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Stress: ecco la risposta delle donne e quella degli uomini

Creato il 18 ottobre 2019 da Informasalus @informasalus

cellule

Sotto stress le cellule degli uomini si suicidano mentre quelle delle donne resistono e sopravvivono. L'Istituto Superiore di Sanità riporta un'altra evidenzia scientifica che conferma che essere uomini o donne condiziona l'insorgenza ed il decorso della malattie, così come la risposta alle cure.

Un gruppo di ricercatori del Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’ISS in uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Cell Death and Disease, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Bologna e del CNR di Roma, è riuscito ad identificare alcuni componenti molecolari alla base della diversa risposta delle cellule maschili (XY) e femminili (XX) agli stress, capaci di attivare i processi di morte cellulare (apoptosi) o di indurre meccanismi protettivi (autofagia).

Come ha spiegato Paola Matarrese dell’ISS, coautrice della ricerca, “in generale le cellule maschili (XY) rispondono allo stress andando incontro a morte programmata (apoptosi), una forma di suicidio cellulare regolato; mentre le cellule femminili (XX), in risposta allo stesso stress, attivano meccanismi di sopravvivenza (autofagia) e resistono alla morte cellulare”.

“Alla base di queste differenze – come spiega Anna Ruggieri del Centro ISS per la salute di genere – potrebbe essere coinvolto un microRNA (miR548am-5p) che, proprio per questo, è stato oggetto del nostro studio”.

I microRNA sono corte sequenze di materiale genetico che regolano l’espressione dei geni e sono dunque in grado di cambiare il destino delle cellule, modificandone le funzioni, la specializzazione e la capacità proliferativa. I microRNA hanno un ruolo di rilievo in molte patologie: dai tumori alle malattie infettive e autoimmuni, nelle quali si sono osservate alterazioni dei loro livelli di espressione. Ogni microRNA è inoltre in grado di regolare numerosi geni, generando potenzialmente un effetto a cascata di grandi proporzioni.

“L’alto livello del miR548am-5p nelle cellule femminili sarebbe responsabile – continua Ruggieri – della maggiore resistenza a diversi tipi di stress, attraverso la regolazione di alcuni geni, come Bax e Bcl2, coinvolti nei meccanismi di morte mediata dai mitocondri”.

“La scoperta che non solo geni, ma anche elementi regolatori della loro espressione siano presenti in quantità diverse tra uomo e donnaaggiunge Matarrese – dimostra ancora una volta come la biologia dei due sessi sia fondamentalmente diversa e come tale vada affrontata. Una delle importanti ricadute di questa scoperta è dunque il potenziale utilizzo di questi microRNA come biomarcatori di quelle malattie che colpiscono i due sessi in maniera diversa, oltre che come nuovi bersagli terapeutici sesso-specifici”.

Più in generale riguardo le differenze di incidenza delle malattie tra uomini e donne l'ISS riferisce che:

- l’80% dei pazienti con malattie autoimmuni (per esempio, lupus, artrite reumatoide, tiroidite di Hashimoto) sono donne;

- il Parkinson colpisce più gli uomini e l’Alzheimer maggiormente le donne

- le donne hanno una maggiore incidenza di fratture di femore e sono a maggior rischio di depressione

- gli uomini hanno un rischio maggiore di mortalità per cancro e di essere colpiti da malattie cardiovascolari in più giovane età.

Il genere influenza anche la sintomatologia di molte patologie. Nel caso dell’infarto del miocardio, ad esempio, i sintomi possono essere diversi nei due sessi determinando talvolta un ritardo nella diagnosi, in particolare nelle donne.

Ugualmente, il cancro del colon nella donna si localizza più frequentemente nel colon ascendente, ha meno sintomi all’esordio e si manifesta successivamente con caratteri di urgenza.

Esistendo tante differenze le donne sono spesso penalizzate nelle cure, poiché i trial clinici sono effettuati quasi esclusivamente negli uomini e le conoscenze sulla diversa risposta alle terapie nei due sessi spesso non sono applicate nella pratica clinica. La conseguenza è una minore appropriatezza delle cure nel sesso femminile, almeno per alcune malattie, rispetto a quello maschile.



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