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Storie dal terremoto: il racconto di un ricercatore italiano

Da Nippolandia
Sismografo

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Tra le tante testimonianze arrivate dal Giappone dopo il terremoto, c’è anche quella di Matteo Guerrini, ricercatore italiano, che ha raccontato la realtà di Tokyo dopo la tragedia. Una capitale irriconoscibile rispetto ai giorni precedenti, dove “la gente appariva più preoccupata. Tantissimi indossavano le mascherine protettive, anche se sapevano benissimo che non proteggono dalle radiazioni ma solo dagli elementi più pesanti che potrebbero essere trasportati nell’atmosfera“. L’acqua minerale era introvabile, le strade deserte e la città buia. Il ricercatore è un biologo del Cnr e lo scorso anno ha deciso di trasferirsi in Giappone per lavorare presso l’Università di Tokyo. E poi ha raccontato le impressioni dei primi giorni: “Sui treni dei pendolari prima si vedevano persone stanche, dopo il terremoto c’erano tante facce preoccupate. Nei supermercati l’acqua minerale era introvabile, anche se la radioattività nell’acqua potabile era tornata sotto il livello di guardia per i lattanti e non ha mai raggiunto una soglia critica per gli adulti. Si continuava a usare l’acqua imbottigliata per bere e per cucinare, mentre ci si lavava con l’acqua di rubinetto. Uova e verdure a foglia larga continuavano a riempire gli scaffali, ma nessuno le toccava. Il latte invece non era in vendita“. Il ricercatore ha parlato anche dei black-out programmati e del risparmio energetico: “Dopo il terremoto molte centrali nucleari sono state disattivate in modo da poter fare verifiche accurate ai fini della sicurezza. Così tutti si sono adoperati per risparmiare elettricità. Nel mio condominio, come in molti altri, funzionava un ascensore su tre ed era accesa solo una luce su tre. Nella città era tutto molto buio“. (Fonte: Corriere.com)


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