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Speranza dopo le pietre

Creato il 16 giugno 2018 da Gadilu

Speranza dopo le pietre

Il video dura poco più di 30 secondi. Si vede la strada antistante la stazione degli autobus percorsa da poche macchine. Poi appare un giovane uomo di colore che grida e tira qualcosa, forse una pietra, verso il punto dal quale sono effettuate le riprese. L’autrice del video è la consigliera provinciale dei Freiheitlichen Ulli Mair, la quale l’ha poi postato sulla sua pagina Facebook con la seguente didascalia: «Le “nostre risorse” diventano più aggressive e tirano pietre alla mia finestra. Forse hanno capito che il vento sta cambiando, almeno voglio sperarlo! Intanto un grazie alla Polizia di Stato che in meno di tre minuti è arrivata e si è portata via due “ingegneri” o forse “chirurghi” che ubriachi fradici hanno trovato anche il tempo di tirare pietre e danneggiare la loro macchina. W la Polizia e forza Salvini».

Prima di commentare questo breve testo è bene esprimere tutta la solidarietà del caso a Ulli Mair e stigmatizzare l’accaduto, purtroppo non episodico. Da tempo la zona di piazza Stazione è teatro di risse e comportamenti che rendono la vita difficile a chi vi si trova. Detto questo, è indispensabile chiedersi anche se il problema possa essere risolto soltanto inasprendo controlli e attendendo l’intervento della forze dell’ordine. Indirettamente, è proprio Ulli Mair a spiegarci che questa non è la strada da seguire, nonostante alla fine il suo gradimento per gli attori di una eventuale repressione faccia pensare esattamente il contrario.

La traccia è contenuta nella parola “risorse”, che la consigliera usa con antifrastico disprezzo. Non possiamo aspettarci nulla da queste persone – ecco il messaggio – perché la loro presenza è di per sé problematica, e neppure adottando migliori misure di integrazione riusciremo mai a fare di loro degli “ingegneri” o dei “chirurghi”. Sono teppisti e vanno eliminati. Eppure, la completa assenza di ciò che potrebbe contrastare il triviale lombrosismo che separa gli esseri umani giudicati degni di questo nome dagli scarti irrecuperabili è una bancarotta della politica. Al contrario, qui sarebbe auspicabile aspettarsi un progetto rivolto a rendere evitabile ciò che ci disturba non invocando subito manette, gabbie e rimozioni, ma conservando l’opportunità di suscitare qualcosa di positivo. Pensare che ciò non possa verificarsi o, peggio, che non sia nostro compito almeno provarci, significa già operare per rendere ineluttabile un mondo più povero, più brutto e più triste, e non solo per chi vorremmo respingere oltre i nostri confini.

Corriere dell’Alto Adige, 16 giugno 2018

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