Strade dei vini Castelli Romani

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I Castelli Romani


I Castelli Romani vengono così chiamati per la presenza di numerose residenze aristocratiche, prima chiamate castelli, in quanto sorte per la maggior parte (e spesso anche distrutte) durante il periodo feudale del basso medioevo. Qui la coltivazione della vite ha origini antichissime, come si può dedurre, grazie alla vicinanza della capitale Roma, già megalopoli al centro del dominio in Europa ma soprattutto patria del popolo che più contribuì alla diffusione della vite e del vino, tanto da renderlo la bevanda alcolica più diffusa nel vecchio continente. La viticoltura qui trae forza dall'orine vulcanica dei territori, dove oggi non vi è più attività mentre invece in passato si era in presenza di un'enorme vulcano, detto vulcano laziale, che eruttò per migliaia di anni i nutrienti per le uve dal centro della terra. Durante i secoli la viticoltura si è espansa progressivamente in particolare nei periodi successivi alle guerre, a partire dalla battaglia di Lepanto per terminare alla prima guerra mondiale, quando l'assegnazione di nuovi lotti di terra veniva garantita ai reduci in modo da ricompensarli per lo sforzo bellico. Si trattava sempre di piccoli lotti in cui si coltivavano più che altro uve autoctone, rimaste tuttora. Chiaramente con la fine della seconda guerra mondiale e la grande espansione della capitale anche le coltivazioni aumentarono di estensione, per rifornire la città di vino, come probabilmente avvenne già in epoca antica. La successiva contrazione della popolazione, che da più di un milione durante i fasti dell'impero si ridusse a meno di ventimila, ebbe conseguenze anche sulla produzione di vino dei castelli. Dunque solo dopo la guerra mondiale si ritornò ad una produzione molto abbondante, anche perché l'aggressione edilizia nella città cancellò anche i numerosi vigneti della Roma dei papi all'interno delle mura.

Chiaramente i castelli non sono solo coltivazione di uva ma anche di ortaggi e frutta, come i broccoli di Albano o le pesche di Castelgandolfo. Poi ci sono le colline che ospitano una natura rigogliosa in quota, per il piacere dei romani che spesso si riversano in qualcuno dei tanti ristoranti sparsi tra i castelli con l'ottima cucina locale o in una delle famosissime “fraschette” di Ariccia o Marino, dove con pochissimi euro si può mangiare e bere solo prodotti locali. Un'altra usanza dei castelli sono le varie osterie che vendono il vino sfuso della zona, e dove è possibile portarsi da mangiare da fuori, magari la famosa porchetta romana.

Le fraschette


La parola popolare "fraschetta" viene utilizzata per indicare la classica osteria presente nei Castelli Romani, di origine antichissima, che si fa risalire già al Medioevo se non a epoche ancora più antiche, quando la zona era molto apprezzata nell'antica Roma per sfuggire dalla calura estiva e i prodotti locali venivano venduti nella capitale. Il termine deriva dal nome di Frascati, uno dei Castelli, prima chiamato Frascata perché in epoca medioevale gli abitanti di Tusculum si rifugiarono in piccole capanne di frasche quando la loro città fu distrutta nel 1191.

Poi le piccole locande della zona nei decenni successivi posero come segno di riconoscimento una frasca di foglie sopra la porta a mo di insegna, in modo da segnalare la presenza di buon vino all'ingresso. Ecco che da qui nacque il termine fraschetta per indicare i punti in cui si vendeva il vino locale sfuso.

Erano locande semplici, con arredamenti spogli e vino a buon prezzo, con file di botti lungo le pareti e qualche tavolo dotato di panca dove riposarsi e bere. Poi molti degli utensili utilizzati per la lavorazione delle vigne e del vino facevano bella mostra sui muri, e nelle cantine venivano conservati i vini.

La grande differenza con le altre osterie, caratteristica che conservano ancora oggi alcune fraschette, era appunto la mancanza di una cucina, e quindi la mancanza di cibo per gli avventori che dovevano portarsi da mangiare e potevano ordinare solo da bere. Solo pane e uova sode venivano servite agli avventori, mentre per il resto questi dovevamo provvedere da soli con il proprio cibo.

Non passò quindi molto tempo che molti banchetti di cibo iniziarono a comparire accanto le fraschette, per offrire il cibo locale tra cui la famosa porchetta, ancora oggi il simbolo della zona.

Strade dei vini Castelli Romani : Le fraschette oggi


Oggi la maggior parte delle fraschette si è adeguata alle esigente dei consumatori, anche se qualcuna ancora serve soltanto vino. Oggi vengono serviti anche i prodotti tipici della cucina locale, sempre a prezzi molto modici, e con il vino locale sfuso o imbottigliato per i più esigenti. Meno caratteristica ma pur sempre tradizionale, oggi la fraschetta serve ancora le caraffe con il vino locale dalla forma classica ed inconfondibile nel bicchiere dal fondo sfaccettato dell'Arcoiris, vecchia azienda di bicchieri che nelle osterie vede i suoi clienti principali. Le caraffe sono ancora di varie dimensioni come una volta, con i loro nomi tipici: Boccale o "Barzilai per la due litri, Mezzo Boccale o Tubbo per il litro; Fojetta per il mezzo litro e Quartino chiaramente per la caraffa da un quarto di litro. Nelle fraschette poi si serve ancora la Romanella, tradizionale rosso leggermente frizzante con una versione dolce da bere con i biscotti secchi.

Poi si servono i sottaceti classici della cucina romana, i salumi e le paste tipiche come la carbonara, la cacio e pepe, l'amatriciana e l'arrabbiata.

Oggi la cittadina di Ariccia è diventata la patria delle fraschette e della porchetta, con tantissimi romani che la domenica si riversano nelle locande locali per un rito ormai usuale.



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