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Sudan:arrestate più di cento persone vicine a Bashir

Creato il 11 aprile 2019 da Marianna06

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Più di 100 le personalità vicine al presidente deposto sudanese Omar al Bashir, tra cui il capo del governo Mohammed Taher Aila, sono state arrestate. Lo riferisce l’emittente televisiva “Al Arabiya”, secondo cui tra le personalità di spicco arrestate figurano anche l’ex ministro della Difesa, Abdel Rahim Mohammed Hussein, il capo del Partito del Congresso nazionale (Ncp), Ahmed Harun, e uno dei vice di Bashir, Ali Uthman Mohammed Taha. Stando alla stessa fonte, Bashir si trova al momento agli arresti domiciliari, mentre i mezzi dell’esercito sono stati dispiegati lungo le vie principali di Khartum e davanti al palazzo presidenziale dove a nessuno è permesso entrare o uscire. Nel frattempo è in corso a Khartum una riunione tra i massimi vertici militari e di sicurezza del Sudan per discutere chi guiderà il nuovo Consiglio transitorio delle forze armate incaricato di guidare la successione di Bashir. Lo riferiscono fonti di stampa locali, secondo cui alla riunione prendono parte il vicepresidente e ministro della Difesa Awad Ibn Auf, il capo dell’intelligence Salah Gosh e il capo delle Forze di supporto rapido (Rsf, milizie finora fedeli a Bashir), Mohammed Hamdan Dalgo (Hemidti), i quali stanno discutendo su chi dovrà dirigere l'Alto Consiglio delle forze armate transitorio.
Stando a quanto riferito in precedenza da fonti della presidenza, il presidente Bashir ha rassegnato le dimissioni e alcuni alti funzionari vicini al capo dello Stato sono stati arrestati. Secondo le stesse fonti, l'esercito sudanese ha annunciato la formazione di un consiglio ad interim guidato dal primo vicepresidente e attuale ministro della Difesa, Awad Ibn Auf. Nel frattempo veicoli militari sono stati dispiegati lungo le strade e i ponti principali della capitale sudanese e la popolazione è scesa in strada per esultare. La notizia delle dimissioni di Bashir, al potere dal 1989, giunge dopo che la scorsa notte l'aeroporto della capitale Khartum è stato chiuso e le trasmissioni televisive e radiofoniche interrotte. Il colpo di Stato era nell’aria dopo che nei giorni scorsi l’esercito era intervenuto più volte per sventare l’intervento delle forze di sicurezza, fedeli a Bashir, per disperdere un sit-in dei manifestanti che da giorni erano radunati davanti al quartier generale delle forze armate. Nel tentativo di sedare le proteste, in atto nel paese da dicembre, Bashir aveva imposto il 22 febbraio scorso lo stato d’emergenza nazionale e aveva rassegnato le dimissioni da leader del Partito del congresso nazionale (Ncp) affidando l’incarico ad interim al suo vice, Ahmed Harun, in attesa della convention generale del partito. Il tutto mentre si avvicina la data delle prossime elezioni presidenziali, in programma nel 2020. (Fonte Agenzia Nova)

 a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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