STEEL STRIDER – SNES is long gone, but whatever…

Da Videogiochi @ZGiochi
di Jacopo "ED64" Retrosi

Quelli di ASTRO PORT devono andare davvero matti per i mecha e gli sparatutto 16-bit (e pure il caps lock a quanto pare NdR): prima ARMED SEVEN, poi GIGANTIC ARMY, e ora STEEL STRIDER (e non dimentichiamoci del chiassoso VULKAISER, ma lui è un caso a parte). Rilasciato qualche giorno fa su Steam, si tratta di un run and gun di stampo arcade a base di robottoni giganti e fragorose esplosioni, evoluzione nonché diretto discendente delle due precedenti produzioni del team indipendente nipponico, sponsorizzato come sempre da Nyu Media. No, essere informati sugli eventi trascorsi non ha alcuna rilevanza ai fini dell’esperienza, così come prestare la benché minima attenzione ai vari briefing tra una missione e l’altra, è solo un pretesto per salire a bordo del proprio mech armato fino ai bulloni e seminare distruzione tra i ranghi dell’esercito nemico, gonfiare il contatore dei punti e fare bene attenzione a lasciarsi impallinare nel processo; ottimo, no?

FROM UC WITH LEAD. AND LASERS. AND MISSILES. AND BEAM SWORDS…

Giusto per restare in tema, STEEL STRIDER sta a GIGANTIC ARMY come lo Zeta Gundam al suo progenitore, l’RX-78-2, un paragone calzante per un contesto bellico che muta con l’evolversi della tecnologia: contrariamente al vetusto Saladin, impacciato nei movimenti e appesantito dal grosso scudo e dalla robusta armatura, il sinuoso Gemini è agile e flessibile, sacrificando protezione aggiuntiva (comunque inutile per gli standard raggiunti dagli arsenali in campo) in favore di una maggiore mobilità e prestazioni elevate, che gli consentono di equipaggiare un gran numero di sistemi offensivi, dai classici fucili d’assalto e lanciagranate, ai più esotici cannoni laser e rail gun, tutte contemporaneamente. Lore a parte, le nuove specifiche del nostro mech in dotazione si riflettono anche sulla formula di gioco, dal sapore più action e dal ritmo più serrato che in passato, richiamando da vicino cult come Contra, sebbene mantenga ancora un certo legame con Turrican. 

Tra corroboranti carneficine di robot e sporadiche (e insidiose) fasi platform, la breve campagna di STEEL STRIDER non conosce un attimo di tregua: 4 stage, suddivisi in 7-8 sezioni ciascuno, per quasi altrettanti boss, poco meno di un’ora di gameplay allo stato puro, frangente in cui raramente si avrà occasione di staccare il dito dal grilletto o dai propulsori; poco da vedere, poco da fare, ma la corsa agli high-score e i quattro livelli di difficoltà ben calibrati assicurano un’eccellente rigiocabilità. Ottimizzato per l’utilizzo di mouse e tastiera, il battle system risulta fluido e reattivo al punto giusto, esaltando la vasta scelta di armamenti e il level design piuttosto lineare, infarcito appositamente di nemici in ogni dove, spesso grandi quanto l’intero schermo. Esplosioni e proiettili avvolgono la visuale del giocatore, ricreando quel feeling da cabinato anni ’90 impossibile da resistere per gli appassionati nostalgici, e i granitici 60 frame al secondo non fanno che rendere il tutto più appagante, peccato solo per il grado di dettaglio infimo presentato dal comparto tecnico. Alle soglie del 2016, lascia alquanto l’amaro in bocca saggiare un titolo che non supporta nemmeno le opzioni grafiche più basilari, fermandosi tra l’altro a una risoluzione massima di 1024×768, che si impiastra in malomodo qualora si scelga di visualizzare a schermo intero anche sui monitor più modesti, detraendo valore da una produzione che tutto sommato svolge dignitosamente il suo lavoro, e a un prezzo più che mai onesto. Ma si sa, pure l’occhio vuole la sua parte ogni tanto, e né le location anonime, né la generica colonna sonora hanno voce in capitolo; se non altro i voluminosi sprite si lasciano guardare…