di Iannozzi Giuseppe
Babbo Morto
Babbo morto
Se n’è andato
senza un saluto
Di cenere coperto
ha aperto il gas
e si è spento
in tutta serietà
Non uno di noi
ha pianto
Non gl’abbiamo
creduto mai,
neanche quando
diceva d’esser
assassino assai fine
Se ripenso
ai tempi andati
non un sentimento
un minimo buono
mi muove
a compatimento
La Befana,
sua vecchia amante
da una vita praticamente,
appresa la notizia
ha montato la scopa
con vecchia baldanza
Poi più niente, manco
un pezzo di carbone
o uno spinello
ai bambini danzanti
sulla tomba di Nietzsche
Angeli e Scimmie
Agl’angeli lassù
gl’han comandato
di non peccare,
di non cacciar
la testa
in un profilattico;
e di non d’andare
colle scimmiette
crocifisse laggiù
Papale papale
gl’han fatto osservare
di non abusare
della bontà
dei neri pastori
colle mani in mano
da un’eternità
Gl’han spiegato
che son servi di Dio
duri con sé stessi
e di più coi chierichetti
che schifati reggon loro
la grassa grossa candela
Ma chissà perché
tanti e tanti gl’angeli riottosi
che si son stretti nelle ali
schiantandosi presto
nell’aldiquà
Befana nera
Vien la Befana
brutta e nera,
punta alla Luna
gialla e serena
Vien di notte
con ossa rotte,
artrite devastante
dal neo sul naso
alla gobba
e ancor più giù
Brutto spettacolo
niente divertente
Mani e piedi
tiene uguali,
unghie lunghe
di sangue,
e in bocca
un sol dente
giallo traballane
In groppa
a una scopa
di bruna saggina,
quando lei passa
il cucciolo d’uomo
dà in pianto
Brutta assai,
bimbo mio
meglio è
che non sai;
forte di malie
l’occhio guercio
non risparmia
nessuno mai
Oh buon Gesù,
sei proprio qui
adesso tu