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Storie sudamericane: Eduardo Vargas e il bisogno di sentirsi a casa

Creato il 01 febbraio 2017 da Agentianonimi

Tutti vogliono la loro “Argentina”: un posto dove poter ricominciare da zero. Ma la verità è che l'”Argentina” è quello che è. Ovunque andiamo, noi portiamo noi stessi e le nostre inquietudini con noi. E’ casa il posto verso cui andiamo o da cui fuggiamo? Fuggiamo dove nasconderci dove essere accettati incondizionatamente, posti che per noi sanno di casa. Dove possiamo essere chi siamo“. Recita così un monologo del protagonista di una fortunata serie tv americana. Spesso ci sentiamo inadeguati. E tendiamo a voler scappare. Ma il fatto è che, ovunque noi andiamo, portiamo il nostro male e le nostre inquietudini con noi. Proprio come dice il protagonista di quella serie tv. Crediamo che scappare risolverà le cose. Forse all’inizio sembrerà così, ma più il tempo passerà e più ci sentiremo di nuovo inadeguati. Ed è inutile (ri)scappare un’altra volta. Dobbiamo sforzarci a trovare la nostra dimensione a qualsiasi costo, con qualsiasi mezzo. Perché la –nostra– felicità è la cosa più importante del mondo. Queste sensazioni capitano a tutti. Anche a chi ci sembra felice “solo” (si fa per dire) perché è molto ricco ed è famoso. Anche queste persone hanno un cuore e aspirano a essere felici, al di là dei soldi e della fama. E’ bello fermarsi in un posto e vivere dove tutti ti vogliono bene. E, perché no, anche affermarsi professionalmente. Anzi, questa forse è una delle cose che più gratifica l’essere umano: essere apprezzato per quello che fai e dopo che l’hai fatto, che la gente ti dica grazie. E queste sensazione, i calciatori, la conoscono molto bene. Anche se non tutti.

Ci sono alcuni calciatori che, la loro dimensione, non l’hanno ancora trovata. E forse non la troveranno mai. Saranno costretti a vagare in giro per il mondo alla ricerca della loro “Argentina“. Anche se sono tecnicamente validi e da giovani erano considerati dei veri e propri crack. Crack è il termine che in Sud America indica un futuro fuoriclasse, un futuro giocatore che farà parlare di sé per tutti i gol, gli assist e le giocate sopraffine che farà. Ma ci sono anche parecchi crack che non hanno rispettato le attese. Un esempio? Eduardo Vargas. Più conosciuto come Edu. Non perché sia scarso, assolutamente. Al contrario, Vargas è considerato uno degli attaccanti cileni più forti della sua generazione e con la sua Nazionale l’ha abbondantemente dimostrato. Ha vinto due Coppe America consecutive e in entrambe le edizioni ha vinto anche il titolo di capocannoniere. A livello di club si è affermato seriamente solo con l’U. de Chile, guarda caso allenato proprio da Sampaoli. Lo stesso allenatore che lo ha poi allenato con la Nazionale cilena. Forse l’uomo che più conosce Vargas sia calcisticamente che caratterialmente. Turboman, è sempre stato questo il suo soprannome, lasciò il Cile con la fama di essere l’attaccante più forte del continente dopo Neymar. Venne acquistato dal Napoli, all’epoca allenato da Mazzarri, per una cifra molto onerosa. Circa quattordici milioni di dollari. E a Napoli, se vieni pagato tutti questi soldi e sei così conosciuto a livello globale, devi per forza dimostrare di valere qualcosa. E devi farlo in fretta, altrimenti verrai etichettato come pacco. Vargas non ha saputo resistere alla pressione di Napoli anche per colpa di una scellerata gestione da parte di Mazzarri. L’allenatore toscano lo mandò in campo solo pochi giorni dopo dal suo arrivo in Italia. Un errore imperdonabile. Quasi da allenatore non professionista. Non è facile, per un ragazzo di ventidue anni essere catapultato in un altro mondo dove può capitare di non sentirsi come a casa. E allora Vargas inizia un lungo girovagare di prestiti: Gremio, Valencia, Qpr. Ma non si è mai adattato alla sua nuova realtà. Forse sentiva la mancanza di un mentore come lo è stato Jorge Sampaoli. Fatto sta che oggi, Turboman, è un nuovo giocatore del Tigres UANL, club messicano in cui milita Nahuel Guzman, che lo ha acquistato dall’Hoffenheim per sei milione di euro. Forse in questo nuovo club, Vargas si affermerà definitivamente e si sentirà nuovamente a casa. Anche se, come già detto in precedenza, ovunque noi andiamo andiamo portiamo noi stessi e le nostre inquietudini con noi. Allora può darsi anche che all’inizio Vargas starà bene e poi si perderà. E’ tutto da vedere. Ma sicuramente, non si stancherà mai di cercare la sua “Argentina”, o meglio, il suo “Cile“.

di Nico Bastone (Twitter: Nik_Bast)

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