prendere congedo dai Robinson. Infine consumò malamente la sua vita finendo quasi demente, abbrutito dall’alcol e dall’oppio; morì nel 1848 fra le braccia di Emily, che lo seguì, consunta dalla tisi, nello stesso anno. 
Di Branwell, versato per la poesia e per la pittura, quasi nulla è rimasto, copiosa, invece, la produzione delle sue sorelle che, soprattutto nell’opera poetica, espressero in pienezza il tipico conflitto romantico tra la costrizione nella finitezza del mondo chiuso ed angusto e l’aspirazione all’infinito. La voce più verbosa risulta essere quella di Charlotte, la più intensa ancora oggi quella di Emily, che seppe produrre pagine d’intenso lirismo, la più esile quella di Anne; impareggiabile ed irripetibile permane il fascino esercitato dall’opera della leggendaria triade poetica femminile.
NOTE
1) Il cognome Brontë deriva dal nome della cittadina siciliana che Ferdinando IV cedette al generale Orazio Nelson, come ricompensa per l'eccellente servizio reso nella rivoluzione napoletana del 1799; essendo il reverendo grande ammiratore di Nelson, chiese ed ottenne di chiamarsi così.
2) Racconti lugubri e paurosi su modello byroniano. 
3) “Lettere- Charlotte, Emily e Anne Brönte”.  
4) Op. cit.
5) Op.cit.
6) Gaskell E., “La vita di Charlotte Brontë”.
7) Op.cit.
8) Del mondo di Gondal, le cui avventure Emily ed Anne porteranno avanti fino alla morte, non ci restano scritti in prosa, ma poesie. 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 
Curatore Raffo S., Anne, Charlotte, Emily Brontë, Poesie, Oscar Mondadori, Milano 2004.
Gaskell E., La vita di Charlotte Brontë, La Tartaruga, Milano, 1987.
Charlotte Brontë, Jane Eyre, Rizzoli, Milano, 1951.
Lettere- Charlotte, Emily e Anne Brönte, a cura di Barbara Lanati SE Milano 2000.
Woolf  V., Le donne e la scrittura, La Tartaruga edizioni, Milano 1981. 


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