Speleopsicoriflessioni nel buio

Creato il 04 maggio 2013 da Andrea Scatolini @SCINTILENA

By MM SCCA on maggio 3rd, 2013

Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio.
La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

[Platone]

Il mito di cui alla citazione poc’anzi riportata narra la condizione del prigioniero, costretto a vivere in una caverna con le spalle rivolte all’uscita. Fuori dalla caverna si trova un muro ad altezza d’uomo dietro al quale camminano persone che portano sulla testa statuette raffiguranti oggetti di vario genere. Questi passanti parlano e il loro eco rimbomba nella caverna. Dietro le sagome dei passanti arde un fuoco intenso che proietta nella parete della grotta davanti agli uomini legati le immagini degli oggetti.
Il prigioniero crede che le ombre siano la realtà, ma un giorno egli si libera e si volta e vede le statuette accorgendosi che sono più reali delle ombre. Il prigioniero poi esce dalla grotta, oltrepassa il muro e inizialmente è accecato dalla luce del sole ma poi ci is abitua, si guarda intorno e nota che tutto è più vero degli oggetti che sono proiettati ed infine si accorge che è il sole che da significato a tutto.
Secondo voi speleologi cosa rappresenta la caverna? Cosa cono le ombre? Cosa sono le statuette e chi le porta sulla testa? E poi, cosa rappresenta la prigionia? …e il sole? Cosa prova lo speleologo nel vedere il mondo fuori dalla grotta?
Riflettete sulla paura del prigioniero e del complesso gioco di interessi che ruota intorno al luogo sotterraneo e chiedetevi come vi sentite laggiù quando siete tra le viscere della terra…


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