Strangozzi umbri con salsa al tartufo nero scorzone

Da Bluaragosta @Bluaragosta
 "Per amor di Afrodite, Efesto Dio del fuoco e della terra, prese un pezzo di carbone e gli donò la vita per poi seppellirlo vicino a una grande quercia. Zeus, signore degli Dei e amatore superlativo, con un fulmine fertilizzò la terra che più tardi restituì una preziosa perla: nacque così il tartufo usato soprattutto da Zeus per le sue grandi proprietà afrodisiache". Plutarco

     Da sempre sono affascinata dai miti e leggende greche, e non conoscevo questa leggenda sulla nascita del tartufo, una leggenda molto poetica, anche se come tutti i racconti greci racchiude in sé potenza, passione e forza. Esattamente come il tartufo, che sembra racchiudere in sé le stesse cose.
     E siamo quindi arrivati alla prima portata della mia cena a tema a base di tartufo nero scorzone. Come per la ricetta degli antipasti e della salsa mi sono fatta ispirare dall'Umbria, non potevano quindi mancare gli strangozzi con salsa al tartufo. Sull'etimologia del nome devo confessare che sono diventata davvero matta:  a seconda delle zone si chiamano anche strengozzi, o strongozzi; a Perugia si chiamano umbricelli, e a Terni ciriole, e non so se ho dimenticato qualcosa, ma a parte i nomi, la cosa che sicuramente hanno è la grande bontà. Io da brava toscana li associo ai pici, coi quali hanno molti punti in comune.
     La pasta è una pasta fresca fatta solo di farina e acqua, senza uova. Il condimento è la profumatissima salsa al tartufo, ma mica quella che andiamo a comprare, ma fatta da noi in casa con le nostre dolci manine! Io ho avuto l'opportunità di farla grazie alla collaborazione in atto con Italia Tartufi, ormai l'ho detto così tante volte che ho perso il conto!!!
     Non avevo mai assaggiato questo primo piatto, ma è stato amore al primo morso!
INGREDIENTI:
per 2 persone

per la pasta:
  • 200 g. di farina 00
  • acqua q.b.
per il condimento:
  • salsa al tartufo nero scorzone qui la ricetta
  • scaglie di tartufo nero scorzone grattugiate al momento
  • sale q.b.

abbinamento vino (proposto dal sito FISAR):
  • Castello di Jesi Verdicchio riserva
PROCEDIMENTO:
     Facciamo la pasta. Non ho messo la dose di acqua perché con la farina le dosi non sono sempre precisissime, dipende dall'umidità dell'aria, dal tipo di farina, e da molte altre variabili. Io poi l'ho fatta non a mano ma col mio torchio per pasta fresca Kenwood, (soffrendo di mal di schiena se li avessi fatti totalmente a mano avrei dovuto probabilmente stare a letto una settimana), quindi col torchio le dosi cambiano. Ma il procedimento è sempre quello: farina a fontana, piano piano l'acqua, tanto si fa sempre a tempo ad aggiungerla ma non a toglierla. Se poi si mette troppa acqua poi bisogna rabboccare con altra farina e aumenterebbe molto l'impasto. Far riposare l'impasto almeno un'ora (come tutti gli impasti con la farina devono riposare per avere una resa migliore).
     Chi la vuole fare a mano dopo il riposo dell'impasto deve stendere la sfoglia, fare delle tagliatelline, e poi arrotolarle con i palmi delle mani aperte, in modo da renderli tondi. Io facendola al torchio ho bypassato questa faticaccia, anche se mi sarebbe tanto piaciuto farli alla vecchia maniera ma ahimè ognuno ha i suoi limiti, il mio è la schiena.
     Una volta fatti li ho messo sopra i miei vassoi di cartone ad asciugare, in attesa di cucinarli la sera stessa.


     Il momento di cenare ho messo sul fuoco una pentola d'acqua, al bollore l'ho salata, E ho cotto i miei strangozzi. Una volta cotti li ho scolati e li ho conditi con la salsa di tartufo. Oh my God! Non ci sono parole! La pasta fatta solo di acqua e farina non aggiungeva la pesantezza dell'uovo, e fungeva da veicolo per far incontrar in bocca i sapori e i profumi del tartufo. Io non so se il tartufo sia  o no afrodisiaco, ma so che mangiare questo piatto è stato da orgasmo, e forse Zeus aveva ragione!





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