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Storia di cento occhi di Stefano Tevini

Creato il 27 dicembre 2017 da Anncleire @anncleire

Storia di cento occhi di Stefano Tevini

Non saprei più descrivere il silenzio. Non conservo il ricordo dell’assenza di rumore. Basso e costante, il ronzio dei server riempie la quiete quando, terminato l’orario d’ufficio, ognuno torna a casa.

“Storia di cento occhi” è l’inquietantissimo esordio per Safarà di Stefano Tevini. È una storia che si evolve da un presupposto semplice, per finire poi ad esplorare meandri della mente umana che all’inizio non si potevano neanche immaginare. Si sa che non riesco a dire di no ad una distopia.

“I cavi, una nebbia di vasi capillari di rame rivestiti di gomma, convogliano un intero sistema nervoso periferico fatto di ottiche di precisione e microfoni ambientali in un cordone ombelicale innestato qui,

nel mio grembo di acciaio e plexiglass”. Chiuso nel suo grembo metallico, A.R.G.O. vede. Innesto perfetto di software organico e hardware di prima sperimentazione, A.R.G.O. controlla la città attraverso una rete di microfoni e telecamere che convogliano voci, immagini e oceani di dati in un cervello disincarnato. Il progetto è un brevetto Sicurever, multinazionale leader nel mercato della sicurezza. Ma chi è davvero A.R.G.O.? E qual è il suo rapporto con Stefano, un anonimo scrittore che sembra conoscerlo, e temerlo, più di tutti? Crocevia tra distopia e science fiction, Storia di cento occhi esplora le inquietanti possibilità del futuro che incombe oltre la soglia della quotidianità.

Capisci subito quando ti trovi davanti ad una storia insolita che vale la pena di essere letta, capisci immediatamente quando ci si ritrova davanti l’evoluzione di una scrittura quasi asettica che allo stesso tempo favorisce gli inciampi in un mondo spaventoso, pronto a fagocitarti. Il mondo di Tevini è un mondo che ruba l’immaginario collettivo e lo esaspera, amplificando paure e incomprensioni. È qui che si pone A.R.G.O, una cyborg per certi versi, un’intelligenza artificiale per altre, un ibrido complesso che accomuna l’intelligenza umana, con le potenzialità della tecnologia informatica. La macchina incontra il cervello umano, per un controllo capillare della nostra società, raggirata da un male intrinseco che muove i suoi passi sulla paura e l’influenza. Le leggi del mercato sono abbastanza semplici, si crea una domanda e si produce un’offerta. I crimini efferati aumentano o sembrano aumentare? Il terrore di essere i prossimi si diffonde come un’epidemia? Ecco allora che la soluzione è un sistema capace di controllare ogni più piccolo passa di chi gira per la città, sfruttando telecamere della sicurezza, sistemi a circuito chiuso e qualsiasi dispositivo dotato di una telecamera. In fondo è tutto facile, finché la storia non assume tratti inquietanti. D’altra parte per il web si aggira Stefano dotato di una fantasia infinita e capace di produrre racconti su racconti. Isolato e sospettoso, Stefano è il tipo che preferisce mettere a tacere le proprie incertezze in una buone dose di racconti, un mondo che appare tanto più terribile sulla carta che nella realtà. In un secondo ci si avvicina alla follia collettiva della perdita, dell’esasperazione, di omicidi che tracimano il pericolo con cui camminiamo ogni giorno. Ma Stefano è tanto anonimo quanto scaltro, capace di perdersi tra i meandri di una città fagocitante e irreprensibile che sembra destrutturare un passo alla volta l’impassibilità della quiete di chi non vuole perdere le proprie ineluttabili certezze. Gaia, l’unica che attraversa il muro di anonimato di Stefano, costruito tra forum online e chat sventate, sembra metterlo in guardia contro il pericolo di perdersi in un mondo di fantasia, in un mondo tanto esasperato quanto distrutto.

Ma Tevini mette in scena anche un altro aspetto dolente della nostra attualità, quella della televisione che spettacolarizza anche il dramma e l’inferno di chi ha perso. Quei programmi che si fossilizzano nel ricostruire ogni mero dettaglio e che guadagnano nei grandi casi di investigazione poliziesca. Quella “tv del dolore” che in maniera morbosa segue gli sviluppi di indagine e di degrado. Ed è questo che rende il romanzo breve dello scrittore bresciano, questo radicarsi profondamente nel mondo contemporaneo per esasperarlo e tingerlo di oscurità.

Il particolare da non dimenticare? Una felpa di spiderman…

La distopia e la fantascienza si uniscono all’horror per una storia che non lascia scampo al lettore, fino all’ultima riga. Il mondo ci osserva, ed è facile cadere vittima di una verità distorta, che si nutre delle nostre paure più profonde.

Buona lettura guys!


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