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Stasera in tv su Iris alle 21 Fino a prova contraria di e con Clint Eastwood e James Woods

Creato il 18 ottobre 2018 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma
Stasera in tv su Iris alle 21 Fino a prova contraria di e con Clint Eastwood e James Woods

Clint Eastwood realizza con discrezione, senza strafare, senza urlare e senza esporsi in virtuosismi, un film che coniuga il sapore della parabola umana controcorrente, ponendo al centro della scena un antieroe di frontiera che ha perso da tempo la sua partita con la vita

Stasera in tv su Iris alle 21 Fino a prova contraria (True Crime), un film del 1999 diretto da Clint Eastwood, tratto dal romanzo Prima di mezzanotte di Andrew Klavan. Con Clint Eastwood, James Woods, Isaiah Washington, Bernard Hill, Diane Venora. Nella prima settimana di apertura il film ha incassato 5.276.109 di dollari negli Stati Uniti: in totale, sempre negli Stati Uniti, ha incassato complessivamente 16.649.768 di dollari.

Sinossi
Un cronista attempato, donnaiolo, con fiuto per le notizie e i giochi sporchi, si sta disintossicando dall'alcol. La rinnovata lucidità, insieme alla morte di una giovane collega che era sulle tracce di un colossale errore giudiziario, risveglia il suo sesto senso. Mancano poche ore all'esecuzione di un nero condannato a morte per omicidio; forse non è colpevole.

Si può leggere il film del sommo Clint su due livelli: una requisitoria contro la pena di morte mascherata da action esistenziale o un thriller muscolare e cerebrale con una vena sociale assai evidente. Non è chiaro fino in fondo quale possa essere stato il vero motore dell'operazione, ma è certo il buon valore del film, qualunque sia la sua vera matrice. Con la perizia magistrale che ormai gli si è attaccata come una zecca, Clint Eastwood realizza con discrezione, senza strafare, senza urlare, senza esporsi in virtuosismi (e senza girare un capolavoro), un film che coniuga il sapore della parabola umana controcorrente, ponendo al centro della scena un antieroe di frontiera che ha perso da tempo la sua partita con la vita. A incarnarlo, non era scontato, il cavaliere della valle solitaria offre una prova granitica e al contempo fragile. Nel calibrato montaggio tra la sbalestrata vita quotidiana del reporter e le ultime ore del condannato, il ritmo del film progressivamente cresce. Un Eastwood minore, ma più elegante, diretto e coinvolgente di molti film simili. Su tutto, una certa, solitaria malinconia. Lo stile del regista è oramai impregnato nella natura elegante dei classici, iniettato soavemente di un'adrenalina frenata dal divenire degli eventi, calibrato sapientemente sui registri del cinema che rifiuta l'effetto fine a se stesso, preferendo la razionalità del movimento. Su tutto il film (anche sul fantastico dialogo tra il direttore James Woods e il cronista Clint) aleggia il fantasma della questione morale che da una vita coinvolge l'America: perché la pena capitale anche quando non si giunge alla prova contraria?

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