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#stayLeggendo, com’è andata?

Creato il 19 settembre 2018 da Frailibri

#stayLeggendo, com’è andata?
I miei buoni propositi di lettura di quest’anno, come ogni anno, non sono stati completamente realizzati. Fra i libri che avevo portato con me, da leggere in riva al mio mare vista Eolie, si sono infilate letture inaspettate, inedite, che mi hanno coinvolto e sorpreso. Della mia “lista” originaria ho finito questi (e ne sono felicissima):

Il contrario delle lucertole di Erika Bianchi (Giunti), un libro bellissimo, che ho letto quando ancora ero a Roma, presa dagli ultimi scampoli di impegni “invernali”. Il progetto che traspare attraverso una struttura originale e funzionale alla storia, temi profondi e non scontati – la maternità, l’adolescenza, l’anoressia, la solitudine e l’assenza – trattati con delicatezza ma senza risparmiare colpi necessari, togliendo quel sapore di miele che a volte lasciano le storie di personaggi (e persone) in difficoltà. Vorrei che di questo romanzo parlassero tutti, che lo leggessero tutti, perché è un esordio veramente di grande valore, secondo me. Avrò presto occasione di riparlarne e dedicarle più spazio, come merita.

Arrivata a Messina, con ancora qualche lavoretto da finire, ho pescato Heidi di Francesco Muzzopappa (Fazi). Rido poco in generale, quando leggo. Ricordo risate a scroscio con Shalom Auslander, David Sedaris, il primo Malinconico di De Silva. E poi Muzzopappa, i primi libri, da morire dal ridere. Questo ultimo mi ha stupito. Ho trovato l’aspetto ridereccio nel racconto di certi ambienti della ex Milano da bere che oggi è quella delle televisioni via cavo, dei programmi che parlano di malattie assurde, case che diventano discariche e personaggi al limite dei fenomeni da circo. Ho trovato, anche, rispetto agli altri, una nota meno leggera che testimonia un piccolo salto verso qualcosa di nuovo forse, dove trova spazio anche un papà impegnativo che si ammala di alzheimer e va accudito e che può innescare situazioni “leggere”, trattate sempre con estremo rispetto e ironia delicata.

Altro scatto in avanti – almeno secondo il mio modo di leggere questo autore – per Marco Marsullo che con Due come loro (Einaudi) ha cambiato un po’ la sua rotta. Seguo Marsullo fin dai primi racconti, ho letto i suoi romanzi e mi è sempre piaciuto il tono, il modo di scrivere e affrontare temi di vario genere con uno sguardo scanzonato e solo in apparenza ingenuo. Lo avevo lasciato alle prese con due genitori quasi più adolescenti del figlio diciottenne, costretto a barcamenarsi nell’indecisione totale e il caos imperante. In questo nuovo romanzo l’impalcatura è più solida, ci sono meno gag ma forse più occasioni per sorridere, sollevare le sopracciglia e stupirsi. I personaggi sono più saldi sulle loro gambe e si muovono sicuri attraverso la storia, che conducono in pieno, riservando colpi di scena e occasioni per riflettere. Shep (Shapiro) è l’ago di una bilancia settata al centro, ma non fra gli scontati “Bene” e “Male” (come si potrebbe pensare, avendo di fronte un tizio anonimo in giubbotto di pelle che lavora contemporaneamente per Dio e per il Diavolo). Lui è la rappresentazione vivente di quel rovescio della medaglia che sottende ogni scelta, anche la più estrema, la più definitiva (vivere o morire; togliere di mezzo, potendo, un rivale in amore; assecondare o combattere la disperazione) che non è mai così chiara come sembra. Shep ha tanti antagonisti forti quanto lui, che popolano la testa del lettore ben oltre il finale e rappresentano anche loro ogni aspetto dell’animo umano, che in una sola persona può concentrare equilibrio e follia, caos e razionalità (come l’impareggiabile Melinda, collega di Shep) e due coprotagonisti (Dio e il Diavolo) che potrebbero finire dritti sul grande schermo, così come Marco li ha pensati e realizzati.

Il quarto libro, consigliato da Luca Pantarotto, è Accanto alla macchina di Ellen Ullman (Minimum fax). Il sottotitolo, La mia vita nella Silicon Valley, mi ha incuriosito; mi attirava l’idea di leggere una cronaca romanzata di un ambiente lontano da me. Una donna programmatrice è già un elemento insolito nell’immaginario comune; il mondo dei programmatori, poi, è popolato (nella consuetudine) da nerd con gli occhiali spessi e un po’ asociali. Diciamo che Big Bang Theory ha favorito un approccio più leggero, ma rimane comunque sulla quasi parodia. Questo libro invece porta nei meandri della realtà più importante per ciò che riguarda la tecnologia, la Sylicon Valley, e la rende umana, calda, reale. Se ne ha il mito, sembra un posto sospeso fra gli emisferi, quasi irreale, e invece è un luogo fisico, dove si lavora anche per giorni interi senza mai staccare, dove nascono relazioni, si mangia tutti insieme, si fa festa, ci si innamora, si passa da un progetto all’altro lasciandosi dietro un’emozione, oltre che stringhe di programmazione.

Settembre e ottobre sono pieni di nuove uscite che non vedo l’ora di avere tra le mani, quindi, testa alta e #stayLeggendo anche in autunno!


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