Magazine Diario personale

Storia delle mie occhiaie.

Creato il 28 novembre 2018 da Larablogger @laratorres83

Lo sono da quando sono nata, mie inseparabili e fedeli compagne di vita.

Come quelle migliori amiche a cui temi di fare domande scomode, perché sai che alla loro verità non puoi sfuggire, anche quella che non vuoi sentirti dire.
Come quando alla ricerca di conforto, tu le racconti: “Non mi ha più scritto, secondo me gli è successo qualcosa, tipo che è stato rapito dagli alieni. Sento di doverlo salvare, lo chiamo?” – e lei risponde, secca: “No, è vivo e vegeto, si trova a Ibiza e quelli vicini a lui nelle stories non credo fossero alieni in bikini!.

Ecco, le occhiaie sono impietose e sincere come quelle amiche lì.

Le mie occhiaie sono cangianti, racchiudono sfumature di colore che neanche l’astuccio coi 36 pastelli di Giotto che agognavi da bambino; un range che va dal vinaccia di un austero primitivo di Manduria fino al terra di Siena bruciata malamente, una gamma cromatica da far impallidire Pantone e tutti i venditori di piastrelle messi insieme.
Con abilità camaleontiche cercano la perfetta mimesi con la mia attitudine giornaliera rivelando sfacciatamente quante ore ho dormito, quanto ho bevuto la sera prima, quanto (e se) ho goduto, quanto disperatamente ho pianto, quanto smodatamente ho riso, a discapito di tutto ciò che notoriamente investo in correttori e trattamenti anti dark-circles.

Sono infallibili cartine tornasole capaci di misurare il ph del mio umore, basico o acido a seconda di un delicato equilibrio tra congiunzioni astrali, previsioni meteo, qualità dei biscotti ingeriti a colazione, quantità di caffeina miscelata con un latte che fatichi a digerire anche se è Zymil (per la cronaca, non è vero che, come nello spot, papà scappa tutte le mattine dalla tavola della colazione accuratamente imbandita perché mamma non compra il latte hd. E’ che la mattina a papà proprio gli sta sul cazzo, la mamma).

A chi mi incrocia al mattino basterebbe interrogare quei cerchi lividi di cui madre natura mi ha dotata di default per sapere se proferirò parola prima o dopo il terzo caffè delle 11.00.

Nelle miei occhiaie cova la storia più autentica di me nella versione non censurata, quella che racconta di miei sorrisi strizzati e pianti soffocati, di lacrime trattenute e infine liberate ad irrigarle. Le rughe che vi sedimentano sono dense di vite trascorse e altre vite incrociate, come solchi di un vecchio vinile sempre pronto a risuonare, mai esausto e mai troppo avaro di ricordi.

Sfiorandole con le dite potresti leggervi storie inconfessabili scritte in un esclusivo codice braille, perché se gli occhi non mentono, le occhiaie sanno essere spietatamente sincere.

Storia delle mie occhiaie.

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