Spiaggia a mano armata, di Umberto Lenzi

Creato il 08 gennaio 2013 da Funicelli
Salii in camera e mi preparai un bagno. Sentivo la necessità di tergermi anche moralmente di tutto lo sporco accumulato negli ultimi giorni. Immerso nell'acqua tiepida presi a strofinarmi il torace e braccia. E intanto mi sforzavo inutilmente di penetrare la psicologia contorta di Mariuccia Costa, l'enigma di quei mesi a Pisa che avevano preceduto il suo assassinio e determinato la fine della sua migliore amica.
Il mio umore funereo contrastava fortemente con le risa e le voci allegre dei bagnanti che rientravano in hotel felici per una giornata trascorsa in spiaggia a crogiolarsi al sole. Risuonarono dei passi in corridoio, e dopo qualche istante dalla camera adiacente alla mia la voce gioiosa di una ragazza iniziò a intonare la note di una canzone.
Voglio vivere così, col sole in fronte
e felice canto, beatamente ...
Mi si strinse il cuore. Due ragazze giovani come la sconosciuta al di là della parete, non avrebbero mai più vissuto col sole in fronte e felici cantano beatamente.


Ho sempre apprezzato i film di Umberto Lenzi, i poliziotteschi pieni di azione, sangue e personaggi da film western (Tomas Milian nel ruolo del giustiziere, Maurizio Merli il commissario Tanzi). Ma anche film con dietro una sceneggiatura non così scontata (come in altri film del genere) e colonne sonore che ancora oggi si ascoltano con piacere.
Mi ha dunque incurisito questa sua uscita letteraria, "Spiaggia a mano armata": volevo vedere come avrebbe espresso la sua verve noir sulle pagine di un libro.
A fine lettura devo esprimere una mia piccola delusione: come se la storia, che pur parte da uno spunto interessante (un omicidio nel mondo del cinema, negli anni successivi la fine della Seconda guerra mondiale), sia stata un pò sfilacciata, allungata per adattarla al formato letterario.
Anche il protagonista, Bruno Astolfi da Prato, è un pò troppo ispirato ai clichè dell'investigatore da romanzo: ex poliziotto, col vizio della bottiglia (nel suo caso i Fernet, senza i quali non starebbe in piedi), con un passato da pugile, cacciato dalla polizia in seguito alle epurazioni (sommarie, come sappiamo) degli ex fascisti dopo la fine della guerra.
Pratese di nascita, come Curzio Malaparte che compare con un Cameo nel libro, ma trasferito a Roma per professione, Astolfi è un investigatore privato con una buona reputazione nel mondo del cinema.
Viene ingaggiato dalla società di produzione Incine, che sta girando un film nei boschi "infernali" di Tombolo ("Tombolo, paradiso nero"), nella boscaglia vicino la città di Tirrenia, dove vivevano accampati disertori di colore e segnorine italiane.
Astolfi deve indagare sulla morte di Mariuccia Costa, una parrucchiera della troupe. Della sua morte viene incolpato il capitano dell'esercito americano Kitzmiller, che sta aiutando regista e ha anche un ruolo del film, il compagno della ragazza.
Ragazza che è scappata da Salerno, la sua città, per arrivare prima a Pisa e poi a Livorno, per incontrare l'ufficiale di colore.
L'investigatore riesce a scagionarlo e capisce che se vuole trovare il colpevole deve investigare sul passato della ragazza, la sua fuga da Salerno e capire cosa ha fatto e chi ha visto nei mesi passati a Pisa.
E dovrà anche difendersi dall'assassino, che non ha alcuna intenzione di farsi incastrare né dalla polizia (che non si dimostra molto attenta nel trovare il vero colpevole) né da un ex questurino: Bruno stesso richierà la propria pelle, per trovare il bandolo della matassa.
Spiaggia a mano armata oltre ad essere un giallo è anche un racconto anche del cinema dei primi anni del dopoguerra: diversi personaggi reali fanno capolino tra le pagine, così come anche il film "Tombolo, paradiso nero" non è inventato.
Curzio Malaparte e anche Indro Montanelli, scneneggiatore del film nonché autore di un articolo sui traffici di Tombolo.
Federico Fellini, giovane e magro, il resista Giorgio Ferroni, l'attore Elio Steiner (in un ruolo da cattivo), il grandissimo Aldo Fabrizi (il protagonista della pellicola), Franca Marzi.
Un cinema che voleva raccontare dell'Italia alle prese con la guerra, la fame, la violenza ma anche la voglia di ricominciare a vivere una vita normale.
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