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STRANGER THINGS 2: Già pronti per la prossima partita

Creato il 29 ottobre 2017 da Ifilms
Dettagli
Scritto da Lorenzo Bianchi
Categoria: Serie tv
Pubblicato: 29 Ottobre 2017
Dungeons&Dragons   Dig Dug   Winona Ryder   Stranger Things   Finn Wolfhard   Andrew Stanton   Netflix  

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Al termine della seconda stagione di Stranger Things si ha, come alla fine della precedente, la sensazione di aver assistito ad un’enorme partita, un gioco di ruolo dal vivo in cui le pedine sono i protagonisti e il mostro finale non è più un semplice Demogorgon, ma una sua evoluzione. In realtà, però, a modificarsi e a crescere è tutta l’opera, che, ora possiamo dirlo con certezza, non poggia più il suo enorme successo solamente sui riferimenti e gli omaggi agli anni ’80 – operazione comunque geniale e più che apprezzabile – ma su una trama solida, su un intreccio fatto di sottotrame e di situazioni più approfondite e complesse.

Certo, il tutto è ambientato nel 1984 e quindi i riferimenti non mancano, ma sono solamente delle perle che fanno da ornamento ad un gioiello dark a sé stante, un’opera di fantascienza in piena regola che, tuttavia, non perde di vista le sue radici, ossia i rapporti tra i personaggi, i legami di amicizia/amore/parentela e le relazioni ad essi correlate. I fratelli Duffer sono stati in grado di non adagiarsi e, grazie ad un lavoro di sceneggiatura egregio e ad una regia sempre di altissimo livello – non a caso i capitoli 5 e 6 sono affidati a Andrew Stanton, premio oscar per Alla ricerca di Nemo e Wall•E – hanno regalato agli spettatori affezionati di Hawkins una storia fresca, nuova e ricca. È lodevole come siano stati approfonditi i personaggi (grazie anche all’ottimo lavoro degli interpreti), che crescono con il passare degli episodi, in questa sorta di romanzo di formazione fantascientifico (non per nulla diviso in capitoli) dove ci si può anche prendere il lusso di staccarsi per un intero capitolo dalla storia principale per approfondire e scavare nel passato di Eleven, senza però risultare dispersivo o fuori luogo. Probabilmente è questo il fulcro di Stranger Things 2, ossia la capacità di andare in profondità nell’animo di ogni personaggio, senza mai lasciare nulla al caso, rendendoli reali e quindi dando allo spettatore una sola possibilità: amarli. Se all’inizio si pensava potesse essere tutta una grande partita a Dig Dug – come, di fatto, in un certo senso è – si torna poi inevitabilmente a quel Dungeons&Dragons che fu fulcro della stagione precedente, come a ricordare quale sia l’importanza delle radici, il punto di partenza, lo spirito e l’anima di un’opera che, pur modificandosi, mantiene intatto ciò per cui ci siamo così tanto appassionati. Il finale è ambiguo: è tutto finito oppure ci sarà una stagione successiva (vociferata, molto probabile, ma non ufficiale)? Speriamo nella seconda opzione, consci del fatto che qualsiasi gioco ci verrà proposto dai fratelli Duffer, finché si manterrà su questa qualità, non ci vedrà mai tirarci indietro e sempre pronti per una nuova partita.

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