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"Star Wars: Gli ultimi Jedi" di Rian Johnson

Creato il 23 dicembre 2017 da Stories2358

Titolo: Star Wars: Gli ultimi Jedi

Titolo originale: Star Wars: The Last Jedi

Un film di Rian Johnson con Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Domnhall Gleeson

Genere: fantascienza, azione, avventura

La Resistenza guidata dal generale Leia Organa ( Carrie Fisher) subisce un altro duro attacco ad opera dello spietato Primo Ordine. Il pilota Poe Dameron ( Oscar Isaac), di sua iniziativa, per rendere possibile l'allontanamento della nave ammiraglia di Organa decide di mettere in atto una strategia per indebolire il nemico. Questo clima teso e difficile non lascia scampo nemmeno alla giovane Rey che, dopo l'approdo su un isola di Ahch-To, cerca di convincere un disilluso Luke Skywalker ( Mark Hamill) ad addestrarla per diventare Jedi. La sua avventura, però, si intreccerà inevitabilmente anche con le scelte di Kylo Ren ( Adam Driver). Il lato Oscuro continua ad incombere minaccioso.


Dopo il trionfale ritorno sul grande schermo con Il Risveglio della Forza, le aspettative e l'attesa per Gli ultimi Jedi, l'ottavo episodio del fortunato franchise nato con Star Wars nel 1977 dalla mente di George Lucas, esigevano un risultato, ancora una volta, sorprendente capace di mettere d'accordo tutti i fan della saga, dai veterani ai neofiti, dai più esigenti ai fedelissimi ad ogni costo. Come riuscire in questa ardua impresa? Questa volta il compito viene affidato a Rian Johnson, successore designato di J.J. Abrams sia alla regia che alla sceneggiatura.

Gestire o, meglio, affrontare un film di Star Wars non significa semplicemente confezionare una storia sbalorditiva ed avvincente per il grande schermo bensì significa assumersi la responsabilità di confrontarsi con una mitologia costruita e alimentata da quattro decenni di cinema che hanno formulato nuove regole per il mondo del cinema di fantascienza e di intrattenimento oltre che il merchandising. Questa lunga tradizione, tuttavia, può risultare molto stretta ed essere prefigurata come un limite da infrangere. Sì, l'idea alla base dell'ottavo episodio è proprio questa: voltare pagine, proiettarsi definitivamente verso il futuro lasciando alle spalle gli intrighi e le svolte passate. Ogni situazione, ogni personaggio per tutta la durata del film lo ricordano allo spettatore. Naturale, si potrebbe dire: The Last Jedi è il secondo capitolo della nuova trilogia, una pellicola di passaggio volta alla preparazione dell'epico finale. I secondi arrivati, i sequel per eccellenza spesso, però, sono il vero metro di valutazione dell'intera serie, le 'pedine' che, con silenzio e discrezione, tessono le trame più lodate dell'epilogo.

Si sono resi necessari un rewatch della trilogia prequel e diverse lunghe discussioni con amici e fan della serie prima di riuscire a metabolizzare completamente questo film. E' servita una settimana per riuscire a mettere in ordine le idee e per realizzare quanto sia stata grande non tanto la delusione quanto l'indifferenza. Per la sottoscritta è stato difficile anche solo reagire alle frequenti manifestazioni di quello strano e forzato umorismo che sembra dilagare minaccioso, fuori luogo e deleterio per una storia che, purtroppo, non arriva dritta al cuore, non corona i nascenti legami emotivi con i diversi personaggi e no, non sembra nemmeno sconvolgere le carte in tavola, anzi, tutto procede esattamente come previsto, con svolte che sembrano costruite svogliatamente per accontentare i fan.

Se i 'nuovi' personaggi chiave come Rey e Kylo Ren non convincono, i 'vecchi' riescono comunque a riempire la scena con la loro capacità, un po' nostalgica, di rievocare antiche battaglie e momenti iconici. Eccezione alla regola è, però, il pilota Poe Dameron, testardo ma intraprendente, interpretato da un Oscar Isaac a cui viene finalmente dato il giusto spazio mentre John Boyega con il suo sempre più insipido Finn viene relegato all'interno di una trama secondaria inutile comprendente uno sprecatissimo Del Toro.

E' innegabile, però, che il reparto tecnico sia sempre stupefacente: scenografie curate e contrasti di luce e colori sono spettacoli per gli occhi di rara bellezza.

A mente fredda, un dubbio diventa insistente e testimonia che, forse, il film ha centrato in qualche modo il suo obiettivo. Occorre, quindi, ricordare il citatissimo terzo principio della dinamica, tanto abusato anche nelle space opera: per procedere nel proprio percorso bisogna lasciarsi qualcosa alle spalle, magari una spada laser, il più venerato simbolo della tradizione. I tempi e i meccanismi ad alcuni saranno sembrati sbagliati ma senza dubbio sono stati inevitabili. E il tanto equilibrio della Forza, ora, è proiettato verso un futuro da esplorare.


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