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Stuttgarter Philharmoniker – Dan Ettinger dirige Barber, Ravel e Bernstein

Creato il 04 febbraio 2020 da Gianguido Mussomeli @mozart200657
Stuttgarter Philharmoniker – Dan Ettinger dirige Barber, Ravel e BernsteinFoto ©Mozart2006

Dan Ettinger prosegue in questo mese gli appuntamenti della sua quinta stagione come Chefdirigent degli Stuttgarter Philharmoniker. Il primo dei due concerti previsti in febbraio era dedicato a musiche di autori del Novecento americano e francese. Anche questa serata ha fatto registrare una notevole partecipazione di pubblico alla Liederhalle, confermando l’ interesse che il pubblico di Stuttgart sta dimostrando per il lavoro del direttore israeliano. Sul piano esecutivo, i risultati ottenuti da Ettinger in questi quattro anni e mezzo di lavoro con l’ orchestra sono senza dubbio notevoli. Sotto la sua guida, gli Stuttgarter Philharmoniker suonano con notevole intensità, concentrazione e precisione. L’ intesa tra il complesso e il nuovo Chefdirigent è sicuramente molto notevole e il lavoro di sviluppo sulla qualità del suono che Ettinger sta portando avanti ha dato ottimi risultati, percepibili in termini di definizione timbrica delle sezioni strumentali e coesione d’ insieme. Continuando su questa strada, l’ orchestra dovrebbe senz’ altro arrivare a una definitiva continuità di rendimento esecutivo all’ altezza delle buone potenzialità dimostrate già negli anni passati sotto la guida di Gabriel Feltz, il predecessore di Ettinger come direttore stabile. Solista in questa serata era Makoto Ozone, cinquantanovenne pianista giapponese originario di Kobe che ha al suo attivo una lunga carriera nel campo della musica jazz, con nove album e una serie di collaborazioni con grandi nomi come Gary Burton, Michael Brecker e Chick Corea. Il brano presentato da Makoto Ozone era il Concerto in sol maggiore per piano e orchestra di Ravel. L’ impostazione interpretativa del virtuoso nipponico sembrava logicamente, vista la sua formazione, finalizzata a mettere nella massima evidenza gli spunti ritmici e le influenze stilistiche derivate dal jazz e dalla musica popolare basca di cui Ravel fa ampio uso in questa partitura, a partire dal secco colpo di frusta, seguito da un tappeto statico di arpeggi bitonali del pianoforte, poi da un tema vivace di danza rustica esposto dall’ ottavino, con cui il brano inizia. Notevole, da parte di Okono, la delicatezza di suono e l’ accentuata libertà ritmica nel fraseggio, ottimamente sostenuto dalla cura posta da Dan Ettinger nella realizzazione della parte strumentale, oltre alla brillantezza spettacolare di tecnica sciolta e molto precisa nello sgranare i passaggi di agilità. Come fuori programma il pianista ha suonato un improvvisazione in forma di ragtime, che ha riscosso lunghi applausi dal pubblico della Liederhalle.

Il brano di Maurice Ravel era incastonato, in questo programma, fra due composizioni di autori statunitensi scritte a pochi anni di distanza l’ una dall’ altra. L’ Adagio di Samuel Barber, scritto nel 1938, ha dato agli archi degli Stuttgarter Philharmoniker la possibilità di mettere in mostra una buona compattezza di suono e una notevole ampiezza di cavata che Dan Ettinger ha saputo utilizzare al meglio per un’ interpretazione di tono sobrio e contenuta espressività. Nella seconda parte del concerto abbiamo ascoltato la Prima Sinfonia “Jeremiah” di Leonard Bernstein, scritta nel 1942 ed eseguita per la prima volta dall’ autore stesso il 28 gennaio 1944 a Pittsburgh, poco più di due mesi dopo il fulminante esordio di Bernstein sul podio della New York Philharmonic  in sostituzione dell’ indisposto Bruno Walter, in seguito al quale il giovane musicista balzò di colpo agli onori della cronaca nazionale. Così Bernstein stesso descriveva il suo lavoro in un programma di sala del 1944:

The intention is … not one of literalness, but of emotional quality. Thus the first movement (‘Prophecy’) aims only to parallel in feeling the intensity of the prophet’s pleas with his people; and the Scherzo (‘Profanation’) to give a general sense of the destruction and chaos brought on by the pagan corruption within the priesthood and the people. The third movement (‘Lamentation’), being a setting of poetic text, is naturally a more literary conception. It is the cry of Jeremiah, as he mourns his beloved Jerusalem, ruined, pillaged and dishonored after his desperate efforts to save it (…)

The Symphony does not make use to any great extent of actual Hebrew thematic material. The first theme of the Scherzo is paraphrased from a traditional Hebrew chant, and the opening phrase of the vocal part in the Lamentation is based on a liturgical cadence still sung today in commemoration of the destruction of Jerusalem by Babylon. Other resemblances to Hebrew liturgical music are a matter of emotional quality rather than of the notes themselves.

Di ottimo livello l’ esecuzione, ricca di respiro e intensità drammatica. Dan Ettinger, ben assecondato dalla eccellente prova gli Stuttgarter Philharmoniker che hanno suonato in maniera impeccabile impeccabile per equilibrio e capacità coloristiche, ha reso le caratteristiche della musica di Bernstein con scrupolosa penetrazione stilistica e ricchezza espressiva assolutamente coinvolgente. Per questa esecuzione, il direttore israeliano ha voluto come solista il mezzosoprano israeliano Edna Prochnik, sua collaboratrice abituale nel periodo da lui trascorso come Generalmusikdirektor al Nationaltheater di Mannheim, che con lui aveva eseguito i ruoli di Erda e Fricka nel Ring, oltre a quello di Kundry. Una voce di bel timbro, compatta e omogenea in tutta la gamma, che nel terzo tempo della Sinfonia ha intonato i versi tratti dalle Lamentazioni del profeta Jeremiah mettendo in mostra un fraseggio intenso e partecipe. Una serata senz’ altro molto interessante, salutata da un cordiale successo di pubblico.


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