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Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 Mia madre, l’ultimo, intenso film di Nanni Moretti

Creato il 31 ottobre 2017 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma
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Si avverte chiaramente in quest'ultimo film uno scatto in avanti, una fermezza nuova, e il bisogno di dire addio all'istrionismo che tanto aveva caratterizzato il cinema precedente

Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 Mia madre, un film del 2015 diretto da Nanni Moretti e scritto dal regista insieme a Francesco Piccolo e Valia Santella. Il film è interpretato da Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini e dallo stesso Moretti, e racconta il difficile periodo di una regista di successo, divisa tra il set del suo nuovo film e la sua vita privata. Il film è stato presentato in concorso al 68º Festival di Cannes.

Sinossi
Mentre sta girando un film con l' importante attore americano Barry Huggins (John Turturro) come protagonista, la regista di successo Margherita (Margherita Buy) è alle prese con una catastrofica vita privata, completamente in balia della madre morente e della figlia adolescente Livia.

La recensione di Taxi Drivers (Luca Biscontini)

Dunque, cominciamo subito dicendo che nell'ultimo film di Nanni Moretti, , non si ride o quasi, tutto il proverbiale umorismo del regista romano lascia spazio a un'elaborazione del lutto, quello della morte della madre per l'appunto, e la narrazione si stratifica, come il precedente , in tre blocchi, la vita privata, il cinema e, molto sullo sfondo, la politica. Moretti, come emerge chiaramente nel film, si lascia andare, rompe gli schemi dei precedenti lungometraggi per raggiungere la semplicità del senno di poi, un traguardo che richiede un lungo percorso, all'interno del quale sfrondare il superfluo (il narcisismo, l'auto compiacimento) per giungere all'essenziale, e restituire ciò che davvero si prova. È interessante notare come il racconto scivoli sistematicamente dal reso conto della realtà nel sogno, nella fantasia, nel ricordo, divenendo un flusso indistinguibile in cui accanto all'attualità del presente convive la virtualità del passato e di ciò che eccede la semplice rappresentazione. C'è la chiara intenzione di 'disorientare' lo spettatore, di coinvolgerlo totalmente nella moltitudine di sensazioni e pensieri dell'autore, in un andirivieni narrativo a tratti vorticoso, spaesante, ma nello stesso tempo fermo nel voler attrarre l'attenzione sulla drammaticità del tema di fondo, la morte, l'inevitabile abbandono a cui si è irrimediabilmente esposti.

John Turturro incarna il lato ludico a cui Moretti scientemente abdica, e Margherita Buy assume su di sé i tic e le movenze del regista; Nanni si mette da parte, ma interviene in maniera decisa per sottolineare alcuni passaggi particolarmente dolorosi. Il cinema richiede molti sforzi, una totale dedizione, e talvolta emerge il desiderio di tornare alla realtà: la vita incalza e allora bisogna farsi trovare pronti, saper reagire. Eppure nonostante il funesto esito della vicenda, e la difficoltà di comprendere, a differenza di quanto comunemente si crede, il presente, lo sguardo del regista non smette di indirizzarsi al futuro, c'è in esso un anelito di speranza, dettato probabilmente da una nuova fiducia nei confronti dell'essere umano, le cui risorse sono generalmente sottovalutate. È vero, non si smette di dire addio, di subire l'abbandono - e in questo senso, La stanza del figlio, Il caimano e formano un trittico sull'elaborazione del lutto - ma stavolta Moretti tende a un'interiorizzazione che, sul piano narrativo, si risolve in quel flusso emotivo di cui si diceva prima. Michele Apicella non c'è più, le sue provocazioni, il suo presentarsi come ragazzo-prodigio, Nanni Moretti è diventato definitivamente adulto, e allora la faccenda si fa più complicata, i dubbi invece di diminuire aumentano, il mondo appare più complesso ma al tempo stesso più ricco.

Con il profetico Habemus Papam Moretti aveva accolto nel suo cinema il grande tema della responsabilità, segnalando in maniera allarmante la questione 'dell'evaporazione del padre', e la disperata sequenza finale faceva rabbrividire per la sua drammaticità, ora, con , il regista sembra aver cominciato, finalmente, a caricare su di sé proprio quei pesi emotivi ed esistenziali che forse, prima, aveva sistematicamente evitato. Si avverte chiaramente in quest'ultimo film uno scatto in avanti, una fermezza nuova, e il bisogno di dire addio all'istrionismo che tanto aveva caratterizzato il cinema precedente. La domanda che ci possiamo porre è questa: ci interessa questo nuovo Nanni Moretti? Chi scrive non sa rispondere, ma può solo registrare un drastico mutamento, che, comunque la si pensi, presagisce, per la maggior parte delle volte, qualcosa di buono.

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