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Sul tampone rinofaringeo

Creato il 19 marzo 2020 da Pim

Sul tampone rinofaringeoA coloro che chiedono a gran voce di estendere l'esame del tampone rinofaringeo per fermare i contagi e individuare il virus prima che si diffonda ulteriormente, si può rispondere così.

Non esiste relazione tra aumento del numero dei casi e numero di tamponi effettuati: non è che facendone di più le infezioni diminuiscano. In altre parole: il tampone non è una misura preventiva. L'italia è tra l'altro il secondo Paese al mondo dopo la Cina, davanti a Israele e Usa, per esami eseguiti, in accordo con le indicazioni dettate dall'OMS che è la massima autorità competente.

I tamponi pongono inoltre un problema di costi e di strutture, richiedono tempo e i laboratori sono saturi.

I tamponi, poi, consentono una eventuale diagnosi per l'istante in cui vengono materialmente eseguiti: poiché il periodo di incubazione dura circa 14 giorni, essi non ci dicono nulla sulla possibile evoluzione clinica. Il fatto di risultare negativi non significa essere immuni.

L'unica prevenzione possibile che si può mettere in atto non è il tampone ma l'isolamento. Ad esso vanno aggiunte le note misure igieniche che non sto a ricordare. Solo così avremo certezza che non ci sarà positività.

La chiave di lettura che tutti noi dobbiamo avere è quella clinica. Se non ne sappiamo abbastanza, ricorriamo alle informazioni fornite da chi possiede le competenze necessarie. È ciò che dovrebbero fare anche i politici seri e responsabili, evitando (come fa ad esempio il governatore del Veneto) le sparate propagandistiche prive di qualunque fondamento scientifico.


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