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Stefano Bizzotto: Storia, tradizione e un archivio fornitissimo i punti di forza Rai

Creato il 06 dicembre 2013 da Nicoladki @NicolaRaiano
Stefano Bizzotto: Storia, tradizione e un archivio fornitissimo i punti di forza RaiUtilizzava internet quando ancora non l'avevano inventato. Già, Stefano Bizzotto è stato un precursore della navigazione e l'allora giovane giornalista specializzato in calcio estero aveva una raccolta di dati, informazioni e numeri più fornita di un moderno archivio digitale. Tutto rigorosamente su carta, frutto di ritagli di giornali italiani e stranieri, anche i più improbabili. Ne è passato del tempo e oggi Bizzotto è la voce Rai della Nazionale che ha raccolto l'eredità dei vari Nando Martellini, Bruno Pizzul e Marco Civoli.
Bizzotto, emozionato per il primo Mondiale da telecronista della Nazionale?Bè, vedremo in Brasile però diciamo che la Confederations Cup è stata un'ottima palestra. Certo, il Mondiale è sempre il Mondiale ma un po' mi sono allenato.
Che tipo di telecronista si definisce?Credo di non andare mai sopra le righe e di non aver inventato nulla nel campo delle telecronache ma cerco di dare il maggior numero di informazioni possibile anche se ovviamente con l'Italia è un po' più difficile perché la gente sa praticamente tutto degli azzurri.
Alla base c'è sempre una grande preparazione.In effetti mi preparo a lungo prima di ogni telecronaca come credo la maggior parte dei miei colleghi. Certo, adesso con internet è tutto più semplice.
Che cosa ha la Rai più di Sky?Sicuramente la storia, la tradizione e un archivio fornitissimo e rispetto a Sky urliamo un po' meno.
E Sky che cosa ha più della Rai?Ovviamente l'esclusiva di tutte le partite e non è un vantaggio da poco. Mi ricordo che nel 2002 avevamo l'esclusiva e allora saltavamo da una città all'altra per fare le telecronache.
Che ne pensa del suo rivale Caressa?E' il telecronista perfetto per una tv come Sky, molto vivace e aggressivo.
E che Mondiale sarà?Sarà un Mondiale che si svolge in una nazione dove il calcio è molto ma molto più di un gioco. Nel 1950 quando il Brasile perse fu una tragedia nazionale. Secondo me sarà il Mondiale di Messi che deve dimostrare a livello di nazionale di essere un campione perché l'Argentina è squadra vera mentre il Portogallo è solo Cristiano Ronaldo o poco più.
E la Germania?Fino al 15 novembre era tra le favoritissime ma poi c'è stato l'infortunio di Khedira e le cose sono cambiate perché il centrocampista del Real Madrid ricopre un ruolo fondamentale nello scacchiere tedesco.
E le africane?E' dal 1990 che si dice che una squadra africana arriverà a disputare una semifinale ma anche per sfortuna l'ipotesi non si è mai realizzata. Probabilmente se Eto'o e Drogba fossero connazionali una squadra africana avrebbe anche già vinto il Mondiale.
E l'Italia?Dovrà arrivare ben preparata fisicamente perché le condizioni climatiche saranno terribili e serviranno 23 atleti.
Ha pronta la frase in caso di successo?No, ci penserò in Brasile.
Intervista di Valentino Beccariper quotidiani Gruppo L'Espresso

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