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Su una approssimativa Antropologia Umana: in principio era il Caos. Anche dopo.

Da Danielabigi81
Ognuno di noi, e per "noi" intendo coloro che - come me - hanno avuto abbastanza culo di essere nati in un punto del globo terrestre in cui vengono soddisfatti i bisogni primari (come spiega in dettaglio il nostro amico A.H.Maslow che, da lustri, presenzia fedele e preciso con la sua brava piramide in ogni libro o trattato di Psicologia) ha una vita costellata di persone che fungono da punto di riferimento affettivo e sociale e da metro di paragone per capire cos'è che vogliamo e cosa invece no.
Le persone che fanno parte della nostra vita, ognuno a suo modo, ci aiutano a capire, ci insegnano, ci mostrano qualcosa. L'osservazione e il confronto sono un modo per capire come vorremmo essere e come invece non vorremmo mai. Un modo per cogliere punti di vista che non avremmo mai considetato, idee che non ci sarebbero mai venute e opinioni che non sarebbero mai state così articolate: allargare la visuale del nostro personale paraocchi in dotazione.
Dove stanno le differenze e dove invece i punti in comune.
Da qui profondi sodalizi, magiche intimità, insostituibili affinità di modi di vivere e di pensare. Di trovarsi insieme, in un qualche modo, nel palcoscenico tragico e comico, della vita. Scelte elettive, reciproche stime, fiducie importantissime, condivisioni spontanee, racconti di sera tardi senza paura di essere giudicati, mai. Risate complici e quel non detto che, vai a capire come fa. Ma ti basta solo uno sguardo di intesa.
E ogni volta, regolare, ti spiazza.
Su una approssimativa Antropologia Umana: in principio era il Caos. Anche dopo.Che poi è anche uno delle cose più affascinanti la sospensione del giudizio. E' difficile. Ed è difficile che capiti di non sentirselo addosso, costante, fluente, il giudizio, macchinato da mille sguardi e mille cervelli famelici che aspettano solo che qualcosa sia in fase di accadimento per poter attivarsi. Mille parole spesso a sproposito basate solo su tre o quattro degli N elementi che sono indispensabili anche solo per una semplice ma approfondita opinione personale.
Fa la sua differenza.
Attraverso quella che è la vita vissuta e lo scambio con le persone di cui sopra, si creano la quotidianità e le Esperienze*.
 * Esperienza:
- Un evento che ricordi nel tempo, sia con gioia che con dolore. Quindi che presumibilmente ti ha fatto provare emozioni.
- Un evento che spacca in due un arco temporale, un fluire di un tempo altrimenti uguale a se stesso.
- Un viaggio.
- Un lavoro nuovo e tutto cio' che comporta.
- Una perdita.
- Una conoscenza.
- Un provare a dire sì, quando hai sempre detto no.
- Un provare a dire no, quando hai sempre detto sì.
- Guardarsi vivere dall'esterno.
- Provare a mettersi nei panni di.
- Seguire il proprio istinto.
- Imparare a fare qualcosa che non hai mai fatto.
- Dare possibilità agli eventi di accadere.
- Considerare che i sensi di colpa non servono, quasi mai.
- Essere ricettivi, il piu' possibile.
- Essere presente a te stesso, sempre.
Su una approssimativa Antropologia Umana: in principio era il Caos. Anche dopo.Uno dei rimpianti più grossi che non vorrei mai avere a somme tirate è quello di non avere esperienze da raccontare.
Solo raccontando e spiegando le radici di una consapevolezza, di una opinione, di un saper fare o un saper essere, è solo così che puoi essere veramente credibile. Che non desti il sospetto di avere indosso una maschera. Solo se racconti quello che ci sta prima, all'inizio inizio, una specie di prologo, quello che nessuno vede mai, ma che è il principio. Di te. E serve per capire, per non perdere il filo.
Che poi le persone si avvicinano, ti raccontano a loro volta. Si fidano se ti mostri, almeno un pochino. Però c'è da stare attenti: se ti mostri, devi capire quando. Il Quando giusto. E soprattutto, se ti mostri, devi anche capire con chi. Le Persone Giuste. Chè con i racconti e le descrizioni bucoliche, gli scenari marittimi e montani, i soavi pensieri, i dolci ricordi, il profumo dei tigli e le scorribande giovanili, anche tutte le ignobili bassezze trovano un varco per uscire una ad una, in fila indiana. E si fanno riconoscere. Per nome. Precise.
Le brutture, le paure, le indecisioni, le fatiche del cuore e delle braccia. La stanchezza, l'essere disarmato, le dichiarazioni di belligeranza, i rancorosi assoli di passate relazioni amorose e non, le idee bislacche e un tanto deliranti, i progetti mai realizzati, le peggiori offese, le cattiverie di bassa lega, le vendette meditate a lungo e le assolute, vigliacche fughe.
Ti devi tutelare assicurandoti che le persone a cui riservi questa matassa di roba semi-catastrofica sia in grado di poterla accettare, comprendere. Analizzare. Supportare e sopportare, anche. In un qualche modo, che non so. Ma non giudicare, no. Nessuno ha il diritto di riscrivere al tuo posto. Perchè è la tua storia, e si parte sempre da lì. 
Dall'inizio. Dalle radici.
Da quello che ti è dato supporre, presagire, preventivare, immaginare, sognare, idealizzare, progettare, provare, credere, ipotizzare.
Ma che non ti è dato sapere, mai.
Mai in modo oggettivo.
Mai una volta per tutte.
Su una approssimativa Antropologia Umana: in principio era il Caos. Anche dopo.

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