Steampunk: questo sconosciuto (Pt. 2)

Creato il 18 novembre 2014 da Queenseptienna @queenseptienna

Nerd e geek del futuro, bentrovati al secondo e ultimo appuntamento con il vostro anacronistico Hush, qui per dissipare dubbi e incertezze sulla cultura steampunk che sempre più si sta facendo largo fra letteratura e vita reale.

Nel primo appuntamento abbiamo visto i canoni base dello steampunk: come è nato e gli autori che hanno dato via al genere, il periodo in cui è idealmente ambientato, l’integrazione tecnologica e come la tecnologia stessa nel suo anacronismo venga portata al limite dell’immaginabile.
In questa parte analizzeremo gli aspetti più sociali e politici del genere: in che modo all’epoca sarebbe stato visto e sfruttato questo anacronismo tecnologico, come la gente dell’epoca avrebbe vissuto l’avanzamento tecnologico un secolo prima e come ai giorni nostri viene vissuta questa cultura.

La classe esploratrice è fra le più
rispettate e abbienti, tuttavia il pericolo
che avvolge questa professione
scoraggia molti dall’intraprenderla.

Per iniziare con la politica, ho sempre pensato che questo genere quasi sempre racchiudesse un’utopia tecnologica all’interno di una distopia societaria e governativa.
Il mondo come la gente lo conosceva ha visto in quel periodo un “boost” tecnologico senza precedenti: da cavalli e carrozze l’avvento del vapore e la maggior cura dello studio, del metodo scientifico e della ricerca hanno portato a ogni genere di macchina ideabile: treni a vapore, aeronavi, cocchi motorizzati e persino rudimentali calcolatori a schede perforate.
Queste macchine però sono affamate di risorse, la tecnologia a vapore ha un costo in combustibili a dir poco spropositato e i governi questo lo sanno. L’imperialismo Britannico ne è il più fulgido esempio e le colonie che vanno dall’india all’Australia sono il risultato. Da questo si può capire come la situazione globale possa non essere delle migliori: instabilità e tensione sono all’ordine del giorno, specialmente se viene seguita la linea temporale reale che vedeva il regno impegnato nella guerra di Crimea e nella grande guerra dopo.
Ucronicamente vi potrebbero essere linee temporali molto diverse in cui la tecnologia ha cambiato il corso della storia in modo così profondo da far perdurare le monarchie e gli imperi, impedendo la formazione delle repubbliche e di governi più liberi, solo l’immaginazione può dire in quale modo la storia si possa essere evoluta.

Socialmente queste condizioni molto sfavorevoli danno origine ad una società tanto variegata quanto pericolante. Da un lato abbiamo operai sfruttati quasi come schiavi, in condizioni al limite dell’umano e sempre esposti al pericolo delle macchine su cui devono operare, dall’altra le classi più o meno privilegiate che in qualche modo sono riuscite ad emergere: uomini d’affari, commercianti, nobili e aristocratici, uomini di scienza.
Proprio questi ultimi sono forse le figure più importanti di tutto il genere, poiché sono i veri artefici del salto anacronistico compiuto grazie alle tecnologie legate al vapore. Non c’è limite che si possano porre e spesso e volentieri questa brama di creare e scoprire può portare a veri e propri capolavori ingegneristici o aberrazioni disumane.

Non c’è limite a ciò che la meccanica può
inventare, a patto che l’estetica vada di pari
passo con la funzionalità.

Storicamente il periodo dall’ottocento in avanti vede una nuova valorizzazione della classe scientifica e della ricerca, portando gli uomini di scienza a un nuovo livello sociale. Le università e i salotti scientifici vedono nuova luce, la ricerca prende nuovi sbocchi e porta la qualità della vita a nuovi livelli.
Se prima il vapore muoveva solo i treni e qualche pompa per l’acqua, dopo il salto in avanti ogni cosa, dai cocchi a vapore sino alle navi volanti era in grado di destare la meraviglia nel popolo, il quale elevava gli uomini di scienza a vere e proprie star dell’epoca.

Ma al giorno d’oggi come viene vissuta questa “cultura”? Ovviamente non come si pensa nei romanzi (purtroppo), ma sempre più negli anni si sta facendo strada nel mondo della fantascienza e non, diventando ogni giorno più popolare.

Se togliamo le ovvie opere letterarie e cinematografiche, quello che rimane è quasi un movimento di rievocazione storica, dove gli appassionati del genere si riuniscono per portare ai giorni nostri i fasti della tecno-cultura vittoriana.
Per gli appassionati è ovviamente d’obbligo ricreare la moda del periodo vittoriano, con però tutte le modifiche dettate dai canoni dello steampunk. Vediamo quindi l’abbigliamento classico (giacche lunghe, gilet, camice e cappelli a cilindro così come corsetti, stringivita) stravolti dall’aggiunta di tutti quegli accessori già visti per la moda cyber (goggles, catene e pendenti, dreadlocks) riadattati in maniera vintage.
Si ha quindi l’abbondanza di catene, cinghie e accessori in ottone, rame e bronzo (ingranaggi, pendenti) di uso che va dal puramente decorativo sino ad oggetti quasi funzionali e utilizzabili come ali meccaniche che si aprono o braccia meccaniche funzionali.

Solitamente le convention di fumetti quali comics e simili fungono da ritrovo per la maggioranza degli Steamers, ma non mancano le organizzazioni di veri Tea Party o pic nic vittoriani in eleganti cornici d’epoca come giardini di castelli o parchi; senza contare alcuni locali a tema Steampunk che lentamente stanno spuntando un po’ dappertutto.

Tutto questo ovviamente non conta ancora i vari sottogeneri e altre chicche come la musica steampunk, ma l’argomento è ampio e il tempo e poco, se desiderate ancora informazioni aspettate il prossimo articolo!

Dal 1880 è tutto, alla prossima avventura!


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