Studio USA: figli di genitori lesbiche più propensi ad essere bisessuali e omosessuali

Creato il 29 dicembre 2011 da Uccronline

Uno studio prospettico sulle coppie dello stesso sesso indica chiaramente che le figlie 17enni di madre lesbiche, concepite mediante inseminazione, sono più propense a segnalare a loro volta un comportamento omosessuale e ad identificarsi come bisessuali, rispetto alle figlie di genitori eterosessuali. La ricerca è apparsa questo mese su “Archives of Sexual Behavior”, rivista peer-reviewed sulla sessuologia. Non si sono rilevate maggiori minacce di molestie, al contrario di tanti altri studi,  tuttavia queste ragazze hanno anche più probabilità, rispetto alle figlie di coppie eterosessuali, di partecipare ad attività sessuali con persone dello stesso sesso (15,1% contro il 5,1%). Per quanto riguarda i figli maschi, il 2,7% si è auto-valutato nello spettro bisessuale e il 5,4% come prevalentemente/esclusivamente omosessuale. Inoltre erano significativamente più anziani al momento del primo contatto eterosessuale rispetto ai loro coetanei. Lo studio ha anche sottolineato come il tasso di scioglimento del rapporto parentale è stato significativamente più alto nelle coppie omosessuali rispetto a quelle eterosessuali.

Questi risultati si aggiungono a un crescente corpo di letteratura che suggerisce con evidenza che i bambini di genitori gay e lesbiche sono più inclini, rispetto ai loro coetanei, ad essere attratti dallo stesso sesso ed avere un comportamento sessuale tra persone dello stesso sesso. Nel 2010 lo ha stabilito uno studio pubblicato sul “Journal of Biosocial Science”, dimostrando che i genitori gay e lesbiche hanno più probabilità di crescere figli e figlie gay, lesbiche, bisessuali o incerti (come orientamento sessuale). La percentuale di questi varia tra il 16% e il 57%. In particolare la statistica anche in questo caso era prevalente in caso di coppie lesbiche. La ricerca ha confermato così i risultati apparsi nel 2007 , sempre sul “Journal of biosociali Science”, dove si evidenziava come l’orientamento omosessuale dei genitori influenzava significativamente quello dei figli. Sempre nel 2007, ad esempio, su “Perspectives on Psychological Science” si mostravano i risultati di studi tra donne omosessuali tra i 16 e i 23 anni, le quali, nel corso di 10 anni, per due terzi avevano cambiato la loro etichetta sessuale (“omosessuale”, “eterosessuale”, “bisessuale”) almeno una volta, e un quarto di esse aveva cambiato la propria identità sessuale più di una volta, mostrando dunque parecchia confusione e incertezza.

Inutile fare un elenco infinito. Segnaliamo infine uno dei più famosi (perché stranamente ha catturato l’attenzione dei media), realizzato nel 2001 da docenti di sociologia presso la University of Southern California, i quali hanno a loro volta dimostrato come i figli di genitori dello stesso sesso presentano differenze significative rispetto a quelli cresciuti da coppie eterosessuali: una percentuale maggiore dice di aver sperimentato l’intimità sessuale con un partner dello stesso sesso e le ragazze allevate da lesbiche hanno anche maggiori probabilità di essere avventurose sessualmente. Ma la questione davvero scottante che hanno rilevato i ricercatori su “American Sociological Review” è che decine di studi sui bambini cresciuti da genitori omosessuali sono stati appositamente male interpretati per ragioni politiche in modo da non attirare le ire degli attivisti omosessuali o incoraggiare la retorica anti-gay. Si è voluto minimizzare appositamente le differenze, come ha confermato David Murray del “Statistical Assessment Service”, il quale asserisce a sua volta che la maggior parte della ricerca sulla genitorialità omosessuale è politicamente contaminata: «Abbiamo permesso la politicizzazione di questo tema per erodere la nostra capacità di vedere con chiarezza e decidere in modo efficace le questioni di politica. E’ tutta una questione di politicizzazione della comunità accademica»