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#stayLeggendo: Barbara Bernardini

Creato il 03 settembre 2018 da Frailibri

Barbara Bernardini è l’angelo custode degli aspiranti scrittori e di chi sogna di lavorare in ambito editoriale. Responsabile dei corsi organizzati dalla casa editrice Minimum fax, accompagna i corsisti dalla prima richiesta di informazioni (e al migliaio di email seguenti) fino al caffè e biscottini delle pause durante le lezioni. Fondatrice dell’agenzia letteraria Lotto 49, è una delle poche persone che io conosca a seguire tutte, ma proprio tutte, le riviste letterarie esistenti. E ha un’altra dote rara, è generosa, condivide senza barriere le sue passioni e soprattutto le sue conoscenze e valorizza sempre chi fa un buon lavoro, come la libreria di cui parla in questo spazio.
Io, dei consigli libreschi di una come lei, mi fido ciecamente; quindi, eccoli anche per voi:

#stayLeggendo: Barbara Bernardini
Queste vacanze le ho dedicate ai libri che mi sono arrivati in spedizione dalla mia libreria preferita: Empatia, di Teramo. Tre sono libri di cui abbiamo parlato con Rachele Palmieri, libraia di Empatia, alla loro uscita e che non avevo ancora letto: il romanzo di Sara Gamberini, Maestoso è l’abbandono (Hacca); i racconti di Michele Orti Manara raccolti in Il vizio di smettere (Racconti edizioni); altri racconti, di James Purdy, raccolti in Non chiamarmi col mio nome, sempre da Racconti edizioni. Altri due sono libri che invece hanno scelto i librai per me (ed è un gesto che mi commuove sempre, soprattutto quando come in questo caso ci azzeccano con tanta precisione): Jim Shepard, Non c’è ritorno (66thand2nd) e Jean Stafford, Il castello interiore (BUR).

#stayLeggendo: Barbara Bernardini

Ognuno avrebbe un posto ideale in cui essere letto: Sara Gamberini andrebbe letta in un bosco, o al limitare delle campagne con un paese, che poi è un po’ il posto dove vivo (dove l’ho cominciato) e un po’ anche il posto in cui l’ho finito: in un campeggio sotto la Maiella.
I racconti di Michele Orti Manara sono racconti sulla fine di qualcosa, o sul punto in cui qualcosa cambia, li ho letti viaggiando (li ho letti sul traghetto di ritorno dalla Sicilia, c’era il mare grosso ed è stato un viaggio lunghissimo) e mi pare che sia stato il momento giusto: era la fine di una delle vacanze più belle che ho fatto, e nella traversata ho visto dei delfini: non sono piccole cose con le zampe , piuttosto cose medie con le pinne, ma a modo loro sembrano lo stesso promettere uno svelamento che poi non arriva. Jim Shepard andrebbe letto in mezzo alla natura più estrema: in cima a una montagna altissima e inaccessibile, in mezzo ai ghiacci dopo lunghe traversate: insomma, roba che non fa per me, che sono una pavida e pigra e l’ho letto in casa, dove però ha portato tutta l’avventura e il rischio di cui sono capace. Jean Stafford l’ho letta in Sicilia, e sarà che l’una ha influito sulla percezione che ho avuto dell’altra, ma quei racconti, pubblicati originariamente nel 1970, per me ora sono legati alla sensazione di tempo fermo che c’è in alcuni paesini di pescatori del trapanese. Infine James Purdy: tutto quello che scrive James Purdy è un luogo a sé: si può leggere ovunque, tanto ti porterà lui in un mondo strambo, dolcissimo e spietato insieme. Purdy è un punk elegante e raffinato, uno scrittore che con una lingua pulita e formale racconta i margini, quello che si pone fuori dalla norma e dalla morale spicciola.Si può leggere ovunque, appunto, ma si dovrebbe leggere sempre.

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