Lucky però era ancora vivo, un mese dopo. Chiuso nell’appartamento dimenticato da amici e parenti. Come ha fatto? I soccorritori lo hanno raccolto che era spaventato e in condizioni pietose. Non era più il gatto dal pelo lucido che si appallottolava sulle ginocchia del padrone. Ma era ancora vivo.
Secondo i volontari che lo hanno avuto in cura e il personale che ha assistito al recupero del cadavere, Lucky ha fatto prevalere il suo istinto primordiale, andando in cerca di acqua e cibo. La prima l’ha trovata che scendeva a gocce da un termosifone e da qualche rubinetto. Poche stille al giorno sono bastate per tirare avanti. Il cibo? Ha mangiato l’unica carne a portata di zampe, un tipo di carne che non aveva bisogno di essere liberata dalla scatoletta o dal sacchetto: quella del suo padrone. Lucky si è cibato dei resti dell’uomo morto.
Per 55 lunghi giorni il gatto è rimasto in “terapia intensiva”. Ha subito una lavanda gastrica, il lavaggio interno per debellare i parassiti; è stato sverminato, spulciato, e ha dovuto assumere antibiotici per parecchi giorni. Tutto questo in costante stress psicofisico. Le cure, l’assistenza e i medicinali sono stati tutti a carico del gattile comunale di Alessandria, retto da contributi pubblici ma soprattutto dalla buona volontà di tanti amanti degli animali che prestano aiuti gratis. Nei primi dieci giorni di permanenza al gattile ha rifiutato sistematicamente il cibo “da gatti”, accettando solo carne cruda. Probabilmente l’essersi nutrito nell’ultimo mese in modo così anomalo ha condizionato la sua dieta e i suoi sensi.Grazie alle cure e alla dedizione dei volontari del gattile, sopra tutti Maurizio, è riuscito a superare la sua terribile esperienza.
Dopo un paio di mesi ha trovato una famiglia affettuosa che lo ha adottato. Loro non sanno cosa ha passato in quel mese e negli altri due successivi. Questa storia, la storia di Lucky ha il lieto fine, dunque.
Ma sui “titoli di coda” bisogna aggiungere un’ultima nota: nessuno dei parenti del padrone è mai andato a trovarlo, lo ha reclamato o si è preoccupato per la sua sorte.